• Redazione

Ricuciamo: la pace come impegno educativo

Festa per la pace 2022


Basilica di San Francesco, Ferrara, 30 gennaio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari amici dell’Azione Cattolica. come ogni Domenica ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, parola di verità e di vita, con questo sguardo di pace che ci ha accompagnato in questo mese di gennaio e con il pensiero preoccupato soprattutto nei confronti del popolo ucraino che rischia di essere coinvolto in un conflitto. La pagina del libro del profeta Geremia riporta le parole del Signore al profeta, dove gli ricorda il suo ruolo scomodo di portare la sua parola al popolo, anticipandogli le sofferenze, le contestazioni, le violenze che dovrà sopportare, ma che non distruggeranno il suo progetto. La vita dei profeti, come dei Santi nella Chiesa, che cercano la pace è sempre segnata da violenze, da sofferenze, da contestazioni, ma il Signore li ripaga di grandi grazie. Ricordo solo uno dei profeti di pace del nostro tempo, il Vescovo Tonino Bello. Il suo impegno per la pace dalla sua Diocesi, Molfetta, si è allargato all’Europa, soprattutto durante la guerra in Bosnia, e al mondo. La sua scelta di pace ha accompagnato anche il suo impegno quotidiano contro il commercio delle armi, delle diverse mafie, a favore dell’obiezione di coscienza alle armi, educando molti giovani a questa scelta di pace e di servizio civile. La scelta di pace che il Signore ci chiede, in questo particolare momento storico, assume i caratteri della serenità, di fronte alla paura di una pandemia che ci ha travolto; della condivisione, nel tempo di una povertà diffusa; del perdono, nelle nostre famiglie e nelle relazioni; della cura per le persone malate e fragili; della preghiera, con uno sguardo particolare ai luoghi dove sono ancora in atto conflitti o c’è il rischio di un conflitto – come in Ucraina - dell’amicizia sociale e della fraternità, come ci ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. Nella nuova enciclica del Papa ci sono quasi cento riferimenti alla pace, uno dei doni e dei nomi di Dio. La pace è un dono che impariamo da S. Francesco, l’ispiratore dell’enciclica del Papa, che “si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti” (F.T.4). La pace è a fondamento della nostra Europa, come hanno desiderato i fondatori, che dobbiamo custodire come un dono prezioso (cfr F.T. 10) e non come un “sogno” e “un’utopia di altri tempi” (F.T. 30). La pace non è garantita da “una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia” (F. T. 26) e dalla “strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne”, anche nelle nostre città: “perché la pace reale e duratura è possibile solo - scrive Papa Francesco riprendendo le parole del suo discorso sugli armamenti a Nagasaki– a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana” (F.T. 127). Da alcune domeniche, poi, stiamo anche leggendo i capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi di San Paolo. Questi capitoli ci spiegano la visione paolina della Chiesa ed hanno una particolare importanza in questo tempo in cui stiamo vivendo il cammino sinodale. Paolo parla del valore dei carismi, ma che devono essere al servizio dell’unità da una parte, come abbiamo ascoltato domenica scorsa, e della carità dall’altra. Anche ogni esperienza associativa nella Chiesa è un dono, un carisma che, però, senza la carità rischia di essere vuoto. E la carità non è solo questione di condivisione di beni, ci ricorda Paolo, ma è un atteggiamento, una virtù che ha varie caratteristiche anche interiori. Un uomo e una donna di carità sono persone benevoli, cioè cercano di far emergere sempre il bene, non sono invidiosi, non mancano di rispetto, non cercano il proprio interesse, non si adirano, non tengono conto del male ricevuto, cercano la verità. Il cammino di fede che siamo chiamati anche a verificare in questo tempo di cammino sinodale chiede di misurarsi anche sulla carità. Senza carità la nostra comunità cristiana si impoverisce, s’immeschinisce, si divide e non diventa lievito di una storia di amore e di fraternità nella storia, non è capace di costruire la pace. Con la carità cambia la nostra vita personale, familiare, ecclesiale e sociale, le relazioni vengono ‘ricucite’, i legami riannodati. Ogni stagione della vita, infatti, da ragazzi, da giovani, da adulti, da adultissimi – per usare le parole care al mondo dell’ACI - ci ricorda ancora Paolo, chiede non solo di adeguare la nostra intelligenza delle cose, ma anche l’intelligenza della fede e della carità. La fede e la carità non vivono solo di emozioni, di tradizioni, ma hanno bisogno di essere ‘contemporanee’ di cogliere “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce delle persone, soprattutto dei poveri e dei malati” (G.S.1). I Santi, anche i Santi e i Beati laici dell’Azione Cattolica, concretamente ci dimostrano le parole conclusive della pagina ai Corinzi di S. Paolo: la storia viene ricreata dalla fede, dalla speranza e dalla carità, le tre virtù teologali, ma la più importante è la carità. E la pace chiede di avere l’abito cristiano della fede, che crede che Gesù è la nostra Pace, della speranza, che sogna e costruisce un mondo di pace, e della carità, che sa perdonare, che non risponde con il male al male, che non costruisce divisione. Infatti, una fede senza le opere è morta. Una speranza senza carità è un’illusione. Gesù, ci ricorda la pagina evangelica di Luca, viene a insegnarci nella storia un nuovo stile di vita che ha al centro la carità e che abitua a ricercare il perdono e la pace. Carità e pace camminano sempre insieme. I suoi ascoltatori, le persone che Gesù incontra fanno fatica a comprendere come Dio possa essere presente in una persona così umana, così normale, così quotidiana, così povera tra i poveri, al punto da volerlo uccidere. “Ma Gesù, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”, conclude l’evangelista. Nessuno riesce a fermare il progetto di Dio, il cammino di Gesù in mezzo a noi. Come nessuno può fermare il cammino per la pace, che chiede anche di rinnovare il volto della Chiesa e della città, anche della nostra Chiesa e della nostra città. Cari fratelli e sorelle, cari amici dell’ACI, il Signore ci aiuti a camminare nella carità e nella pace, per poter trasformare la nostra storia personale e familiare e la vita della Chiesa e del mondo, in questo tempo di cammino sinodale. Così sia.


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