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S. Messa con i giornalisti. Informare sulla vita vera: omelia di mons. Perego

Chiesa di Santo Stefano, Ferrara, 8 febbraio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari giornalisti, come ogni anno è una gioia incontrarvi per rileggere insieme il Messaggio a voi rivolto da papa Francesco per la 55° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, nel ricordo di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. E’ anche l’occasione per ringraziarvi, perché in questo tempo di pandemia, i giornali, le edicole sono stati punti fermi per un’informazione continua di un ‘male oscuro’ che ha attraversato il mondo e anche la nostra terra e che ha generato morte ovunque e anche nel territorio ferrarese, dove ormai i morti hanno superato il mezzo migliaio, con una particolare virulenza in questo nuovo anno. La Parola di Dio di oggi ci ripresenta una pagina del libro della Genesi e ci ricorda che Dio è il Creatore. Le cose che Dio crea sono “cosa buona”. La bontà della creazione è stata segnata dal peccato dell’uomo che ha accompagnato le “buone notizie”, con le “cattive notizie”, con la cronaca nera, che largo spazio ha sulle pagine della stampa e nell’informazione. Le buone e le cattive notizie che attraversano la cronaca e la storia di ogni terra, di ogni territorio possono essere raccontate con notizie d’agenzia, oppure - come ricorda nel messaggio di quest’anno Papa Francesco – “incontrando le persone dove e come sono”. E’ lo stile di Gesù richiamato dalla pagina evangelica di Marco, che ricorda come Gesù incontra le persone, in particolare i malati “in villaggi, città e campagne”, “nelle piazze”, e questo incontro è talmente reale e non virtuale che le persone possono toccarlo. Non si può informare, potremmo dire ispirandoci alla pagina evangelica, senza toccare, senza incontrare. Solo a tavolino l’informazione rischia di essere viziata, di rispondere a un padrone, di servire le ideologie e talora, purtroppo, i pregiudizi, le precomprensioni. Senza toccare la realtà l’informazione rischia di non essere neppure efficace, non scuotere le coscienze, non aiutare a migliorare le situazioni e le persone.

Per questo il Papa scrive che “è necessario uscire dalla comoda presunzione del ‘già saputo’ e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto”.

Senza “consumare le suole delle scarpe”, dice il Papa usando un’immagine suggestiva, un giornalista rischia di favorire un’informazione che si appiattisce in “giornali fotocopia” o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, preconfezionati, senza indagine, ricerca, l’inchiesta che sono l’anima di un’informazione originale e approfondita. Troppe notizie sono ‘di palazzo’, rischiando di far diventare i giornali i portavoci di una parte e non la coscienza critica di un territorio, perché non sanno “intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sanno più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società”. Le innovazioni tecnologiche in redazione sono importanti, soprattutto se mettono in rete conoscenze, ma non possono sostituire l’incontro con la realtà e le persone. Si rischierebbe di sacrificare la verità. Un pericolo, ci ricorda il Papa, sono le insidie del web, che tante volte rischia di alimentare la falsità e non la verità, le offese, il pregiudizio e non il dialogo e il confronto.

Il coraggio, il lavoro appassionato di giornalisti, la vostra fatica di incontrare ci ha fatto e ci fa conoscere una realtà che è più ricca dell’apparenza, oltre che aiutare a fare chiarezza sulle situazioni drammatiche in cui vivono persone e famiglie anche della nostra città.

Il Signore accompagni il vostro lavoro, perché verità e realtà camminino insieme, sempre, e aiutino un rinnovamento della vita sociale ed economica, culturale ed anche ecclesiale del nostro territorio, che in questo momento soffre e rischia di infangarsi nelle sabbie delle idee e dei progetti senza le persone e le esperienze che possono farle camminare.

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