• Redazione

Santa Caterina Vegri, ascolto e servizio: omelia di mons. Perego

Ferrara, Chiesa Corpus Domini, 9 marzo 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi il ricordo di S. Caterina Vegri, monaca clarissa. La Parola di Dio di oggi ci aiuta a leggere la sua figura di testimone dell’amore cristiano. Il Cantico dei Cantici ci ricorda come l’amore è al centro della storia. San Paolo VI parlò molte volte su come i cristiani sono chiamati a costruire “la civiltà dell’amore”. L’amore di cui parlano il Cantico dei Cantici e anche San Paolo VI non è un semplice sentimento, ma la realtà di Dio, che è amore, del Figlio che ci ha amati fino a dare la sua vita, dello Spirito che genera amore nel cuore dei fedeli. L’amore che trasforma è l’amore di Dio che riempie i cuori degli uomini e delle donne, spingendoli a una vocazione all’amore nei diversi stati di vita. Papa Francesco all’inizio dell’enciclica Fratelli tutti ricorda, tra i consigli di S. Francesco, di volerne “evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». E aggiunge il Papa: Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita” (F.T. 1). E’ questo amore testimoniato da S. Francesco che ha spinto S. Caterina Vegri a una vita di consacrazione, ma anche di fraternità, guardando allo stile, alle parole e ai gesti di Gesù, che è passato in mezzo a noi facendo il bene. L’umanità di Gesù è ciò su cui misurare il nostro amore, i nostri sentimenti, i nostri gesti, le nostre parole. In ogni situazione e stagione della vita, ci ricorda Paolo, - “tribolati”, “sconvolti”, “disperati”, come molte persone nell’attuale situazione pandemica -, il Signore è vicino. Di più: trasforma la nostra vita, il nostro corpo nel Corpo di Cristo, “perché la vita di Gesù – scrive l’apostolo – si manifesti nel nostro corpo”. E questa nostra trasformazione chiede anche il cambiamento del nostro sguardo, del nostro interesse, che deve essere più per le cose invisibili che per le cose visibili: infatti, “le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne”. Marta e Maria – ricordate nella pagina evangelica – sono le immagini di una “chiesa del grembiule” – per usare l’immagine di don Tonino Bello – che si accompagna alla Chiesa dell’ascolto della Parola. Sono i due volti che camminano insieme in una Chiesa in riforma oggi come ai tempi di S. Caterina Vegri.

Care sorelle e cari fratelli, questo sguardo all’oltre è stato lo sguardo di S. Caterina Vegri, che per 30 anni con alcune sorelle ha dato vita a questo monastero in una città che viveva ‘la riforma’ del Vescovo Giovanni Tavelli, oggi beato, per poi passare nel 1456 a Bologna e fondare un nuovo monastero che guiderà per sette anni, fino alla morte, il 9 marzo 1463. Lo sguardo di contemplazione e di speranza di S. Caterina Vegri illumini la nostra vita e la renda capace di coniugare contemplazione e azione. Contemplazione e azione, ascolto della Parola e servizio sono i due volti della esperienza di fede: “Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta – ha scritto Papa Francesco. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso” (Angelus, 21. 7.2013), ha concluso il Papa. Il Signore ci renda buoni samaritani, che sanno accogliere i pellegrini e i poveri - come fece S. Caterina Vegri che riconobbe tra i poveri accolti anche S. Giuseppe, lo sposo di Maria che quest’anno ricordiamo particolarmente -, ma che sanno anche fermarsi e ascoltare la parola del Signore. Così sia.


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