• Redazione

San Giorgio, martire operatore di pace

Basilica di San Giorgio fuori le Mura, 23 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi S. Giorgio, nostro patrono e titolare di questa Basilica/Santuario e della nostra Cattedrale, purtroppo ancora chiusa per lavori di sicurezza e di restauro, a dieci anni dal terremoto. Un deferente saluto alle autorità civili e militari, ai Presidenti delle associazioni che hanno desiderato partecipare a questa Eucaristia e unirsi alla nostra celebrazione di S. Giorgio, il Santo martire che accompagna e protegge la vita della città dal VII secolo. Mentre viviamo ancora l’Ottava di Pasqua, ci mettiamo di ascolto della Parola di Dio, la Parola che ha convertito e accompagnato la vita di S. Giorgio, martire di Cristo. La pagina evangelica di Luca, infatti, ci ricorda che S. Giorgio è stato un testimone e discepolo del Signore e ricorda a noi le parole di Gesù: “Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Rinnegare se stessi, amare, ci ricorda la pagina evangelica, significa avere il coraggio di dare la vita per il Signore, come tanti martiri di ieri e di oggi; significa relativizzare le cose, non essere schiavi della mondanità; significa non vergognarsi della propria fede di fronte agli altri, ai tanti che oggi rischiano di considerare la fede non una forza per la vita, uno stile di vita, ma un’esperienza del passato, superata, inutile. La testimonianza cristiana passa da una quotidianità vissuta nella fede, ma anche mettendo al primo posto il comandamento dell’amore e la speranza. Nella sua prima enciclica, Lumen fidei, Papa Francesco, ci ha ricordato che “Nell’unità con la fede e la carità, la speranza ci proietta verso un futuro certo, che si colloca in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, ma che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano” (L.F. 57). La testimonianza cristiana nel quotidiano si nutre di queste virtù, oggi anche della speranza: la speranza pasquale della pace, la speranza di costruire una città dell’uomo, la speranza di vincere il male, nelle sue diverse forme. Di questa speranza si è nutrito S. Giorgio, il soldato che ha scelto la pace alla guerra, il cristiano che ha partecipato alla vita della città, distinguendosi “per intelligenza, coraggio, capacità organizzativa, forza corporale, nobile portamento”, come scrive una antica biografia russa, ma che ha guardato anche alla città futura; il cittadino che ha combattuto il male, rappresentato dal drago che minacciava la città. S. Giorgio, come Paolo è stato ‘vincitore’ “per virtù di colui che ci ha amati”, Gesù Cristo, scrive l’apostolo ai Romani. La fede di Paolo come di S. Giorgio è stata così radicale che nulla “né morte, né vita, né presente né avvenire, né principati, né potenze” li ha potuti separare dall’amore per Cristo. Per Cristo S. Giorgio, come S. Paolo hanno dato la vita per Cristo morto e risorto. S. Giorgio, per usare le parole dell’Apocalisse, ha vinto sul male, “per mezzo del sangue dell’Agnello”. S. Giorgio è venerato nella Chiesa Occidentale e nella Chiesa Orientale, che lo invoca come “il grande martire vittorioso e taumaturgo”, due Chiese che oggi rischiano di essere divise da una guerra assurda e atroce. Non possiamo oggi invocare S. Giorgio pensando a una guerra giusta, lui che ha abbandonato la guerra e ha lasciato le armi. Non possiamo oggi invocare S. Giorgio senza pensare alle atrocità della guerra, alle morti, alle violenze, alle distruzioni. Non possiamo pregare S. Giorgio senza ricordare la città di Mariupol e in essa l’esodo di migliaia di persone, i civili uccisi, le donne stuprate, i bambini deportati: la guerra è il drago che oggi minaccia l’Ucraina e l’Europa. La radicalità di S. Giorgio, il suo martirio, il suo impegno contro ogni forma di male ci chiede oggi, come cristiani, una scelta radicale nella vita personale e nella vita politica: la scelta della pace, della non violenza. Come S. Giorgio siamo chiamati a costruire gesti e opere di pace, a educare i giovani alla pace, a coniugare pace e giustizia. “Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - , mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca. Questo disinganno, che lascia indietro i grandi valori fraterni, conduce «a una sorta di cinismo. Questa è la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione. […] L’isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro” (F.T. 30). S. Giorgio è stato un operatore di pace, un artigiano di pace e la sua testimonianza ha illuminato le Chiese d’Oriente e d’Occidente. “Beati gli operatori di pace”, ci ricorda Gesù nelle beatitudini evangeliche. Cari fratelli e sorelle, nel ricordo di S. Giorgio, nostro patrono, chiediamo al Signore di aiutarci ad essere testimoni e costruttori di pace, invocando S. Giorgio con le parole di un inno liturgico greco: “O S. Giorgio, tu distilli guarigioni per i fedeli di tutta la terra e ti sei mostrato buon coltivatore della Santa Trinità. Intercedi, ti preghiamo, per la pace del mondo e per la salvezza delle nostre anime. Così sia.



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