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S. Matteo e la ricerca della giustizia: omelia di mons. Perego

S. Messa per il Corpo della Finanza

Chiesa del Gesù, Ferrara, 25 settembre 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


È una gioia celebrare con voi, operatori e operatrici del Corpo della Guardia di Finanza, la festa di S. Matteo, l’apostolo vostro speciale patrono dal 1934. Saluto con deferenza le autorità civili e militari.

Il Vangelo di Matteo ci sta accompagnando in questo anno liturgico. Si pensa che Matteo, convertito dall’ebraismo, avesse come destinatari ebrei convertiti al cristianesimo, legati alle loro radici, ma spesso in tensione con gli ambienti di provenienza. Si spiega così, nel Vangelo di Matteo, la ricchezza di citazioni, di allusioni e rimandi all’Antico Testamento, con una particolare attenzione ai libri della Legge, al Pentateuco. Anche oggi l’evangelista Matteo ci regala il racconto di una chiamata che la tradizione considera autobiografica. Matteo è un uomo – diremmo oggi – della Agenzia delle entrate o della Guardia di Finanza che Gesù invita a seguirlo. Subito dopo abbiamo il racconto di un pranzo di Gesù con pubblicani e peccatori che scandalizza i farisei a cui Gesù risponde con due frasi molto significative. La prima è: sono i malati e non i sani che hanno bisogno del medico. La missione cristiana ha una preferenza, i lontani, i peccatori. Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium Papa Francesco ricorda che “Giovanni Paolo II ci ha invitato a riconoscere che bisogna, tuttavia, non perdere la tensione per l’annunzio a coloro che stanno lontani da Cristo, perché questo è il compito primo della Chiesa” (E.G. 15). Una missione e un annuncio, ci ricorda l’apostolo Paolo nel brano agli Efesini che abbiamo ascoltato, che chiede uno stile di vita “degno della chiamata che abbiamo ricevuto” e che ha i caratteri della “umiltà, mansuetudine, dolcezza e magnanimità” e che ha a cuore l’impegno di conservare l’unità e la pace. Uno stile di vita che si esprime – come ricorda Paolo – in diverse vocazioni a cui il Signore ci chiama: alcuni apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri; laici, presbiteri e consacrati: tutti al servizio dell’edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Anche la vostra, cari operatori e operatrici del mondo della Finanza, è una missione, un compito importante che ha al centro non solo la giustizia, ma anche il bene comune. Non c’è giustizia né bene comune senza la redistribuzione dei beni, che passa attraverso la tassazione, con un’attenzione a chi maggiormente è in difficoltà. Non c’è giustizia tra diseguali. Non c’è giustizia dove cresce corruzione, che distrae le risorse di tutti per gli interessi di qualcuno. Una società senza giustizia è una società che rischia di premiare i ricchi, i forti, i prepotenti e di non costruire il bene comune.

Il discorso della montagna è al centro del Vangelo di Matteo e ha come tema la giustizia., considerata la qualità tipica del cristiano. Matteo parla sette volte di giustizia. Soprattutto nelle beatitudini - che è la carta d’identità del cristiano - Gesù parla di giustizia nella quarta (beati gli affamati della giustizia) e nell’ottava (beati i perseguitati per la giustizia) delle Beatitudini. Affamati di giustizia: Il cristiano non può non desiderare la giustizia, come e con voi, cari operatori e operatrici della Finanza. Perseguitati per la giustizia: il cristiano non può non essere consapevole che la giustizia ha un costo, anche della vita, come è avvenuto per Gesù sulla croce e come anche hanno testimoniato anche alcuni uomini e donne della Guardia di Finanza che sono stati feriti o sono morti nell’impegno di ricercare la giustizia o per salvare vite umane – come recentemente nel Mediterraneo.

La seconda frase di Gesù nel Vangelo di oggi è: misericordia io voglio e non sacrifici. Il cammino cristiano, che è fondato sulla libertà dell’uomo, chiede anche misericordia. Nel 2016 Papa Francesco, con il giubileo della misericordia ci ha aiutato a ripensare l’esperienza della misericordia, che impariamo da Dio, riceviamo dal Signore nel sacramento della Riconciliazione, ma che siamo anche chiamati a tradurre nella pace e nel perdono, due esperienze mai facili come possiamo vedere nella vita personale, sociale ed ecclesiale.

Cari fratelli e care sorelle della Guardia di Finanza, guardando all’esempio e alle parole dell’evangelista Matteo, chiediamo al Signore di sentire il compito di tutelare la giustizia retributiva e distributiva come una missione per il bene comune, con fermezza, ma anche con il rispetto della dignità di ogni persona. Così sia.

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