• Redazione

San Maurelio, “servo di tutti”

Basilica di S. Giorgio fuori le Mura, Ferrara, 7 maggio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo come ogni anno la festa di S. Maurelio, Vescovo di questa Chiesa, martire e copatrono della città di Ferrara, sepolto in questa basilica dal XII secolo, ma a cui la nostra città ha dedicato anche una chiesa nel 1612, nota come la chiesa dei cappuccini, ancora chiusa per i danni da terremoto, e la moderna chiesa e parrocchia di Malborghetto intitolata a S. Maurelio e all’Assunzione di Maria, eretta nel 1959 . Con S. Maurelio noi ritorniamo alle origini della nostra Chiesa, tra Voghenza e Ferrara, in un tempo di incontri tra antiche e nuove popolazioni, che provocavano anche la Chiesa a ripensare se stessa, lo stile e il linguaggio per una nuova evangelizzazione, un nuovo cammino di riforma. Tempi simili ai nostri, per una mobilità crescente, le rinnovate provocazioni a una testimonianza di fede, il cammino sinodale che aiuta a ripensare luoghi, stili e percorsi di fede. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina evangelica di Luca ci riporta a una discussione tra i discepoli su chi era il più grande. Sono discussioni che si ripetono anche oggi nelle nostre comunità dove si tende a trovare un posto di potere. Gesù ricorda ai discepoli che il Regno che è venuto a portare non ha classi, luoghi di potere, ma il più grande è colui che diventa piccolo, difronte a Dio e ai fratelli e le sorelle, e colui che ha un ruolo nella Chiesa è chiamato a servire. Questo stile di piccolezza e di servizio prepara alla vita eterna. Romano Guardini scriveva che “L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo”. Ogni esperienza di santità ci ricorda questo stile. Da S. Benedetto a S. Chiara che scriveva nel suo testamento: “Prego colei che avrà l'ufficio delle sorelle – affermava nel suo testamento - che si studi di presiedere alle altre per virtù e santi costumi, più che per l'ufficio, affinché le sue sorelle, provocate dal suo esempio, le obbediscano, non tanto per l'ufficio, ma piuttosto per amore”. “Nel servizio agli altri ognuno guadagna fino in fondo il proprio essere” (L.F. 22), Ha scritto Pa Francesco nell’enciclica Lumen fidei. E nell’esortazione Christus vivit, al termine del sinodo sui giovani, Papa francesco ha richiamato come “il clericalismo è una tentazione permanente dei sacerdoti, che interpretano il ministero ricevuto come un potere da esercitare piuttosto che come un servizio gratuito e generoso da offrire; e ciò conduce a ritenere di appartenere a un gruppo che possiede tutte le risposte e non ha più bisogno di ascoltare e di imparare nulla. Indubbiamente, il clericalismo espone le persone consacrate al rischio di perdere il rispetto per il valore sacro e inalienabile di ogni persona e della sua libertà” C.V. 98). San Maurelio nella sua vita ha fatto della rinuncia del potere, del servizio le strade della sua vita cristiana e della testimonianza della fede. Infatti, a trent’anni, dopo l’esperienza di catecumenato, divenne cristiano e rinunciò al regno in favore del fratello e dedicò la sua vita alla predicazione del Vangelo. Valgono per lui le stesse parole che S. Paolo ha scritto ai Corinzi nelle pagine che abbiamo riascoltato: “Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto deboli con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”. E per servizio S. Maurelio ha accettato anche di essere nominato Vescovo di Voghenza e Ferrara, pagando di persona il trasferimento della Diocesi e la fedeltà al Papa. Secondo una tradizione, infatti, non sarebbe stato ucciso dal fratello che aveva usurpato il trono e ucciso il fratello maggiore, mentre secondo un’altra tradizione sarebbe stato ucciso dai ravennati a causa della sua fedeltà al Papa più che all’Imperatore.

Per questo suo amore alla Chiesa, questa fedeltà al papa S. Maurelio – per usare le immagini dell’Apocalisse – siede al banchetto del Padre in Paradiso. Considerando che Cristo, nella sua vita e nella sua opera, è stato l'amen (cf. Ap 3,14), il (cf. 2 Cor 1,20) perfetto detto al Padre, e che diresignifica semplicemente obbedire, anche la vita e la missione di S. Maurelio sono da considerare come una scelta di obbedienza al Signore. Vivere la missione implica sempre l'essere mandati, e ciò comporta il riferimento sia a colui che invia sia al contenuto della missione da svolgere. Per questo senza riferimento all'obbedienza lo stesso termine missione diventa difficilmente comprensibile e si espone al rischio di essere ridotto a qualcosa che fa riferimento solo a se stessi. Vi è sempre il pericolo di ridurre la missione ad una professione da compiere in vista della propria realizzazione e, dunque, da gestire più o meno in proprio. La missione e la testimonianza cristiana – e S. Maurelio lo insegna a noi oggi – cresce nell’obbedienza alla Chiesa, nel confronto con i fratelli, nel servizio: sono le dinamiche di una Chiesa sinodale che siamo chiamati a vivere in questo tempo.

Cari fratelli e sorelle, preghiamo S. Maurelio oggi per essere aiutati a vivere la nostra fede come servizio, a ubbidire alla Chiesa, a camminare insieme per essere testimoni di unità e di cattolicità, di santità e di apostolicità della Chiesa. Così sia.

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