• Redazione

Rinnovare l’educazione e la cura per l’amore, la giustizia, la pace: omelia di mons. Perego

Ferrara, S. Maria in Vado, 21 maggio 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, la nostra preghiera e la nostra celebrazione eucaristica oggi guarda a tutte le vittime e i caduti delle guerre di ieri e di oggi. Saluto con deferenza il Presidente di Assoarma e tutte le autorità civili e militari presenti e che portano sull’altare di questa nostra celebrazione il ricordo riconoscente di tutti coloro che hanno dato la vita per la giustizia, la pace, la democrazia. Il ricordo in questa basilica si associa alle numerose lapidi qui affisse e ai nomi di chi – giovani e adulti, padri e figli - è caduto nella prima e nella seconda guerra mondiale , quasi a unire il sacrificio della vita di tanti al sacrificio di Cristo, ma anche per chiedere al Signore il perdono per le guerre e le violenze.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina degli Atti degli Apostoli ci immerge nella vita della prima comunità cristiana e, soprattutto al tentativo dei capi dei sacerdoti e degli anziani dei Giudei di condannare Paolo per la sua predicazione. Le parole di un pagano, il procuratore Festo, riassumono il messaggio e la testimonianza di Paolo: Gesù di Nazareth, morto in croce è risorto, è vivo. Al tempo stesso, le parole di festo, ci ricordano come Paolo, ebreo e cittadino romano, sceglie di non essere giudicato a Gerusalemme, ma a Roma. E’ interessante questa capacità di Paolo di difendersi e, al tempo stesso, di non rinunciare a testimoniare il Vangelo. Anzi il viaggio avventuroso di Paolo dalla Giudea a Roma diventerà un’occasione per incontrare nuove comunità, rinfrancarle nella fede e per offrire una testimonianza di fede. La storia di Paolo, testimone del Vangelo e martire, ci ricorda che in diverse stagioni della storia le persone sono chiamate a testimoniare la fede e i propri ideali di pace e giustizia fino a dare la vita. Anche la pagina evangelica ci presenta un’altra figura centrale nella storia della chiesa e della evangelizzazione: l’apostolo Pietro. Gesù, nella pagina dell’evangelista Giovanni, interroga Pietro. Al centro delle domande c’è l’amore al Signore, condizione per guidare la Chiesa. Senza amore, senza passione non si può annunciare il Vangelo, come senza amore, senza passione non si può servire il Paese e il bene comune, come ci ricordano oggi i caduti delle due Guerre e per la violenza. L’amore, la passione, la cura sono i segni della credibilità di una testimonianza di fede e di ogni testimonianza di vita. Nell’enciclica Fratelli tutti, Papa Francesco, sull’esempio del santo di Assisi, ricorda questa centralità dell’amore, dell’amicizia sociale, della giustizia e della pace nella vita cristiana e nella vita della società, guadagnata anche grazie al sacrificio di tanti, ma ricorda anche che questo amore, questa amicizia sociale, questa giustizia e pace va custodita e riconquistata continuamente, perché è sempre in pericolo, come ci dimostrano anche fatti di attualità: “La storia – scrive Papa Francesco - sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali. E questo ci ricorda che «ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte”. E continua Papa Francesco: “È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti” (F.T. 11). Anche la storia di Pietro ci ricorda che questo amore dichiarato nei confronti di Gesù, prima di essere convinto e testimoniato, passerà attraverso il tradimento nel momento della Passione, ma ritroverà la sua forza successivamente, grazie al dono dello Spirito, fino al martirio con l’apostolo Paolo. Il Vangelo di oggi si conclude con un invito rivolto da gesù a Pietro e che è rivolto anche a noi: “Seguimi”

Cari fratelli e sorelle, raccogliendo la testimonianza di fede e di amore di Pietro e Paolo, nel ricordo di tutte le vittime delle guerre e delle violenze, preghiamo oggi il Signore perché sappiamo seguirlo nella strada dell’amore a Dio e al prossimo così che cresca e si rinnovi nella società l’amicizia sociale, la giustizia la pace e la ricerca del bene comune. Il sangue di Cristo, che in questa basilica ha lasciato un segno miracoloso 850 anni fa e che in quest’anno giubilare ricordiamo, unito al sangue di chi è caduto per gli ideali di giustizia, pace e libertà, irrori la vita della nostra Chiesa e della nostra città rinnovando la cura per la pace, la giustizia e la solidarietà. Così sia.

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