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S. Nicola, il Santo che unisce Oriente e Occidente: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Albarea, 6 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, ringrazio don Tommaso e don Walter per l’invito a vivere con voi la solennità del patrono S. Nicola, in questo tempo di Avvento, di attesa del Natale. Oggi guardiamo a un turco, quale era S. Nicola, che tra il terzo e il quarto secolo ha vissuto con radicalità la scelta della fede cristiana.

Ricco, non si è chiuso nel possesso delle cose, ma ha saputo condividere le sue ricchezze con i più poveri. Vescovo della sua città, alla carità unì la difesa della verità, soprattutto contro chi negava la divinità di Gesù. Il corpo di S. Nicola riposa in Italia, a Bari, e, grazie alla sua origine, la sua tomba e la città di Bari sono diventate un crocevia tra la spiritualità cristiana orientale e occidentale. La Parola di Dio di oggi ci ricorda, nelle parole del profeta Isaia, che chi ascolta il Signore cambia il suo stile di vita: la sua bocca diventa capace di parole opportune, le gambe capaci di camminare, diventando così servo del Signore. Non solo. Come ricorda l’apostolo Paolo, chi crede nel Signore diventa un uomo di comunione, perché capace di pazienza, mansuetudine, umiltà, nel servizio che ciascuno ha nella Chiesa: come profeta, evangelista, pastore o maestro. San Nicola è stato un servo fedele al Signore, capace di carità e verità, così da essere considerato – per usare le parole di Paolo – “uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo”.

A Lui la vostra comunità si è affidata da almeno sette secoli, dagli inizi del 1300, scegliendolo come suo patrono e costruendo in sua compagnia una lunga storia di fede che è per voi un patrimonio importante da custodire. Il patrono è un santo che ha servito il Signore in maniera originale; un uomo di comunione; un testimone della fede. Scegliere un patrono, invocarlo significa camminare nella stessa fede: in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, nella comunione dei santi e nella vita eterna; significa camminare nella stessa carità, che guarda ai volti nuovi dei poveri, che è attenta ad educare i ragazzi, che sceglie sempre la giustizia e il bene comune; significa avere la stessa speranza, non perdere la fiducia in se stessi e negli altri, non abbandonarsi alla disperazione di fronte ai limiti della vita e alla sofferenza nostra e degli altri, non pensare che la nostra vita non sia aperta all’eternità. La santità anche nostra cresce sulla fede, sulla speranza e sulla carità. Ognuno di noi ha una storia di fede originale: legata alla sua vita, alla sua cultura, al suo lavoro, alla sua famiglia, alle sue relazioni: il Signore ci chiama ad essere cristiani e a camminare nella santità dentro questo quadro personale di vita.

A questo proposito, ricordo le parole di Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata universale alla santità: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità 'della porta accanto', di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, 'la classe media della santità' ” (G.E. 7).

Come quei servi – ricordati nella pagina evangelica di Luca – che sono pronti a incontrare il Signore nel mezzo della notte o all’alba, in ogni momento. A questa prontezza, a questa attesa ci educa anche il tempo di Avvento che abbiamo iniziato, anche in una piccola comunità come Albarea, così da essere aperti alla Parola di Dio e poter gustare la gioia dell’incontro con il Dio che viene, la gioia del Natale. In questo tempo di attesa ci accompagni la testimonianza di santità di San Nicola, che la tradizione ha voluto anche coniugare con la figura che a Natale porta i doni ai bambini: questi bambini che S. Nicola – secondo la tradizione popolare – ha amato e salvato. Affidiamo a S. Nicola i nostri piccoli, i nostri ragazzi, i nostri figli, perché con la nostra testimonianza crescano e ricevano i doni della fede, dello Spirito Santo così da essere uomini di comunione, beati. L’esempio profumato di fede e di carità di S. Nicola, come “l’esempio dei santi è per noi un incoraggiamento a seguire le stesse orme – ci ha ricordato Papa Benedetto XVI -, a sperimentare la gioia di chi si fida di Dio, perché l’unica vera causa di tristezza e di infelicità per l’uomo è vivere lontano da Lui” (omelia, 1 novembre 2006). Così sia.

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