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Salento, Giornata dei migranti: l'omelia di mons. Perego e l'intervista a "Vatican News"

Aggiornato il: 23 dic 2019

Oggi, mercoledì 31 luglio, nel lungomare di Felloniche (Castrignano del Capo) si celebra l’annuale “Giornata diocesana dei migranti”, promossa dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, con una Messa, alle ore 19, in onore della patrona dei migranti, Santa Francesca Saverio Cabrini, e in ricordo delle vittime delle migrazioni. A seguire, una tavola rotonda sul tema. Il sito "Vatican News" ha intervistato il nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, che partecipa all'evento.

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l'intervista integrale (anche in audio).

Questo il testo integrale dell'omelia:

Lungomare di Felloniche (Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca), 31 luglio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, è una gioia celebrare con voi la Giornata dei migranti in riva al mare - e di questo ringrazio per l’invito il confratello Vescovo Mons. Angiuli – per una preghiera di suffragio in ricordo della donna somala che, gettata in mare dagli scafisti, ha trovato davanti a questo lungo mare la morte, come altri 15.000, donne, uomini e bambini nel Mediterraneo in questi ultimi cinque anni, ma anche per ricordare una donna della mia terra lombarda, una maestra, una religiosa, una santa, Santa Francesca Cabrini, che, a cavallo dell’800 e del ‘900, ha guardato al dramma pesante, causato dalle malattie, dalle guerre, ma anche dall'emigrazione italiana, della povertà infantile e femminile, e “fra un’onda e l’altra” – come Ella scriveva (28 aprile 1890) - ha attraversato 28 volte i mari e gli oceani, ha valicato le Ande in compagnia dei nostri emigranti, e ha fatto delle migrazioni un ‘luogo teologico’, un ‘segno dei tempi’ a cui dedicare la sua vita di consacrata, così da essere proclamata nel 1950 da Pio XII come "Patrona degli emigranti". La Parola di Dio di oggi ci porta in compagnia del popolo d’Israele in cammino, migrante. E’ il tempo dell’Esodo, raccontato da questo libro di cui la pagina ascoltata oggi ricorda Mosè scendere dal Sinai con le tavole della legge, i comandamenti. E’ molto bella la duplice sottolineatura: da una parte nell’Esodo, da migrante il popolo non è abbandonato da Dio, ma Dio lo educa a un nuovo stile di vita attraverso la legge; dall’altra, la relazione con Dio cambia il volto, cioè la vita di Mosè. Dio, per usare le immagini evangeliche, è il tesoro, la perla preziosa per la quale si vende, si abbandona tutto. L’incontro con il Signore ha trasformato la vita di S. Francesca Cabrini, che da giovane, malata maestra si trasfigura in una viaggiatrice, una fondatrice, una moderna e straordinaria operatrice di carità a fianco degli emigranti negli Stati Uniti prima e poi in altri Paesi delle Americhe e dell’Europa. Santa Francesca Cabrini, originaria della pianura lodigiana che vedeva tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del ‘900 lo spopolamento per la partenza in America e in Europa di decine di migliaia di lavoratori agricoli alla fame, prenderà la cittadinanza statunitense per condividere la vita con gli emigranti italiani e sceglierà dopo la morte di essere sepolta nella terra degli Stati Uniti, dove sarà proclamata santa, la prima Santa degli Stati Uniti. Le migrazioni sono anche santità, anche se è difficile oggi pensarlo. Si pensa alla povertà dei migranti che aggrava la nostra, alla loro cultura diversa, alle loro debolezze, ma mai si pensa all'esperienza di fede e religiosa, alla santità che le migrazioni comunicano. Oggi ricordiamo anche S. Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti: cosa sarebbero le Americhe, l’Europa, l’Asia senza la presenza, le migrazioni di questi religiosi? Non solo la santità degli apostoli, di uomini e donne, laici e consacrati si è messa in cammino, ha attraversato il Mediterraneo, l’Adriatico ed è arrivata sulle nostre coste, nei nostri porti, per entrare nelle nostre città con un tesoro, una perla preziosa, la gioia del Vangelo che ha trasformato il nostro stile di vita e ha iniziato una storia e una vita nuova delle nostre città e paesi. La santità è venuta dal mare. Quanto è difficile, invece, vedere un tesoro, santità, vita nuova nei migranti di oggi che vengono dal mare! E questa incapacità di leggere la storia con gli occhi della fede in realtà impoverisce, indebolisce, genera morte più che vita, genera muri più che porti, genera diffidenza più che ospitalità, genera tristezza più che gioia, genera morte e non vita, e neppure rigenera il nostro stile di vita. A questo proposito è illuminante quanto scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica "Gaudete et exsultate", dedicata alla chiamata alla santità: “Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi 'seri' della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli. Possiamo riconoscere che è precisamente quello che ci chiede Gesù quando ci dice che accogliamo Lui stesso in ogni forestiero (cfr Mt 25,35)? San Benedetto lo aveva accettato senza riserve e, anche se ciò avrebbe potuto 'complicare' la vita dei monaci, stabilì che tutti gli ospiti che si presentassero al monastero li si accogliesse «come Cristo», esprimendolo perfino con gesti di adorazione, e che i poveri pellegrini li si trattasse «con la massima cura e sollecitudine». Qualcosa di simile prospetta l’Antico Testamento quando dice: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20). «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Lv 19,33-34). Pertanto, non si tratta dell’ invenzione di un Papa o di un delirio passeggero. Anche noi, nel contesto attuale, siamo chiamati a vivere il cammino di illuminazione spirituale che ci presentava il profeta Isaia quando si domandava che cosa è gradito a Dio: «Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora» (58,7-8)” (G.E. 102-103). Sono parole che ci invitano oggi a rinnovare il nostro stile di vita cristiano, non cedendo ai venti ingenui dell’individualismo, della chiusura che non generano futuro, ma già segnano di morte anche l’oggi. Troppi “silenzi” avvolgono oggi le storie dei migranti. Sono silenzi che dicono abbandono, morte: in mare, nel deserto, nelle prigioni, nella patria martoriata. Sono silenzi che dicono complicità nelle migrazioni: per le guerre, la terra rubata ai poveri, lo sfruttamento e la tratta. Sono silenzi che ci fanno guardare l’oltre, ma dimenticano il qui, adesso. Sono silenzi che ricordano il tempo prima della democrazia, anticostituzionali, che non tutelano il diritto di migrare e di poter restare nella propria terra. Sono silenzi che ci abbandonano al calo demografico, all’impossibilità di curare gli anziani soli e malati, a difendere e coltivare la nostra terra, a rafforzare l’apertura al turismo. Sono silenzi che c’impediscono di lavorare per una cittadinanza europea, aperta al confronto, allo scambio, alla solidarietà. Ai silenzi si risponde, come cristiani, con la Parola - “Dov’è tuo fratello?” (Gn 4,9), “Ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35) - e con le parole che abbiamo ascoltato ripetutamente da papa Francesco, parole che non possono essere di odio, di rifiuto, ma parole di interesse, di passione che ci rendono responsabili dei drammi delle persone, oggi dei migranti, assumendo uno stile di vita personale e di Chiesa, di accoglienza, di condivisione, di tutela, di promozione della persona, di integrazione: in una parola, di santità, come è stata capace Santa Francesca Cabrini. E’ la santità che costruisce futuro. Così sia.

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