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S. Messa natalizia azienda Valfrutta: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Conserve Italia, Codigoro, 20 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale saluto ai dirigenti e ai lavoratori della Valfrutta, unito al ringraziamento per l’invito a celebrare con voi questa Eucaristia in preparazione al Natale.

Cari fratelli e sorelle, ogni luogo del lavoro, semplice e quotidiano, nella piccola come nella grande azienda, ci richiama la famiglia di Nazareth, il lavoro di Giuseppe e Maria, condiviso anche dal figlio Gesù. Pertanto, il lavoro, la fatica, la mobilità, la complessità che provocano e segnano la vita odierna delle aziende sono temi che non sono estranei al Natale, che è la festa dell’Incarnazione del Signore, di Dio che entra nella storia assumendo le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della gente. In questi giorni che ci preparano al Natale, la Parola di Dio parla di vita: “La vergine concepirà e partorirà un figlio”. Sono le parole, la promessa che il profeta Isaia pone sulle labbra del Signore. Sono parole di vita, parole di speranza, che vincono la paura, che è uno degli atteggiamenti che accompagnano il peccato, la lontananza da Dio, come ci ricorda anche il racconto del peccato di Adamo ed Eva. La paura chiude, non apre alla novità, non genera speranza. L’Emanuele, Dio con noi, porta una vita di grazia, per chi confida nel Signore: la vita di grazia è una vita piena di doni. La profezia, la promessa del Signore ricordata da Isaia si realizza nel racconto dell’annunciazione a Maria, che l’evangelista Luca oggi ci ripropone. Al centro vi è sempre una nascita, una vita, che però riguarda il Figlio di Dio. E’ la storia dell’Incarnazione, che si ripropone nella semplicità di una casa, di una donna di Nazareth, in Galilea. Il bambino che nasce, il Figlio di Dio, è il Re atteso. E’ bello il dialogo tra l’angelo e Maria, perché traspare dal racconto il senso del timore, della domanda, ma anche della verità, di un annuncio straordinario e ordinario al tempo stesso. Il riferimento, poi, a Elisabetta, a un’altra nascita, oltre che collegare l’antico e il nuovo patto di Dio con gli uomini, rende già Maria con suo figlio partecipe di una storia nuova di salvezza, di vita. E Maria da subito è vicina anche alla nuova vita della cugina, come “serva del Signore”.

Cari fratelli e sorelle, l’Avvento ci chiede una conversione del cuore, per riuscire ad accogliere il dono di un Figlio e di un fratello che Dio ci regala a Natale, per non attendere e allontanarsi dalla grazia: per non avere paura. La speranza e non la paura prepara al Natale. Maria, piena di grazia, che oggi ricordiamo nella sua disponibilità umile e semplice di diventare Madre, è una donna che non ha paura, perché è piena di grazia, si fida del Signore e si affida a Lui. Per sua intercessione, chiediamo al Signore di accompagnarci nella conversione del cuore: una conversione che passa anche dai luoghi di lavoro, per superare l’individualismo, il legame solo alle cose che generano paura e vivere la condivisione che genera speranza. A questo proposito, ringrazio la Valfrutta anche dei numerosi gesti di solidarietà, a favore del Mantello, e di altre realtà volontariato: sono gesti che non solo legano l’attività e la vita dell’azienda al territorio, ma anche che indicano uno stile di condivisione e di responsabilità sociale che non impoverisce, ma arricchisce l’esperienza aziendale. Auguro un Natale pieno di doni per la vostra azienda, per ogni lavoratore e le sue famiglie. Il Signore che viene, nella semplicità di una casa, ci apra sempre di più alla condivisione e alla responsabilità. Auguri. Buon Natale.