• Redazione

Ricordo delle vittime della Pandemia

Ferrara, chiesa del Suffragio, 4 marzo 2021

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio



Cari fratelli e sorelle, in comunione con tutte le Chiese in Italia e in Europa oggi celebriamo l’Eucaristia a suffragio di tutte le vittime della pandemia in corso. Sono quasi 800.000 le vittime in Europa, circa 100.000 in Italia, oltre 10.000 in Emilia Romagna, quasi 650 a Ferrara e provincia. A loro si aggiungono le migliaia di morti perchè non sono stati curati a causa della pandemia. La malattia e la morte sono entrate improvvisamente nelle nostre case, in famiglia, ma anche nei luoghi del lavoro, del tempo libero, della scuola, della parrocchia, della cura disorientando e segnando non solo la vita personale, ma anche pubblica. L’ascolto della Parola del Signore, anche oggi, ci illumina e conforta, ma anche ci sprona a uno stile di vita responsabile. Il profeta Geremia, infatti, ci ricorda che, soprattutto in questi momenti, è “benedetto l’uomo che confida nel Signore”. Fidarsi del Signore significa essere come un albero piantato lungo un corso d’acqua, che non rischierà mai di seccare, ma darà sempre frutto. Allontanarsi dal Signore, non confidare in lui significa essere come un tamerisco, che vive nella solitudine della steppa e non porta frutti. Il Signore è vita. Chi confida solo in se stesso rischia di perire. E’ come il ricco che ha tutto, ma perde la vita eterna. Mentre Lazzaro, non ha nulla, ma viene accolto in Paradiso. La povertà, la condivisione sono i segni di una vita di grazia che portano alla risurrezione, alla vita eterna. Il tempo della pandemia è stato e continua ad essere un tempo di morte, ma anche una provocazione a non vivere pensando solo a noi stessi, ma con carità e responsabilità. “Il dolore, l’incertezza, il timore e la consapevolezza dei propri limiti che la pandemia ha suscitato – ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, fanno risuonare l’appello a ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l’organizzazione delle nostre società e soprattutto il senso della nostra esistenza” (F.T. 33).

Questo tempo, se vissuto nella grazia e nella preghiera, è un tempo di risurrezione, perché ci libera da ciò che talora ci allontana dalla fede e ci isola. Questo tempo di pandemia ci aiuta a riscoprire il valore della città, della comunità, come luogo di vita; ci aiuta a riscoprire icompiti educativi in famiglia, spesso delegati; ci aiuta a ripensare il nostro lavoro; ci aiuta a farci prossimo a chi è in difficoltà; ci aiuta a non dare tutto per scontato; ci aiuta a valorizzare i luoghi di cura. Questa pandemia insegna ed educa ciascuno di noi. Anche la preghiera, in questo tempo diventa una necessità, per saper lodare, ringraziare per gli affetti, ma anche ricordare le persone a noi care che ci hanno lasciato. Illuminati dalla fede, la pandemia diventa un ‘segno dei tempi’, un luogo che ci aiuta a riordinare la nostra vita. Anche le distanze fisiche con la preghiera vengono colmate. Dio non è mai distante, anche in tempo di pandemia.

Cari fratelli e sorelle, preghiamo il Signore, perché la nostra fede si rafforzi in questo tempo di pandemia e ci aiuti a guardare la vita con uno sguardo di speranza, con lo sguardo della risurrezione, in comunione con i nostri cari, i nostri amici che ci hanno lasciato in tempo di pandemia e per i quali rivolgiamo oggi la nostra preghiera di suffragio. Così sia.

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