• Redazione

S. Messa a suffragio di don Samuele Gardinale: omelia di mons. Perego

S. Martino, 17 dicembre 2021


S.E.Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e care sorelle, siamo qui raccolti per una preghiera e una celebrazione eucaristica con i familiari e gli amici a suffragio del nostro sacerdote don Samuele, nell’anniversario della sua scomparsa. Pochi giorni ormai ci separano al Natale, in cui rinnoviamo il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Sono giorni di attesa, sono giorni di preghiera, in cui si inserisce anche il ricordo di don Samuele. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina della Genesi riporta le parole di Giacobbe ai suoi figli, in cui il patriarca assicura che il Signore non toglierà la sua predilezione per la discendenza del figlio Giuda, finchè non verrà il Messia. Ed è, infatti, da questa discendenza della tribù di Giuda che l’evangelista Matteo – nella genealogica che abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica – fa discendere “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”. La genealogia mostra, in altre parole come l’Incarnazione del Figlio di Dio s’inserisce dentro la storia di un popolo, una storia di luci e ombre, una storia umana, di uomini e donne. Una storia di morte e di vita. L’umanità di Gesù porta con sé questa storia, dando il giusto valore – cosa fino ad allora non riconosciuta – alle donne nella storia della salvezza. L’evangelista Matteo sottolinea molto questa umanità, forse perché già nei primi decenni della vita della Chiesa c’è il rischio di mettere in secondo piano questa umanità, soprattutto da parte del mondo gnostico, per esaltarne solo la divinità. C’è sempre il rischio di non riconoscere l’umanità di Cristo, forse per non essere interpellati a cambiare il nostro stile di vita. L’umanità di Gesù è invece la garanzia che la salvezza raggiunge tutti e che tutti possiamo assumere lo stile di Gesù, come dimostra anche la breve esperienza sacerdotale di don Samuele. L’umanità di Gesù, guardando anche alla morte dei nostri cari, oggi di don Samuele, ci fa comprendere come ogni morte è aperta alla vita, che chi crede nel Signore non muore, ma vive, vive per sempre. E don Samuele vive nella gloria di Dio, ma vive anche nel nostro ricordo: per i suoi gesti semplici, le sue parole cariche di umanità, la sua sofferenza donata per la nostra Chiesa. Il Natale ci presenta in tanti modi l’ umanità del Figlio di Dio, del Dio con noi, nella quale riconosciamo anche i doni, l’umanità di tante persone, di tanti sacerdoti, come don Samuele, che hanno regalato doni preziosi di umanità e di prossimità, di cure delle relazioni. La salvezza viene dal cuore del mondo e della storia raggiunti dal cuore di Dio. E il cuore di don Samuele, aperto e arricchito dalla fede e dal dono del sacerdozio, ha fatto propria la salvezza e l’ha annunciata con gioia anche nella sofferenza. L’Incarnazione è una nuova creazione, dove al peccato si sostituisce la grazia, di cui Maria è Serva. Il fondamento dell’umiltà e del cammino di povertà e di spogliazione di sé è l’incarnazione di Cristo, la ‘kenosi’ di Cisto ricordata da Paolo nell’inno cristologico della lettera ai Filippesi. Di questa umiltà e di questa povertà si è nutrito il cuore sacerdotale di don Samuele che ha saputo unire le sue sofferenze alle sofferenze di Cristo, la sua umanità all’umanità del Figlio di Dio. Cari fratelli e care sorelle, il ricordo di don Samuele regali a ciascuno di noi in cammino verso il Natale che viene l’opportunità di rinnovare la nostra fede nell’Incarnazione, ma anche per un cammino personale ed ecclesiale di riforma, di spogliazione di sé, di cui il cammino sinodale nella nostra Chiesa vuole essere segno e strumento. Così sia.


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