• Redazione

Sacra Famiglia. La famiglia scuola di fraternità

Ferrara, Piazza Ariostea, 26 dicembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle, il Natale ci fa scoprire anche il valore della famiglia di Nazareth dove il Figlio di Dio nasce e cresce. “L’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, a Nazaret, commuove con la sua novità la storia del mondo” (A.L. 65) – ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Amoris laetitia. Nella famiglia di Nazareth scopriamo la maternità di Maria, la paternità di Giuseppe; scopriamo il cammino insieme di uno sposo e di una sposa, di due cittadini. La famiglia trova nel Natale la sua ispirazione, un suo modello. In un mondo in cui la famiglia è dimenticata, talora spezzata, la famiglia di Nazareth ci ricorda che il Figlio di Dio, come ogni figlio nasce e cresce in una famiglia, dove la comunione, la vita, la fedeltà, la condivisione rendono solida la casa. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La prima lettura ci racconta una nascita, la nascita di Samuele da Anna e da Elkanà, in una famiglia. Colui che sarà un profeta cresce in una famiglia unita, che prega, che frequenta il tempio. Le nascite oggi sono sempre meno – 12.500 in meno in Italia lo scorso anno – e sempre meno in famiglia. Il figlio Samuele è desiderato da Anna, dopo un tempo che non poteva avere figli, e per questo prega il Signore. Il desiderio deve sempre accompagnare un gesto d’amore, quale è la nascita di un figlio. E se il desiderio è accompagnato dalla preghiera – come per Anna – il Signore accoglie sempre il desiderio unito alla preghiera. Forse nelle nostre famiglie talora manca il desiderio, ma soprattutto la preghiera. Non accettiamo che Dio è il Dio della vita, lo lasciamo fuori dalle nostre case, dalle nostre famiglie. Eppure, e il Natale lo ricorda ogni anno, vuole esserci vicino, abitare tra noi. La prima lettera di Giovanni ci ricorda come l’amore, dono di Dio, deve essere abbondante in ogni famiglia. La famiglia è una comunità d’amore. L’amore familiare è uno dei riflessi più belli dell’amore di Dio. Questo amore si traduce nel rispetto dei comandamenti – ci ricorda la lettera di Giovanni – che possono essere riassunti in un solo comandamento: “che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri”. La famiglia da comunità d’amore deve diventare anche spazio di un mondo fraterno. La fraternità s’impara in famiglia. Una famiglia che si apre alla vita, genera figli e fratelli. “L’amore dei genitori è strumento dell’amore di Dio Padre - ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Amoris Laetitia - che attende con tenerezza la nascita di ogni bambino, lo accetta senza condizioni e lo accoglie gratuitamente” A.L. 170). La fraternità s’impara in una famiglia che ama gli anziani. “Non ci rendiamo conto che isolare le persone anziane – ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti – e abbandonarle a carico di altri senza un adeguato e premuroso accompagnamento della famiglia, mutila e impoverisce la famiglia stessa”. (F.T. 19). La fraternità s’impara in una famiglia che non è chiusa ma si apre alle relazioni, vive degli altri: “non posso ridurre la mia vita alla relazione con un piccolo gruppo e nemmeno alla mia famiglia – ha scritto sempre Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - , perché è impossibile capire me stesso senza un tessuto più ampio di relazioni: non solo quello attuale ma anche quello che mi precede e che è andato configurandomi nel corso della mia vita. La mia relazione con una persona che stimo non può ignorare che quella persona non vive solo per la sua relazione con me, né io vivo soltanto rapportandomi con lei. La nostra relazione, se è sana e autentica, ci apre agli altri che ci fanno crescere e ci arricchiscono” (F.T. 89). Ancora. La fraternità si impara in una famiglia che condivide, dove ognuno ha qualcosa da dare. “In una famiglia, - scrive ancora Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - i genitori, i nonni, i bambini sono di casa; nessuno è escluso. Se uno ha una difficoltà, anche grave, anche quando “se l’è cercata”, gli altri vengono in suo aiuto, lo sostengono; il suo dolore è di tutti. […] Nelle famiglie, tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l’individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono. Litigano, ma c’è qualcosa che non si smuove: quel legame familiare. I litigi di famiglia dopo sono riconciliazioni. Le gioie e i dolori di ciascuno sono fatti propri da tutti. Questo sì è essere famiglia!” (F.T. 230). La fraternità s’impara anche nella preghiera, che fa della famiglia – come ricorda la costituzione conciliare Lumen Gentium – una via della santificazione, perché i coniugi “edificano una fraternità di carità” (L.G. 41). L’esperienza della famiglia di Nazareth, che si recano a Gerusalemme per la festa di Pasqua - come abbiamo ascoltato dalla pagina di Luca – è una testimonianza della vita di fede e di preghiera della famiglia di Nazareth. Ed è una testimonianza del valore della preghiera anche lo smarrimento del figlio Gesù al tempio, che i genitori capiscono che doveva occuparsi delle cose del Padre. Cari fratelli e sorelle affidiamo oggi al Signore le nostre famiglie, perché sappiano essere luoghi di vita, di rispetto, di fraternità, di preghiera. IL Natale regali questi doni alle nostre famiglie. Così sia.

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