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S. Messa nella memoria di S. Teresa Jornet: omelia di mons. Perego

Barco, Ferrara, 24 agosto 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, carissimi anziani, un saluto cordiale e fraterno a tutti voi, a don Modestus e, in particolare, tra voi, alla comunità delle nostre Piccole Suore degli Anziani abbandonati. Oggi ci ritroviamo insieme per rendere grazie al Signore nella celebrazione dell’Eucaristia e per fare memoria di Santa Teresa Jornet, morta di tubercolosi a Liria, presso Valencia, il 26 agosto del 1897, povera tra i poveri che aveva servito nella sua vita. La Parola di Dio di oggi ci accompagna nella riflessione e nel ricordo della Santa Fondatrice. La pagina del profeta Isaia ci ricorda l’impegno di dividere il pane con l’affamato, di vestire chi è nudo, di accogliere chi è senza tetto, perché solo grazie a questa prossimità il Signore ti accompagnerà, “la tua luce sorgerà come l’aurora”, e “sarai come un giardino irrigato e come le sorgenti le cui acque non inaridiscono”. La vita di Santa Teresa Jornet è stata caratterizzata da questa scelta preferenziale per i poveri, in particolare per gli anziani e gli ammalati soli, che Papa Francesco ripropone con forza oggi anche alla Chiesa, anche alla nostra Chiesa. E’ una scelta scomoda, perché ci fa uscire dal nostro egoismo e individualismo, ma una scelta che illumina la nostra vita, come ha illuminato la vita di Santa Teresa e di tanti altri santi di ieri e di oggi. Lo ricorda anche Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium: “Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i cre­denti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita” (E.G. 2).

La pagina della prima lettera di san Giovanni ci ricorda che l’amore ai fratelli non è fatto di parole, ma di fatti, e questo amore ci fa passare dalla morte alla vita. E’ un amore che noi impariamo da Gesù Cristo, che ha dato la sua vita per amore nostro fino alla morte in Croce. Le parole di Giovanni arrivano a dire con forza che chi non ama, ma odia suo fratello è un omicida: l’egoismo, la chiusura, la mancanza di condivisione genera morte. Sono parole che ci devono far pensare e che la vita di Santa Teresa Jornet ci ricorda, Lei che ha dato tutto per il Signore e per i fratelli più poveri, che possono essere trasformate dall’amore a Dio e al prossimo. Sono parole anche richiamate con forza da Papa Francesco sempre nell’Evangelii Gaudium: “Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni. Però chi dovrebbe privilegiare? Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: non tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, «coloro che non hanno da ricambiarti» (Lc 14,14). Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, «i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo», e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli” (E.G. 48).

La pagina evangelica di Matteo ci ripropone un passaggio del discorso escatologico, un discorso che ci ricorda su che cosa saremo giudicati al termine della nostra vita, su ciò che ci prepara la strada del Paradiso. Il brano ci ricorda che saranno benedetti, entreranno in Paradiso coloro che hanno saputo condividere il pane, che hanno dato da bere all’assetato, hanno accolto lo straniero, hanno visitato l’ammalato o il carcerato, sono stati prossimi ai “fratelli più piccoli”. Non è demagogia, è teologia l’attenzione preferenziale ai più poveri. E’ la scelta che ci rende liberi davvero e ci prepara la strada del Paradiso. E noi crediamo e preghiamo oggi Santa Teresa, perché nella sua vita ha saputo fare la scelta preferenziale dei poveri, con un’attenzione particolare ai malati e agli anziani. E che fosse motivata dal Vangelo la sua scelta e quella delle sue sorelle lo dimostra il fatto che durante la guerra civile spagnola due Piccole Suore, oggi beatificate, sono state uccise per la loro fede nel Signore che le ha portate a non abbandonare i più poveri anche a rischio della propria vita. Se Santa Teresa Jornet e le sue sorelle fino ad oggi sono state vicine in particolare agli anziani abbandonati e malati, la costituzione conciliare Gaudium et spes ci ha ricordato a chi dobbiamo essere prossimi oggi: “Soprattutto oggi urge l’obbligo che diventiamo prossimi di ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa accanto: vecchio abbandonato da tutti, o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o esiliato, o fanciullo nato da un’unione illegittima…o affamato” (G.S. 27). O ancora, dobbiamo essere prossimi a chi è vittima di: “Ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario;…le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche;…le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, le condizioni di lavoro disumano” (G.S.27).

Chiediamo al Signore, per intercessione di Santa Teresa Journet, insieme alle sue consorelle che abbiamo la grazia di avere tra noi, di convertire il nostro cuore, perché si apra alla prossimità, all’amore preferenziale dei più poveri. Il Signore ci renda attenti alle nuove povertà di oggi, perché come cristiani e come Chiesa sappiamo condividere nelle nostre comunità i disagi e le povertà delle persone e delle famiglie più povere oggi.