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S. Benedetto, la consacrazione segno di "perfetta carità": omelia di mons. Perego



Da sx, diac. Emanuele M. Pirani, mons. Perego, suor Maran

Firenze, Monastero benedettino di Santa Marta, 11 luglio 2021

S. Messa per il 60° di professione religiosa di Suor Maria Samuela Maran


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“Gustate e vedete quanto è buono il Sgnore”. E’ l’invito che oggi il Signore ci rivolge, care sorelle e cari fratelli, nella solennità di S. Benedetto. E’ l’invito ad ascoltare e gustare la Parola del Signore e a camminare sulle sue vie, sull’esempio di S. Benedetto, patriarca del monachesimo occidentale, patrono dell’Europa, che nel prologo della sua Regola domanda: “che può esserci di più dolce per noi di questa voce del Signore che ci chiama?” E’ una voce che ha chiamato ciascuna di voi, care sorelle, ma che 60 anni fa ha chiamato in particolare Suor Samuela per un cammino di consacrazione che da allora ad oggi ha segnato profondamente la sua vita, nello spirito della regola benedettina nel monastero di S. Antonio in Polesine a Ferrara come a Firenze in questo monastero di S. Marta.

Anche la pagina del libro dei Proverbi ci invita ad accogliere la Parola del Signore e a custodirla nel nostro cuore, per alimentare la sapienza e la prudenza e così entrare in relazione, conoscere il Signore e ricercare la giustizia, vivere con rettitudine. La vita di S. Benedetto ha scavato in profondità i tesori della Parola di Dio, così da arrivare a stendere e seguire una regola di vita cristiana che ha trasformato Lui e coloro che lo hanno seguito sulla stessa strada monastica. La lettura e lo studio della Parola di Dio sono a fondamento della regola di vita cristiana. Oggi c’è il rischio di non avere regole nella nostra vita cristiana, di vivere la fede in maniera improvvisata, seguendo più le impressioni, rimandando le decisioni, rincorrendo le opinioni. San Benedetto ci ricorda come la regola non incatena, ma accompagna, non costringe, ma aiuta, non limita, ma ordina la nostra vita cristiana. Una regola, quella di S. Benedetto, costruita attorno alle due parole ‘ora et labora’: parole che da una parte ci fanno guardare in alto e dall’altro ci fanno camminare sulla terra, trasformando il nostro stile di vita; parole semplici, ma che hanno cambiato la vita e la storia anche del nostro Paese e della nostra casa comune, quale è l’Europa.



La pagina dell’apostolo Paolo ai Colossesi ci ricorda che siamo stati scelti da Dio: la vocazione è sempre una risposta, libera e responsabile, a una domanda, a un dono del Signore. E rispondendo al Signore la nostra vita è rivestita dal Signore dai suoi stessi sentimenti che costituiscono alcuni tratti di una regola di vita cristiana: la tenerezza, la bontà, l’umiltà, la dolcezza, la magnanimità, il perdono, la pace. Sono parole che ritroviamo anche una o più volte nella regola di S. Benedetto. E’ vero che la “regola di vita del cristiano è già tutta nel Vangelo ed è resa vivibile dal dono dello Spirito Santo, che ci è dato nel Battesimo e negli altri sacramenti – come ricordava il card. Carlo Maria Martini. Il Signore, però, ha voluto salvarci non isolatamente, ma come popolo radunato intorno ai Pastori e chiede loro di interpretare i segni e i bisogni dei tempi”. Ognuno coniuga in comunione con i Pastori la propria regola di vita in maniera diversa, attraverso la carità, “chiamati in un solo corpo”, ricorda l’apostolo Paolo. La fede non è mai omologazione, ripetizione, non ha mai gli stessi tempi, gli stessi modi: nasce, vive e si alimenta secondo il dono di Cristo e la libertà e la creatività di ogni persona.

La fede si alimenta nell’unità a Cristo e ai fratelli e alle sorelle, come ricorda la pagina evangelica di Giovanni che ripropone l’esempio della vite e i tralci. La nostra libertà e il nostro servizio vivono nella misura in cui ‘rimaniamo’ nel Signore e si indeboliscono ogni volta che ci allontaniamo da Gesù che è via, verità e vita. Ognuno di noi ha un ruolo - di educatore, di genitore, di maestro, di superiore – ma ciò che è più importante è ‘rimanere’ con il Signore, che significa fare nostre le parole e i gesti di Gesù, sapendo che soltanto in questo modo saremo discepoli del Signore. “L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne – scrive Papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium - è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (E.G. 88). Ogni consacrazione è un segno del dono, del servizio, del cammino verso la ‘perfetta carità’, di cui anche S. Marta, patrona del vostro Monastero, è un esempio.

Cara Madre Samuela, care sorelle e fratelli, preghiamo oggi il Signore perché continui ad accompagnare con i segni della ‘perfetta carità’ la vita delle nostre Chiese di Ferrara-Comacchio e di Firenze, nella forma di una comunità monastica che, come la comunità apostolica, fa della fraternità il suo stile di vita. “San Benedetto da Norcia - ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Laudato si' - volle che i suoi monaci vivessero in comunità, unendo la preghiera e lo studio con il lavoro manuale (Ora et labora). Questa introduzione del lavoro manuale intriso di senso spirituale si rivelò rivoluzionaria. Si imparò a cercare la maturazione e la santificazione nell’intreccio tra il raccoglimento e il lavoro e lo studio. Tale maniera di vivere il lavoro ci rende più capaci di cura e di rispetto verso l’ambiente, impregna di sana sobrietà la nostra relazione con il mondo” (L.S. 126). Care sorelle e cari fratelli, nella solennità di S. Benedetto, ricordato in questo monastero che ne continua la spiritualità, lasciamoci abitare dal Signore, dalla sua grazia. Il Signore ci renda capaci di questa responsabilità nel mondo e per il mondo, sull’esempio di S. Benedetto, che oggi ricordiamo. A Dio, che è Padre, rivolgiamo la nostra preghiera di ringraziamento e di lode per il dono dei 60 anni di consacrazione di Madre Samuela e gli chiediamo di stendere la sua mano benedicente sul capo di Madre Samuela per accompagnarla nella sua vita di preghiera e di lavoro, di fraternità. Così sia.

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