• Redazione

Ritrovare la libertà interiore: omelia di mons. Perego

Ospedale di Cona, 31 marzo 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, viviamo liturgicamente la Settimana Santa e il profeta Isaia ci ricorda che in questi giorni il Signore ci è particolarmente vicino, ci assiste. La vicinanza del Signore ci dà fiducia, soprattutto quando siamo malati, quando affrontiamo il dolore e la solitudine. La pagina evangelica di oggi ci racconta ancora, nella versione dell’evangelista Matteo, il tradimento di Giuda. Subito le parole di Giuda ci indicano che alla base del tradimento c’è il desiderio di guadagnare, la brama del denaro: “Quanto mi volete dare”. Il denaro può essere una risorsa – anche nel mondo sanitario -, ma può diventare uno strumento per servirsi degli altri, per rinnegare gli altri, per abbandonare gli altri, o peggio ancora per non decidersi di seguire Cristo, come per il giovane ricco. Nell’enciclica Spe salvi, papa Benedetto XVI, citando Massimo il Confessore, ha un passaggio molto chiaro sul denaro: “san Massimo il Confessore († 662), il quale dapprima esorta a non anteporre nulla alla conoscenza ed all'amore di Dio, ma poi arriva subito ad applicazioni molto pratiche: «Chi ama Dio non può riservare il denaro per sé. Lo distribuisce in modo ‘divino' [...] nello stesso modo secondo la misura della giustizia». Dall'amore verso Dio consegue la partecipazione alla giustizia e alla bontà di Dio verso gli altri; amare Dio richiede la libertà interiore di fronte ad ogni possesso e a tutte le cose materiali: l'amore di Dio si rivela nella responsabilità per l'altro” (S.S. 28). E questo tempo di pandemia, vissuta intensamente in questo come in ogni ospedale, ha rafforzato in noi l’esigenza di una responsabilità diffusa. Pensare solo al denaro ti fa dimenticare gli altri. In contrapposizione all’egoismo di Giuda c’è il gesto fraterno di Gesù nella seconda parte del Vangelo di Matteo, che desidera vivere e condividere la cena pasquale con i discepoli. E in questa cena, abbiamo la versione di Matteo dell’annuncio del tradimento di Giuda, con alcune annotazioni diverse rispetto al racconto di Giovanni. La pagina evangelica mette al centro la domanda dei discepoli e di Giuda: sono forse io il traditore?”. Nei discepoli come in Giuda non c’è la consapevolezza che Gesù è il Figlio di Dio, che conosce il cuore di ciascuno. Gesù conosce anche il nostro cuore. Il “Tu l’hai detto” con cui Gesù risponde a Giuda sta ad indicare questa conoscenza profonda che Gesù ha di ciascuno di noi. Anche noi viviamo la Settimana Santa con le domande dei discepoli, che si raccoglieranno il Venerdì santo in una sola risposta di un centurione pagano: “Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio”.

Oggi vogliamo come Chiesa di Ferrara-Comacchio fare anche memora, tra i testimoni della Pasqua, di S. Guido di Pomposa. S. Guido ha fatto la scelta inversa di Giuda: da ricco si è fatto povero e pellegrino nella Terra Santa. E al suo ritorno è entrato tra i monaci di Pomposa, diventandone poi abate. La sua forza e il suo coraggio nella testimonianza della fede, ma anche nella preghiera e nel lavoro nell’importante abbazia di Pomposa, incoraggino il nostro cammino di fede e di carità, che in questo Ospedale trova una casa in cui vivere la cena con il Signore. Cari fratelli e sorelle, l’augurio di una Buona Pasqua da questa cappella raggiunga tutti i malati, gli operatori sanitari e i loro familiari carico di speranza e di pace. Buona Pasqua.

Post recenti

Mostra tutti