• Redazione

S. Messa con i consacrati: S. Barnaba, modello della vita consacrata

Ferrara, S. Benedetto, 11 giugno 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli consacrati, è bello che questo nostro incontro cada nella festa dell’apostolo Barnaba, che ha accompagnato i primi passi della vocazione di Paolo, lo ha introdotto nella prima comunità cristiana. Con Paolo Barnaba è diventato poi compagno di viaggio nell’evangelizzazione di alcune comunità dell’Asia minore fino a partecipare poi al Concilio di Gerusalemme, dove la Chiesa compie un passo decisivo per l’evangelizzazione dei pagani. Comunione, partecipazione e missione caratterizza la vita della prima Chiesa, di cui S. Barnaba è apostolo, ma caratterizza anche il tempo della Chiesa di oggi, tempo di rinnovamento, tempo di cammino sinodale, che chiede anche il coinvolgimento di voi uomini e donne consacrati.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina degli Atti degli Apostoli ci fotografa la città di Antiochia, dove cresceva il numero di coloro che credono in Gesù. Di fronte a questa crescita dei fedeli la comunità di Gerusalemme invia Barnaba, “uomo virtuoso”, “pieno di Spirito Santo”. Barnaba si rallegra di una comunità viva, cerca Paolo e con lui rimane ad Antiochia, dove erano presenti “profeti e maestri”. L’imitazione di Cristo è tale nei fedeli di Antiochia che Luca annota che “ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani”. Ritroviamo in questo testo degli Atti alcuni elementi che caratterizzano la vita di ogni Chiesa, ma anche ogni forma di consacrazione al Signore. Anzitutto la disponibilità al cammino, alla missione. Non c’è consacrazione senza missione, senza la disponibilità ad andare, a raggiungere luoghi diversi, ad affiancare altri compagni di viaggio nell’annuncio. Al n. 6 del decreto conciliare sulla vita religiosa, Perfectae caritatis, si legge: “Coloro che fanno la professione dei consigli evangelici…nutriti allamensa della legge divina e del sacro altare, amino fraternamente le membra di Cristo; con spirito filiale circondino di riverenza e di affetto i pastori; sempre più intensamente vivano e sentano con la Chiesa e si mettano a completo servizio della sua missione. In secondo luogo, la disponibilità alla ricerca di un compagno di viaggio, di una comunità, con cui condividere la missione. La vita consacrata attiva e contemplativa ha al centro la comunità, secondo lo stile delle comunità apostoliche. Il decreto sulla vita religiosa conciliare ci ricorda l’importanza della vita comune: “I religiosi, come membri di Cristo, in fraterna comunanza di vita si prevengano gli uni gli altri nel rispetto scambievole (cfr. Rm 12,10), portando gli uni i pesi degli altri (cfr. Gal 6,2). Infatti con l'amore di Dio diffuso nei cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr. Rm 5,5), la comunità come una famiglia unita nel nome del Signore gode della sua presenza (cfr. Mt 18,20). La carità è poi il compimento della legge (cfr. Rm 13,10) e vincolo di perfezione (cfr. Col 3,14), e per mezzo di essa noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita (cfr. 1Gv 3,14). Anzi l'unità dei fratelli manifesta l'avvento di Cristo (cfr. Gv 13,35; 17,21), e da essa promana grande energia per l'apostolato” (P.C. 15). Molto bella è la sottolineatura conciliare dello stile di vita comunitaria come segno di credibilità dell’adesione a Cristo e della costruzione del Regno di Dio. In terzo luogo nella Chiesa di Antiochia troviamo diversi carismi, profeti e maestri. La vita religiosa di fratelli e sorelle è il segno della “meravigliosa varietà” – come ricorda il Concilio – con cui il Signore arricchisce la sua Chiesa in ogni tempo. Anche in questo tempo, in cui vicino a noi sembra spegnersi la vocazione ad alcune storiche forme di vita consacrata, ma si accendono nuove esperienze che chiedono un attento discernimento. La pagina evangelica di Matteo torna su un tema fondamentale della vita religiosa, quello della missione. Sempre in cammino, “strada facendo”, come stiamo cercando di fare insieme in questo tempo sinodale, siamo chiamati a rinnovare l’annuncio del Vangelo, con anche alcuni segni che le vostre opere religiose indicano: purificando, guarendo, dando gratuitamente, con lo stile della povertà – “non procuratevi né oro né argento” - , regalando la pace di Cristo. Ogni vostra opera più che un servizio è un segno: il segno che il Regno di Dio è vicino, il segno di una fraternità da costruire.

Care sorelle e cari fratelli consacrati, l’esempio di S. Barnaba, diventando anche in Italia il capostipite di molte genealogie episcopali, ci animi nel nostro cammino, nella partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. Il Signore ci accompagni in questo cammino sinodale con l’esempio di S. Barnaba che ha avuto il dono, con S. Paolo, durante il Concilio di Gerusalemme, della ‘parresia’, della chiarezza, ma anche la capacità del rinnovamento perché il Vangelo raggiungesse tutti, nessuno escluso. Così sia.

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