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S. Benedetto, tra contemplazione azione: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ferrara, 11 luglio 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la solennità di S. Benedetto, in comunione con le monache benedettine di questo monastero di S. Antonio, uno dei luoghi più cari alla fede della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio e al ricordo dei fedeli. Un monastero che vive ancora, come altri nostri luoghi di fede, il dramma di un terremoto che lo ha segnato profondamente nelle strutture, ma anche la grazia di un restauro iniziato e che sta ridando sicurezza e bellezza a questo luogo per un cammino rinnovato di spiritualità benedettina. La Parola di Dio di oggi ci ricorda anzitutto nel brano del libro dei Proverbi, che “chi cerca il Signore non manca alcun bene”. Infatti il Signore protegge le vie dei suoi fedeli e regala dei tesori importanti come la sapienza, che aiuta a riconoscere nella storia i segni della presenza del Signore, l’intelligenza, che aiuta a conoscere profondamente ogni cosa, la prudenza, che aiuta a valutare ogni azione a partire dal bene comune, la rettitudine, che aiuta non solo a dire la verità ma anche ad agire con verità, la giustizia, che ricerca anche la condivisione. Sono doni che ritroviamo nella vita e nella regola di S. Benedetto. La sua opera, che coniuga preghiera e lavoro, contemplazione e azione, fu il frutto di una sapienza nata dai Padri dei deserti orientali, e trasmessa all'Occidente attraverso un patrimonio di regole, racconti, testi, ma soprattutto nell’ascolto della Parola di Dio; da una vita comunitaria che sperimenta cammini di giustizia, di condivisione, di ricerca del bene comune, nel rispetto di Dio, del prossimo e del creato. Per questo tesoro di spiritualità che è a fondamento delle radici cristiane dell’Europa, S. Benedetto è stato proclamato Patrono dell’Europa. La pagina dell’apostolo Paolo che abbiamo ascoltato aggiunge alcuni doni per chi si affida al Signore: l’umiltà, la dolcezza, la magnanimità, il rispetto reciproco, la ricerca dell’unità. Ogni battezzato, in forza della grazia del suo stato, è chiamato a fare propri questi doni così da “comportarsi in maniera degna della chiamata”. E la Chiesa, Madre e maestra, è chiamata a fare discernimento laddove questi doni vengono traditi, mal sopportati, creando disagio e scandalo, soprattutto segnando profondamente la comunione e l’unità della Chiesa stessa. S. Benedetto, nel bellissimo capitolo settimo della Regola, dedicato ai dodici gradi dell’umiltà, ricorda che “con la superbia si scende e con l'umiltà si sale…se il cuore è umile, Dio solleva fino al cielo”. L’umiltà chiede il servizio e Gesù, nella pagina evangelica di oggi, ricorda ai suoi discepoli che litigavano su chi fosse il più grande, che “chi governa è colui che serve”. La mancanza di spirito di servizio, che si traduce in superbia, in pretesa, in offesa è un male che circola anche nelle nostre comunità a cui il Signore ci rende attenti. Anche S. Benedetto, che rinunciò ai privilegi della sua origine patrizia per rifugiarsi nella selva di Subiaco e vivere da eremita e poi maturare una scelta cenobitica con il monastero di Cassino, nella sua regola ricorda la necessità di coltivare lo spirito di servizio, come uno dei segni della spiritualità benedettina. Nella Regola, poi, ci sono due attenzioni nel servizio agli ammalati, i poveri, i pellegrini e gli ospiti, che meritano una particolare cura: “L’assistenza che si deve prestare ai malati deve venire prima ed al di sopra di ogni altra cosa, sicché in loro si serva davvero il Cristo” (Cap. 36). “Non appena dunque l’ospite si annunzia gli vadano incontro i superiori ed i fratelli con tutte le premure che lo spirito di carità comporta... con particolare attenzione e riguardo siano accolti specialmente i poveri ed i pellegrini, perché è proprio in loro che si accoglie ancor di più il Cristo; ché la soggezione che i ricchi incutono, ce li fa da sola onorare”. (Cap. 53). Del resto, come ci ricorda Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, “l’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (E.G. 88). E a questo proposito il Papa nell’esortazione Gaudete et exsultate cita proprio S. Benedetto: “San Benedetto aveva accettato (il servizio ai poveri, agli ospiti e forestieri) senza riserve e, anche se ciò avrebbe potuto “complicare” la vita dei monaci, stabilì che tutti gli ospiti che si presentassero al monastero li si accogliesse «come Cristo», esprimendolo perfino con gesti di adorazione, e che i poveri pellegrini li si trattasse «con la massima cura e sollecitudine» (G.E. 102). Cari fratelli e sorelle, nella solennità di S. Benedetto, ricordato in questo monastero che ne continua la spiritualità, lasciamoci “invadere dal Signore”, dalla sua grazia. “La continua novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio – ci ha ricordato Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità. E continua: “Tutto si riempie di parole, di piaceri epidermici e di rumori ad una velocità sempre crescente. Lì non regna la gioia ma l’insoddisfazione di chi non sa per che cosa vive… In qualche momento dovremo guardare in faccia la verità di noi stessi, per lasciarla invadere dal Signore” (G.E. 29). E’ quello che desideriamo chiedere oggi al Signore, in questo luogo dove si vive e s’impara il silenzio, come spazio per un cammino profondo di vita cristiana, nel ricordo di S. Benedetto. Così sia.

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