• Redazione

S. Maria del Monte Carmelo, prega per noi: omelia di mons. Perego

Monastero delle Carmelitane, Ferrara,16 luglio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli oggi siamo in festa, unitamente alle sorelle di questo monastero, per la celebrazione della solennità della beata vergine del Monte Carmelo. E’ certamente una delle feste mariane che maggiormente sono vissute dal popolo di Dio, che ha sempre trovato nella Madre di Dio e Madre nostra conforto, rifugio e consolazione. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del primo libro dei Re ci presenta la figura del profeta Elia che, dopo aver ridicolizzato i 450 profeti di Baal e provato al re Acaab la grandezza del Dio d’Israele, giunge in cima al monte Carmelo e si inginocchia per chiedere al Signore un altro dono: quello di far cessare la tremenda siccità. E il Signore esaudisce ancora la preghiera di Elia. Ogni profeta è un uomo di preghiera e anche educa alla preghiera. E la preghiera di Elia non è per sé, ma per il popolo, perché viva e superi la situazione difficile della siccità. Per questa sua attenzione al popolo, Elia è tra i profeti il più presente nella tradizione ebraica ed è considerato un ‘servo anche dalla tradizione mussulmana. Anche per noi cristiani Elia è un padre e un maestro di preghiera e il convento dei padri carmelitani sul monte Carmelo, che racchiude la grotta di Elia, è meta di pellegrini ebrei, musulmani e cristiani. La preghiera, per usare le parole di Papa Francesco, crea un ‘noi’ sempre più grande, aiuta a superare l’egoismo, l’individualismo, è strumento di dialogo sociale e religioso. La preghiera ha sempre una dimensione sociale, ecclesiale, cerca la giustizia e la pace. Belle, a questo proposito sono le parole che leggiamo nella lettera Patris corde, pubblicata a 150 anni dalla proclamazione di S. Giuseppe, patrono della Chiesa universale: “Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti”. La preghiera unisce, semina il bene, crea fraternità. La preghiera ci aiuta a sentirci “figli adottivi” – come ci ricorda la pagina di san Paolo ai Galati. Una figliolanza reale, che ci fa gridare ‘Abbà Padre’. Una figliolanza che è diventata reale e comune, grazie al bacio dello Spirito, nel sacramento del Battesimo e che si perfeziona e rafforza in ogni sacramento e nella consacrazione, ogni volta che, in qualche modo, ‘tocchiamo’ la presenza del Signore nella nostra vita. La pagina evangelica ci riporta al Calvario dove sotto il Crocifisso ritroviamo il discepolo di Giovanni e la Madre di Gesù, accompagnata da Maria di Cleofa e Maria di Magdala. E prima di morire Gesù ancora una volta ci fa il dono di sua madre, ma anche rinnova in Giovanni il nostro essere figli. Il monte Carmelo e il monte del Golgota sono i luoghi della rivelazione di Dio e in particolare il Golgota anche il luogo in cui nasce la Chiesa come fraternità. Una fraternità che siamo chiamati a costruire come uno dei volti della Chiesa. “La Chiesa ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione - ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - ma che si adopera per la promozione dell’uomo e della fraternità universale. Non aspira a competere per poteri terreni, bensì ad offrirsi come «una famiglia tra le famiglie – questo è la Chiesa –, aperta a testimoniare […] al mondo odierno la fede, la speranza e l’amore verso il Signore e verso coloro che Egli ama con predilezione. Una casa con le porte aperte. La Chiesa è una casa con le porte aperte, perché è madre. E come Maria, la Madre di Gesù, vogliamo essere una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità […] per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione” (F.T. 276).

Care sorelle e cari fratelli, affidiamo alla Madonna del Carmelo la nostra vita, perché grazie alla sua materna intercessione il Signore ci accompagni in questa nostra stagione della vita ancora segnata da incertezza e sofferenza, ma alla ricerca di gesti e esperienze di fraternità. Il dono dello scapolare che Maria ha fatto apparendo a S. Simone Stock, priore dell’ordine carmelitano, e indossato da molti fedeli sia anche il segno concreto della maternità di Maria, che accompagna anche noi suoi figli e figlie alla casa del Padre. E ci affidiamo a Madre del Carmelo con le parole di S. Gregorio Magno: “in questo naufragio della vita, ti supplico, sostienimi con la tavola della tua preghiera e, poiché il mio peso mi fa affondare, sollevami con la mano dei tuoi meriti”. Così sia.


Post recenti

Mostra tutti