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S. Antonio Maria Zaccaria: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Piane di Mocogno, Piccola famiglia dell’Annunziata, 5 luglio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Oggi ricordiamo un santo della mia città, Cremona, S. Antonio Maria Zaccaria. I santi, tutti i santi hanno interpretato la storia alla luce del Vangelo, incarnando in maniera originale le beatitudini, come ci ha ricordato papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate. S. Antonio Maria Zaccaria è un giovane cremonese, presto orfano, che vive in un tempo difficile di Riforma della Chiesa, forse simile al nostro, che si laurea in medicina, ma la medicina che esercita è quella della salvezza e non della salute. Infatti, diventa sacerdote e si dedica alla formazione dei laici, costruita sull’adorazione eucaristica e sulla Parola di Dio, Parola e sacramento, ispirandosi al grande apostolo delle genti, S. Paolo e fondando tre ordini di preti (Barnabiti), Suore (Angeliche) e di coniugi, morendo a soli 36 anni. In questo giorno la Parola di Dio ci presenta un passaggio della vita di una coppia, Abramo e Sara, che il Signore sceglie per il suo progetto di salvezza. La morte di Sara segna non la fine di un progetto, ma l’inizio di una nuova storia di vita con il figlio Isacco e con Rebecca. Non è facile, nei diversi tornanti della storia, anche oggi, vedere un nuovo inizio. E’ più facile vedere la fine. Era stato così anche ai tempi di S. Antonio Maria Zaccaria, il quale ha visto nella Riforma protestante un nuovo inizio per la Riforma cattolica. Il male non può mai prevalere sul bene come hanno ripetuto in diverse circostanze gli ultimi tre pontefici. Serve, però, santità, per vedere sempre un nuovo inizio; serve spogliarsi dei nostri pensieri e fare nostri i pensieri del Signore; serve liberarsi dei nostri sentimenti e fare nostri i sentimenti del Signore. “Non avere paura di puntare più in alto – ci ricorda papa Francesco – di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia” (G.E. 34). Ci sono, però, due “sottili nemici”, ha ricordato più volte papa Francesco, anche nel discorso di Firenze alla Chiesa italiana: lo gnosticismo, cioè il fidarsi soprattutto della nostra intelligenza, e il pelagianesimo, il credere più nel valore delle cose che delle persone. Questi nemici non aiutano il cammino della santità perché chiudono anziché aprire il nostro cuore, perché chiudono anziché spalancare le porte del Paradiso. Questi due nemici separano il Vangelo dalla storia, perché l’uno fa credere che la storia la costruisci tu e l’altro fa credere che il futuro è dei ricchi e non dei poveri. In fondo sono due ingenuità che guidano talora non solo la nostra vita, ma la vita della cultura, della politica, anche delle nostre stesse comunità cristiane. Solo nell’intelligenza del dono, invece, si scopre Dio e il prossimo. Solo il dono è sacro e “solo l’amore è credibile”, ci ricordava il grande teologo Von Balthasar. “Le ideologie mutilano il cuore del Vangelo” ci ha ricordato Papa Francesco in un bel passaggio della Gaudete et exsultate (nn.100-103). Seguire Gesù, come ci ricorda il brano del Vangelo di Matteo che ricorda la sua chiamata, significa dare meno valore alle cose, anche alla legge per mettere al centro la persona, imparando la misericordia, che ci ricrea continuamente. E’ la storia di S. Antonio Maria Zaccaria e di ogni cammino di santità. Ogni storia è originale, ma ha al centro il tesoro della ‘misericordia’ per cui si dona anche la vita nei ‘piccoli particolari dell’amore’, ci ricorda sempre Papa Francesco (G. E. 145). Il Signore ci aiuti a custodire i piccoli particolari dell’amore di Gesù, nell’ascolto della sua Parola, per poter leggere ‘i segni dei tempi’ della storia di ogni giorno.