• Redazione

S. Messa con gli operatori dello spettacolo viaggiante: omelia di mons. Perego

Bergantino - RO, 18 novembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


E’ una gioia incontrare voi, cari operatori e operatrici del mondo dello spettacolo viaggiante, soprattutto in questo luogo, Bergantino, dove si respira dappertutto, grazie alle numerose imprese di attrazioni, l’aria della gioia che portate nelle feste, nelle sagre, nei nostri paesi, ancora segnati dalla tristezza e dal lutto di una pandemia che non è ancora finita. Una pandemia che ha limitato pesantemente le relazioni e che, per questo, ha segnato gravemente anche la vita e il lavoro di un mondo, come il vostro, che vede al centro l’incontro, le relazioni. “La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia – ha scritto il Papa nell’enciclica Fratelli tutti - ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno” (F.T. 168). E come abbiamo avuto bisogno di strutture sociali, più che di quelle economiche in questo tempo di pandemia è stato evidente.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. Le pagine del libro dei Maccabei continuano a proporci esempi – come Eleazaro e la madre con i suoi sette figli - e testimonianze di fede nel Dio dell’alleanza. Quest’oggi l’esempio è quello di Mattatia e dei suoi figli che rispondono agli amici del re: “Non sia mai che abbandoniamo le leggi e le tradizioni. Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra”. E’ una testimonianza ferma e chiara, con la conseguenza che Mattatia e i suoi figli dovranno riprendere la strada dell’esilio, la strada del deserto. Anche se non possiamo accettare la reazione di Mattatia – che arriva fino a uccidere i suoi nemici - comprendiamo il coraggio di Mattatia che rinuncia a tutto pur di non rinunciare alla propria fede. E’ una forma di ‘consacrazione’ quella di Mattatia e dei suoi familiari, per indicare che a Dio si sacrifica tutto, anche la propria vita. E’ un invito anche a tutti noi a vivere pienamente la nostra consacrazione battesimale, perché solo così la Chiesa cammina e non si ferma, non esita, non si perde. Una consacrazione che si vive anche sui luoghi del lavoro – come ci insegna S. Giuseppe, il padre di Gesù – da fermi e in cammino, nel mondo della fabbrica, dell’artigianato, del commercio e anche da esercenti dello spettacolo viaggiante. E’ un invito che viene anche da Gesù nella pagina evangelica, che piange sulla città di Gerusalemme, che sta per essere distrutta, perché “non ha riconosciuto il tempo in cui fu visitata” dal Signore. Anche noi operatori dello spettacolo viaggiante, ma anche sacerdoti talora piangiamo per le incomprensioni, le parole ripetute e non ascoltate, i sacramenti celebrati che non hanno una conseguente vita cristiana. Anche le parole, i gesti, gli sguardi, i miracoli di Gesù non hanno segnato il popolo d’Israele, che ha continuato ad attendere l’arrivo del Messia e non si è accorto che il Salvatore era presente, era vicino – come abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica di Luca. Dio continua ad esserci vicino nella storia in tanti modi, ma talora siamo distratti, non lo riconosciamo. Eppure la sua Parola è ancora viva e ci trasforma, l’Eucaristia rende realmente presente il Signore, i poveri – che sono sempre tra noi – sono il volto del Signore. Intensificare l’ascolto della Parola, la partecipazione all’Eucaristia, la carità genera quella prossimità con Dio e i fratelli e le sorelle che è condizione necessaria per vivere il comandamento dell’amore. E in questo tempo, che non è migliore e peggiore di altri tempi, perché Dio continua a visitare il suo popolo e a donare la sua grazia. Care sorelle, cari fratelli, riconosciamo il tempo presente come il tempo in cui Dio continua a visitarci e ci regala la strada della salvezza. Mettiamoci in cammino con i nostri fratelli e sorelle del mondo dello spettacolo viaggiante, con lo stile del Buon samaritano, richiamato da papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. “Il samaritano della strada se ne andò senza aspettare riconoscimenti o ringraziamenti. La dedizione al servizio era la grande soddisfazione davanti al suo Dio e alla sua vita, e per questo un dovere. Tutti abbiamo una responsabilità riguardo a quel ferito che è il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell’atteggiamento solidale e attento, l’atteggiamento di prossimità del buon samaritano” (F.T.79). E’ questa dedizione, questa prossimità, questa responsabilità, da sperimentare nei luoghi e con le persone e le famiglie del mondo dello spettacolo viaggiante, che fa di noi i testimoni del Vangelo in questo tempo che vede la Chiesa in cammino, in sinodo. S. Giorgio, patrono di questa comunità di Bergantino, che ha saputo lottare con il male e vincerlo, ci aiuti nel cammino di ogni giorno, pieno di insidie, di compromessi, di omissioni, ma anche ricco delle gioie e delle speranze che il mondo dello spettacolo viaggiante, con semplicità e libertà, sanno regalare. Così sia.

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