• Redazione

S. Lucia, la gioia contagiosa del Vangelo trasforma la vita: omelia di mons. Perego

Rovereto, 13 dicembre 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, ho accolto volentieri l’invito di don Luciano di celebrare con voi questa Eucarestia, nel tempo dell’Avvento che ci prepara al Natale e nella festa di S. Lucia, vostra copatrona unitamente a S. Maria Assunta. In questa domenica il tema centrale è la gioia: di chi annuncia la pace, proclama la libertà, perché avvolto dal mantello della grazia e dalla giustizia del Signore, come ci ricorda il profeta Isaia. Di gioia è pieno anche l’apostolo Paolo, che invita anche la comunità di Tessalonica ad essere lieti, per rendere grazie al Signore, mantenere ciò che è buono, santificandosi nel corpo, nell’anima e nello spirito. E’ la gioia del Vangelo che ha vissuto S. Lucia, giovane cristiana martire durante la persecuzione di Diocleziano. La gioia che l’ha portata da ricca che era a vivere povera e tra i poveri, distribuendo le sue sostanze per essere libera di amare Dio e il prossimo. La gioia che l’ha portata con serenità ad affrontare la denuncia, il processo e il martirio. Leggendo gli Atti del suo martirio ritroviamo la familiarità di una giovane con la Parola di Dio, la consapevolezza di essere la Serva del Signore, la decisione di una scelta preferenziale per i più poveri, la consacrazione della sua vita al Signore. La santità di Lucia ha fatto di Lei una delle sante più popolari, la cui fama è arrivata a Ravenna nel IV secolo e poi nella nostra terra. La santità di S. Lucia è legata al tema del dono: della sua vita al Signore, ma anche dei suoi beni ai poveri. Da qui la festa di S. Lucia è diventata anche la festa del dono ai più piccoli e ai più poveri. Il tema del dono è sempre legato alla santità. “Nei processi di beatificazione e canonizzazione – scrive Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate sulla chiamata alla santità - si prendono in considerazione i segni di eroicità nell’esercizio delle virtù, il sacrificio della vita nel martirio e anche i casi nei quali si sia verificata un’offerta della propria vita per gli altri, mantenuta fino alla morte. Questa donazione esprime un’imitazione esemplare di Cristo, ed è degna dell’ammirazione dei fedeli” (G.E. 5). Come cristiani non solo siamo chiamati ad ammirare la disponibilità al dono di S. Lucia, ma ad imitarla: vincendo l’egoismo, superando l’individualismo, scegliendo gesti di volontariato e di gratuità, ricercando gesti do condivisione. La testimonianza di fede della giovane laica S. Lucia ci ricorda che “per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi – come scrive Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (G.E. 15). Questo tempo di pandemia, di solitudine e di povertà, di malattia e morte ci ha fatto riscoprire l’importanza della testimonianza di questi gesti di prossimità, donazione e condivisione nella nostra condizione e nella nostra quotidianità. La paura e l’incertezza non deve spegnere la gioia del Vangelo, che è stata una caratteristica costante di S. Lucia anche nella prova fino al martirio. Soprattutto questo tempo di Avvento ci ricorda che “Il cammino della santità è una fonte di pace e di gioia che lo Spirito ci dona, ma nello stesso tempo richiede che stiamo con “le lampade accese” (cfr Lc 12,35) e rimaniamo attenti: «Astenetevi da ogni specie di male» (1 Ts 5,22); «vegliate» (cfr Mc 13,35; Mt 24,42); non addormentiamoci (cfr 1 Ts 5,6). Perché coloro che non si accorgono di commettere gravi mancanze contro la Legge di Dio possono lasciarsi andare ad una specie di stordimento o torpore. Dato che non trovano niente di grave da rimproverarsi, non avvertono quella tiepidezza che a poco a poco si va impossessando della loro vita spirituale e finiscono per logorarsi e corrompersi” (G.E. 164). La gioia cristiana è attesa e impegno, è libertà e affidamento al Signore, è contagiosa, avvolge tutto e tutti. Come è stato per S. Lucia.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore, perché sull’esempio di S. Lucia ci renda capaci di “uno spirito di santità che impregni tanto la solitudine quanto il servizio – come ci ricorda sempre Papa Francesco -, tanto l’intimità quanto l’impegno evangelizzatore, così che ogni istante sia espressione di amore donato sotto lo sguardo del Signore. In questo modo, tutti i momenti saranno scalini nella nostra via di santificazione” (G. E. 31). Così sia.



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