• Redazione

S. Agata, la femminilità violata: omelia di mons. Perego

Sabbioncello S. Vittore, 5 febbraio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, è una gioia celebrare con voi la festa di S. Agata, vergine e martire, copatrona con S. Vittore della vostra comunità parrocchiale. Se è scomparsa a Sabbioncello la chiesa antica – del XII secolo - a Lei dedicata, è continuata la devozione popolare a questa giovane donna che ha avuto il coraggio di testimoniare la fede, rinunciando ai beni e al successo, fino a soffrire un supplizio umiliante e degradante per una donna e a dare la sua vita. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. San Paolo, nel brano della lettera alla comunità di Corinto che abbiamo ascoltato, ci ricorda che Gesù è il Figlio di Dio, il Redentore, colui che ha riconciliato il mondo con Dio. Inoltre, Dio ha scelto ciò che è debole, povero per confondere i forti e i superbi. S. Agata ha creduto a queste parole dell’apostolo Paolo che indicava in Gesù il Salvatore, il Redentore. La sua fede in Gesù ha cambiato il suo stile di vita dando valore alla povertà, alla purezza nelle parole e nella vita. Per usare le parole del Vangelo, S. Agata ha seguito le parole di Gesù: “chi vuole salvare la propria vita la perderà e chi perderà la propria vita per causa mia la salverà”. S. Agata non si è vergognata del Vangelo, ma ha fatto di lui il suo vanto, la sua strada di vita.

S. Agata è un modello di santità per noi, anche oggi. La santità è sempre attuale. Ma anche la santità è sempre un appello per ogni cristiano, chiamato alla santità. Papa Francesco ha dedicato una esortazione apostolica, Gaudete et exultate, alla santità. In questa esortazione il Papa ci ricorda che “i santi che già sono giunti al cospetto di Dio mantengono con noi legami di amore e di comunione” (G.E. 4): i santi, come S. Agata, non sono lontani, ma vicini, sono nostri patroni, rinsaldano e accompagnano la vita delle nostre comunità. La santità, poi, non è solo di altri, ma è una chiamata per ciascuno di noi, ci ricorda papa Francesco: “Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (G.E. 14) – conclude Papa Francesco. Questo cammino di santità a cui ciascuno di noi è chiamato ha una carta d’identità, le beatitudini. “ Le Beatitudini – scrive il Papa - in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo,

della pigrizia, dell’orgoglio” (G.E. 65). Il Signore ci invita anzitutto a vedere dove riponiamo la nostra sicurezza, le nostre speranze, se in Dio o nelle cose: “ Le ricchezze non ti assicurano nulla. Anzi, quando il cuore si sente ricco, è talmente

soddisfatto di sé stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita. Così si priva dei beni più grandi. Per questo Gesù chiama beati i poveri in spirito, che hanno il cuore povero, in cui può entrare il Signore con la sua costante novità” (G.E. 65). Come è stato per S. Agata, una giovane e ricca donna, che non ha esitato ha lasciare, rinunciare a tutto per il Signore, con quella libertà e beatitudine dei Beati, poveri di spirito. E’ la libertà che viene chiesta anche a ciascuno di noi, che tante volte abbiamo paura del dono, della rinuncia, della condivisione per il Vangelo. Anche senza saperlo rischiamo di essere dei materialisti che danno più valore alle cose che alle persone, agli affari che alle relazioni, lasciando che l’egoismo e l’individualismo impoveriscano la nostra vita. Tra le beatitudini oggi forse è importante quella che invita alla mitezza e alla pace. Nelle nostre parole, nei nostri sentimenti, nei nostri gesti forse troppe volte c’è l’offesa, la violenza. Nei luoghi di lavoro, nei gruppi, nei social, anche in famiglia assistiamo a un aumento di questa violenza che genera divisione, conflitto, morte. Spesso le vittime di questa violenza sono le donne e i minori, le persone più fragili come gli anziani. Come cristiani siamo chiamati a rifiutare ogni forma di violenza e di offesa ed essere – come ci ha ricordato papa Francesco – “artigiani della pace”. S. Agata, nostra patrona, giovane donna di fede e vittima della offesa e della violenza irrazionale che ha violato la sua femminilità, ci accompagni nel nostro cammino di vita cristiana, in questo tempo non facile, che ancora di più chiede che siamo uomini e donne di preghiera e di carità. Così sia.

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