• Redazione

San Matteo, l’apostolo della misericordia, della verità e della giustizia: omelia di mons. Perego

Ferrara, 22 settembre 2021


S. Messa per la Guardia di Finanza


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Un cordiale saluto alle donne agli uomini della Guardia di Finanza, che oggi celebrano il loro patrono S. Matteo. Un deferente saluto alle autorità civili e militari presenti. Ritorniamo a celebrare insieme S. Matteo, dopo una pausa dovuta alla pandemia del covid che aveva impedito anche alcune celebrazioni istituzionali. Il primo sentimento è, pertanto, quello della gioia di un ritrovato incontro in questa celebrazione eucaristica che si unisce anche alla consapevolezza – più volte riaffermata da Papa Francesco – che dopo la pandemia tutto non ritorna come prima: siamo cresciuti nella consapevolezza della nostra creaturalità, dei nostri limiti, ma anche delle nostre capacità di prossimità e dono. La pandemia ci ha educato a un nuovo stile di vita comunitaria, nella città e nel territorio, e ha fatto emergere alcuni limiti, chiusure, inadempienze – anche nel mondo dell’economia e della finanza - che chiedono di essere verificate e superate per il bene comune. “La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia - ha scritto papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno” (F.T. 168). Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina della lettera agli Efesini e la pagina evangelica ci parlano della vocazione di due apostoli: Paolo e Matteo. Paolo ricorda agli Efesini, da prigioniero, lo stile dell’apostolo: umiltà, dolcezza, magnanimità, l’amore all’unità, la speranza, cercando l’unità e valorizzando i carismi di ciascuno. L’edificazione della Chiesa, Corpo di Cristo – per usare sempre le parole di Paolo – ma anche la vita del mondo passa attraverso questa disponibilità condivisa da preti, consacrati e laici, da tutta la comunità, nel leggere ogni passaggio della vita della Chiesa e del mondo come una ‘grazia’ e come un’occasione per servire il Signore. Questo stile di vita cristiana si scontra con la realtà economica e finanziaria che oggi guarda al mondo con occhi diversi. Lo ricorda bene Papa Francesco in un passaggio importante dell’enciclica Fratelli tutti: “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli». Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono sé stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere, rendendole più vulnerabili e dipendenti” (F.T. 12). In questo nuovo mondo dell’economia globale la Guardia di Finanza è chiamata a operare sul territorio, cercando di salvaguardare produttori e consumatori, ma soprattutto uno stile di vita che non indebolisca o penalizza le persone e i territori più deboli”. Ormai la realtà locale è immersa in una globalità di interessi economici e finanziari che chiedono un nuovo stile di vita e di azione. La pagina evangelica ci fa rileggere la chiamata di Matteo ad essere uno degli apostoli da parte di Gesù. Matteo era un esattore delle imposte e Gesù lo chiama a lasciare il suo banco per lavorare al ‘banco’ del Vangelo. L’invito di Gesù è chiaro: “Seguimi”. E’ una parola che Gesù ripete per ogni vocazione. Anche per la vostra vocazione laicale che trova in una specifica professionalità il luogo per una originale esperienza di fede. E’ una parola che non fa differenza di persone – come invece fanno i farisei -, che il Signore rivolge ancora. E in che cosa Gesù chiede di seguirlo? Nella misericordia soprattutto. La misericordia, che per S. Tommaso è la più grande delle virtù, è ciò che rende differente l’antico dal nuovo sacerdozio, l’esperienza dell’antico popolo e l’esperienza del nuovo popolo di Dio. La misericordia trasforma ogni relazione educando alla giustizia, alla condivisione, alla pace sociale. Misericordia, verità e giustizia camminano sempre insieme, come ricorda ancora Papa Francesco: “La verità è una compagna inseparabile della giustizia e della misericordia. Tutt’e tre unite, sono essenziali per costruire la pace e, d’altra parte, ciascuna di esse impedisce che le altre siano alterate” (F.T. 227).

Cari fratelli e sorelle Finanzieri, il ricordo dell’apostolo Matteo ci aiuti a non disperdere questo tesoro di misericordia, verità e giustizia che la fede e la vocazione cristiana ci hanno regalato, alimentando ogni giorno il cammino della Chiesa e la vita del mondo.


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