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San Luca, l’invito alla missione: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Chiesa di San Luca, Ferrara, 18 ottobre 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, è una gioia per me essere tra voi per celebrare la solennità del vostro patrono S. Luca. Scegliendo come patrono un apostolo e un evangelista avete assunto un modello di vita cristiana impegnativo. Come ho scritto negli Orientamenti pastorali che ci hanno accompagnato in questo anno pastorale che sta per concludersi, Luca è una figura storicamente attestata, grazie alle testimonianze neotestamentarie, dei Padri della Chiesa e dei primi autori cristiani (Tertulliano, Clemente Alessandrino, Origene, Eusebio, Girolamo). Si discute se Luca sia o meno ebreo; più probabile che fosse un ebreo ellenista, nato ad Antiochia da una famiglia ebrea della diaspora, ed esercitava la professione di medico. Luca probabilmente da Antiochia era venuto a Gerusalemme, dove conosce Gesù ed è uno dei “Settanta discepoli” (Lc 10,1-16) testimone della risurrezione: sarebbe il compagno di Cleofa nel racconto di Emmaus (Lc 24,13,35). Con la persecuzione di Erode Agrippa, Luca ritorna ad Antiochia, come collaboratore di Paolo di Tarso, arrivato in città in compagnia di Barnaba per formare alla fede la nuova comunità composta da ebrei e pagani convertiti al cristianesimo. Luca accompagnerà poi Paolo a Filippi. Lo ritroviamo citato in alcune Lettere paoline della prigionia, chiamandolo “collaboratore” (nella lettera a Filemone, vv. 23-24) e indicandolo nella Lettera ai Colossesi 4,14 come “medico carissimo”. Il legame stretto con Paolo è confermato anche dall’ampia parte degli Atti degli Apostoli dedicata ai viaggi paolini. Luca non abbandonerà in carcere Paolo, mentre attende il supplizio. Lo scrive lo stesso Paolo a Timoteo, durante il biennio della prigionia romana, che tutti ormai lo hanno abbandonato, eccetto uno: “solo Luca è con me” (4,11). E questa è l’ultima notizia certa dell’evangelista, che ci rivela la sua presenza a Roma. Infine, Luca dovette incontrare a Gerusalemme tra i testimoni anche Maria di Nazareth, poiché le informazioni nei racconti dell’infanzia di Gesù che egli ci riporta sono troppo specifiche e quasi riservate per poterle considerare acquisite da terze persone. Difficile capire da Roma, durante la persecuzione di Nerone, in cui troveranno il martirio Pietro e Paolo, dove Luca fosse fuggito.

Le testimonianze del Crocifisso di S. Luca di Ferrara, della Madonna di San Luca a Bologna - legate alla tradizione di un Luca pittore e scultore - e la presenza del corpo a Padova, fanno pensare a un viaggio verso il Nord Italia, insieme anche a Barnaba, che è indicato dalla tradizione come il primo vescovo di alcune diocesi del Nord. Luca morì anziano e sarebbe stato sepolto a Tebe (Grecia), capitale della Beozia. La vita di S. Luca è quella di un apostolo, di un missionario, che parte da Gerusalemme e arriva tra noi, a Roma, in Italia. E’ l’evangelista che ci è più vicino e la cui vicinanza è testimoniata dal Crocifisso nella nostra città, in questa parrocchia, che la tradizione gli attribuisce. E il suo Vangelo e gli Atti degli Apostoli ci ricordano, più di ogni altro libro del Nuovo Testamento, che l’origine della Chiesa è nel momento in cui intraprende l’attività missionaria. I commentatori ci dicono che la ragione di un’opera in due volumi di Luca è proprio quella di mostrare che la missione di Gesù, di annunciare, servire e testimoniare il Regno di Dio è anche la missione della Chiesa dopo la Pasqua. Negli Atti degli apostoli Luca ci regala la storia della prima missione della Chiesa, che ha come protagonisti Pietro e Paolo, i maestri di S. Luca: una missione che dopo il Concilio di Gerusalemme si apre a tutti, diventa universale, cattolica. Con il Vangelo e dagli Atti, S. Luca ci regala non solo la sua fede, gli incontri di Gesù a cui ha assistito o che ha ascoltato da Pietro e da Maria, i viaggi di Paolo, ma anche ci regala le tappe della vita e della storia di una Chiesa missionaria. E questo stile di testimonianza, di servizio è quello che S. Luca come nostro patrono, regala ancora a noi oggi. Una Chiesa rinchiusa, lamentosa, incapace di regalare occasioni di incontro, di ascolto della Parola, di condivisione, ma anche di annuncio rischia di essere un luogo insignificante. La vita e gli incontri di Gesù, il suo cammino, il cammino della Chiesa delle origini che S. Luca ci ha raccontato, l’esperienza di ascolto della Parola, di celebrazione dell’Eucaristia, di condivisione fraterna, di benevolenza, di perdono, di inclusività, di giustizia devono essere anche per noi le strutture della nostra vita in parrocchia, del nostro essere Chiesa.

Possiamo dire, cari fratelli e sorelle, che S. Luca scrive il suo Vangelo e gli Atti degli Apostoli dedicandoli non solo a Teofilo (Lc 1,3; At 1,1), ma anche a ciascuno di noi, che può così sentirli indirizzati e dedicati a sé. Un dono, ma anche un impegno a leggere, ascoltare e testimoniare il Vangelo di Luca, il Vangelo della pianura e della misericordia. Così sia.

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