• Redazione

San Francesco. Eucaristia e Riforma: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 4 ottobre 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, quest’anno la celebrazione di S. Francesco, in comunione con i francescani minori conventuali, presenza preziosa nella nostra Chiesa e città, cade nel biennio eucaristico e alla vigilia di un cammino sinodale delle Chiese in Italia. S. Francesco, per la sua spiritualità e la sua vita, vede nell’Eucaristia la fonte del suo cammino e la fonte della riforma della Chiesa. In una lettera a tutto l’Ordine S. Francesco scrive: “Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!”. L’Eucaristia cambia non solo noi, ma tutto il creato, l’universo: ha una forza cosmica, come ha scritto Papa Benedetto. L’Eucaristia forma la nostra vita e la vita della Chiesa e ci aiuta a camminare, come per i discepoli di Emmaus, ad essere una Chiesa sinodale, che cioè impara a camminare insieme. Uno dei mali più gravi che segnano la vita della Chiesa oggi – Papa Francesco lo ripete spesso – è l’individualismo. Cerchiamo una fede a nostra misura, costruita sui nostri tempi, interessi, umori, spazi rifiutando di camminare insieme. Talora arriviamo a rifiutare il Magistero della Chiesa, perché troppo impegnativo o perché troppo distante dai nostri pensieri. Ci rifugiamo nei rigagnoli delle tradizioni dimenticando il fiume della Tradizione della Chiesa. Parlando alla Curia romana, nel 2019, Papa Francesco ha ricordato: parlare di “riforma non ha mai avuto la presunzione di fare come se prima niente fosse esistito; al contrario, si è puntato a valorizzare quanto di buono è stato fatto... È doveroso valorizzarne la storia per costruire un futuro che abbia basi solide, che abbia radici e perciò possa essere fecondo. Appellarsi alla memoria non vuol dire ancorarsi all’autoconservazione, ma richiamare la vita e la vitalità di un percorso in continuo sviluppo. La memoria non è statica, è dinamica. Implica per sua natura movimento. E la tradizione non è statica, è dinamica: la tradizione è la garanzia del futuro e non la custodia delle ceneri”. L’Eucaristia è anche la fonte della riforma della Chiesa, della sua purificazione. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che la Chiesa è ‘semper purificanda’, ha sempre bisogno di purificazione. Infatti, si legge in Lumen gentium 8: “La Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento”. Anche per la situazione in cui viveva nel suo tempo, S. Francesco ha sentito questo bisogno di purificazione della Chiesa, indicato dal Signore in un sogno. La Chiesa al tempo di S. Francesco viveva tensioni e lacerazioni profonde. La Chiesa istituzionale – Papa, Vescovi, alto clero- era logorata dai suoi perenni conflitti e dalle sue alleanze con l’impero e veniva avvertita dal popolo di Dio, dai fedeli come lontana, impegnata in vicende troppo al di sopra degli interessi della gente. L’esperienza di consacrazione di S. Francesco e dei suoi primi compagni nasce su questa sofferenza, distanza della Chiesa dal popolo e si è messa non in contrapposizione, ma al servizio di questa purificazione, di questa riforma della Chiesa del suo tempo.

L’esperienza di Francesco, riascoltando la Parola di Dio, è simile a quella di tanti protagonisti della storia della salvezza. Come Onia, il sacerdote che ha riparato il tempio, costruito un pozzo, perché nessuno fosse assetato, e ha costruito le mura per difendere la città, ma soprattutto ha aiutato il popolo a cambiare il proprio cuore nel rivolgersi a Dio e nel celebrare. La pagina di San Paolo ai Galati ricorda un fatto che accumuna l’apostolo delle genti e S. Francesco: le stigmate di Gesù. E’ il segno della conformazione a Cristo di molti santi, ma anche il segno della condivisione di Gesù con la nostra umanità. La pagina evangelica è la preghiera di Gesù al Padre in cui ricorda che il Signore è vicino ai piccoli, ai sofferenti come anche a chi è deluso e stanco. E’ una prossimità di Dio che vediamo nelle parole e nei gesti dei Santi, anche in S. Francesco. E’ una prossimità che s’impara nell’Eucarestia, nell’incontro personale con il Signore, e che la Chiesa è chiamata a rinnovare in ogni stagione della storia, anche in questo nostro tempo, come ci ricorda l’inizio di Gaudium et spes: “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della gente, soprattutto dei più poveri e cdi chi soffre, sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della Chiesa” (n.1).

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, facciamo nostre le raccomandazioni che S. Francesco rivolse a tutti i sacerdoti, in una lettera a loro riservata: "Badiamo, quanti siamo chierici, di evitare il grande peccato e l'ignoranza che certi hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, ai santissimi nomi e alle parole di lui scritte, che consacrano il corpo – ha scritto il Santo. Sappiamo che non ci può essere il corpo, se prima non è consacrato dalla parola. Niente, infatti abbiamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali fummo creati e redenti da morte a vita”. Così sia.

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