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San Benedetto, modello per la vita cristiana nel nostro tempo

Ferrara, 11 luglio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, la solennità di san Benedetto quest’anno cade in un tempo non facile per la vita delle persone e delle nostre comunità: per la siccità che ha colpito particolarmente la nostra terra e il Delta, dove lo stile cristiano dell’ “ora et labora” dei monasteri benedettini è stato protagonista di un percorso religioso, culturale, sociale ed economico ricco, anche nel nostro territorio ferrarese, in un tempo non facile per l’arrivo di nuove popolazioni, la conflittualità dei popoli, le carestie e la povertà, le pestilenze. Dalla ricerca culturale, alla preghiera comune, al grande lavoro di bonifica della palude tra Venezia, Ferrara e Ravenna, con la costruzione di canali di scolo, di laghi artificiali per l’irrigazione, l’aratura dei campi, per la piantagione di frutteti e vigneti, con la vendita dei prodotti e la condivisione di parte di essi con i lavoratori e i poveri. E’ questo nostro tempo anche un tempo con “una guerra a pezzi” – per usare un’espressione di Papa Francesco -, alle porte dell’Europa, che entra anche quotidianamente nelle nostre case con immagini drammatiche e ci ricordano le parole di S. Benedetto nel Prologo della Regola: “Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male, e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall’iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila”. “Cercatori di pace” è l’impegno richiesto a ciascuno di noi: nelle nostre case, nelle nostre comunità, nelle città, nel mondo, ricordando anche il monito di S. Benedetto al capitolo quarto della Regola: “nell’eventualità di un contrasto con un fratello, stabilire la pace prima del tramonto del sole”. E, infine, è questo un tempo di povertà materiale e spirituale, di mobilità crescente delle persone che chiede la capacità di condividere – secondo il metodo benedettino della decima e dell’ospitalità– alcune risorse, di tempo e di beni, con i più poveri. “Benché potesse disturbare l’ordine e il silenzio dei monasteri – ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, S. Benedetto esigeva che i poveri e i pellegrini fossero trattati «con tutto il riguardo e la premura possibili». L’ospitalità è un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono che è l’incontro con l’umanità al di là del proprio gruppo. Quelle persone riconoscevano che tutti i valori che potevano coltivare dovevano essere accompagnati da questa capacità di trascendersi in un’apertura agli altri” (F.T. 90. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato illumina questo nostro tempo, insieme alla santità di S. Benedetto. La pagina del libro dei Proverbi ci ricorda di tendere l’orecchio, di metterci in ascolto della Sapienza di Dio, dello Spirito Santo, che “inclina il nostro cuore alla prudenza”, ci dona scienza e intelligenza, cioè la capacità di leggere la situazione alla luce della fede, che sa anche dare il giusto valore alle cose, camminando sempre nella giustizia, alla ricerca del bene comune. Chi si lascia guidare dalla prudenza, dalla giustizia, dall’intelligenza della fede, dalle virtù cardinali e dai doni dello Spirito che abbiamo ricevuto nel sacramento della Confermazione, chi segue il Signore – per usare le parole evangeliche che abbiamo ascoltato, riceverà “cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”. I Santi, S. Benedetto, il cui ricordo oggi celebriamo, sono la conferma della verità di queste parole evangeliche. Il modello dell’ “ora et labora”, la preghiera e il lavoro, unito allo studio, hanno generato, attraverso i monasteri diffusi in tutta Europa e oggi anche nel mondo, cultura, lavoro, benessere, condivisione, rispetto delle persone e del creato. L’intreccio tra teologia ed economia, tra teologia e diritto che ancora oggi costituiscono la trama, spesso non riconosciuta, della nostra cultura, nasce dall’esperienza monastica benedettina. L’ora et labora ha innescato una vera “rivoluzione, perché ha fatto del monastero uno strumento di riforma, di conversione ecclesiale, ma anche di conversione economica e ecologica. Come scrisse il grande medioevalista Henri Pirenne: “i monaci benedettini finirono per diventare “educatori economici” e pionieri di un’impresa radicata sul bene comune, precursori dell’impresa sociale e di un’economia civile moderna”. S. Benedetto, come Paolo, “prigioniero del Signore”, animato dalla speranza, ha educato i monaci a uno stile di vita cristiano costruito attorno all’umiltà, dolcezza, magnanimità, rispetto - per usare le parole dell’apostolo -, ricercando sempre l’unità e la pace.

Care sorelle, cari fratelli, guardiamo all’esempio di S. Benedetto per essere oggi, nella nostra Chiesa in cammino, “cercatori di pace”, ed “educatori economici”, partecipando all’azione creatrice di Dio – come ci ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Laudato si' - con uno sguardo fraterno al mondo e con la capacità di condivisione che chiede la situazione sociale, economica che viviamo. Infatti, ricorda papa Francesco nell’enciclica Laudato si', “San Benedetto da Norcia volle che i suoi monaci vivessero in comunità, unendo la preghiera e lo studio con il lavoro manuale (Ora et labora). Questa introduzione del lavoro manuale intriso di senso spirituale si rivelò rivoluzionaria. Si imparò a cercare la maturazione e la santificazione nell’intreccio tra il raccoglimento e il lavoro. Tale maniera di vivere il lavoro ci rende più capaci di cura e di rispetto verso l’ambiente, impregna di sana sobrietà la nostra relazione con il mondo” (F.T. 125).

Ci accompagni lo Spirito Santo, con i suoi doni, che, come a S. Benedetto, sono stati effusi anche su noi battezzati e cresimati: doni che ci accompagnano nella via della santità. Così sia.