• Redazione

San Giovanni della Croce, la preghiera al Padre costruisce fraternità: omelia di mons. Perego

Chiesa delle Carmelitane, Ferrara, 14 dicembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi la solennità di S. Giovanni della Croce. La pagina del profeta Isaia ricorda il legame stretto, filiale che si crea tra Dio e ogni uomo e donna che confida in Lui, al punto tale che di nulla si dovrà temere: i fiumi non ti sommergeranno, il fuoco non ti brucerà. Ogni uomo e donna che si fida del Signore sarà prezioso ai suoi occhi, amato e stimato da Dio, ovunque, dall’Oriente all’Occidente. San Paolo, nel brano alla lettera ai Romani che abbiamo ascoltato, sottolinea questo legame filiale tra Dio e ogni uomo e donna. L’invocazione “Abba, Padre” ricordata da Paolo ricorda questa paternità di Dio, sottolineata anche dalla preghiera che Gesù rivolge al Padre, come abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica di Giovanni. La preghiera di Gesù non è solo quella di un figlio, ma anche quella di un fratello, che si preoccupa di noi figli e fratelli. Scoprire giorno per giorno questa paternità di Dio è un passaggio fondamentale nel cammino spirituale. Abba, Padre è l’invocazione di Gesù durante la sua sofferenza, la sua agonia, nel Getsemani e sul Golgota. In questo tempo di pandemia la parola Abba, Padre può “trasformare l’angoscia in abbandono, la rivolta in affidamento liberatore” (p. 34) – come scriveva il card. Martini nella lettera pastorale ‘Ritorno al Padre di tutti’(Milano, 1998). Il card. Martini ricordava anche che chiamare Dio Padre non toglie il senso degli altri nomi come Dio e Signore con tutto ciò che essi significano come potenza creatrice, di fondamento primo e fine ultimo di tutto; piuttosto dà a tali attributi la connotazione di benevolenza, premura, perdono, perseveranza nell’amore” (p. 35). Ritorna la parola Abba, Padre come invocazione nelle parole di Paolo ai Romani e ai Galati, per aiutare le comunità cristiane di Roma e della Galazia a scoprirsi come fraternità. Per questo in ogni Eucaristia ripetiamo la preghiera del Padre nostro, perché la Chiesa viene rigenerata da Dio come comunità d’amore e di perdono, e in essa ciascuno di noi si scopre figlio e fratello, famiglia. Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, ci ricorda questa paternità di Dio e fraternità: “Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità. Siamo convinti che «soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi». Perché «la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità” (F. T. 272). Al tempo stesso il Papa riconosce che talora la fraternità è dimenticata anche nel nostro modo di comunicare tra noi, oggi: “Occorre riconoscere che i fanatismi che inducono a distruggere gli altri – scrive papa Francesco - hanno per protagonisti anche persone religiose, non esclusi i cristiani, che «possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui».Così facendo, quale contributo si dà alla fraternità che il Padre comune ci propone?” (F.T. 46).

San Giovanni della Croce ha costruito un legame stretto con il Signore, considerato come un Padre. Al tempo stesso ci ha ricordato che nella preghiera, al centro del cammino spirituale, costruiamo giorno per giorno il nostro legame filiale con Dio e impariamo a riconoscerci fratelli. Lo ricordava anche S. Giovanni Paolo II nella lettera, Tertio Millennio adveniente, che apriva la Chiesa al cammino di questo Millennio: “La grande tradizione mistica della Chiesa, sia in Oriente che in Occidente, può dire molto a tal proposito. Essa mostra come la preghiera possa progredire, quale vero e proprio dialogo d'amore, fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall'Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre. Si fa allora l'esperienza viva della promessa di Cristo: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Si tratta di un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose purificazioni (la «notte oscura»), ma approda, in diverse forme possibili, all'indicibile gioia vissuta dai mistici come «unione sponsale». Come dimenticare qui, tra tante luminose testimonianze, la dottrina di san Giovanni della Croce e di santa Teresa d'Avila?” (NMI, n. 33).

Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, per intercessione di S. Giovanni della Croce, perché purifichi la nostra vita nella costante relazione familiare con Lui, nostro Padre, e perché questa relazione filiale ci aiuti nel nostro cammino spirituale a scoprire la Chiesa come una famiglia e il mondo come il luogo, il “giardino verdeggiante” da amare e rispettare, in cui costruire fraternità. Così sia.

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