• Redazione

Riaprire una chiesa: il coraggio della testimonianza della fede: omelia di mons. Perego

San Biagio di Bondeno, 30 agosto 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, è una gioia celebrare con voi e con don Giorgio la riapertura di questa chiesa parrocchiale, dopo il terremoto del 2012, che l’ha resa inagibile per le celebrazioni liturgiche comunitarie. Questa riapertura avviene sotto lo sguardo di S. Biagio, vostro patrono, la cui statua ha preparato con la sua ricollocazione questa nostra celebrazione eucaristica. S. Biagio è il santo dei poveri e dei malati e, pertanto, è il Santo anche di questo nostro tempo, segnato da un virus che circola ancora tra noi e che ha generato malattia e morte, ma anche povertà economica e sociale nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. S. Biagio è il santo del quotidiano, che ci accompagna a vivere ogni giorno la nostra fede, tra le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce.

La Parola di Dio di questa Domenica ci regala alcune immagini e concrete indicazioni utili per il nostro cammino di vita cristiana. Geremia ci ricorda come non sia possibile resistere al Signore e alla sua grazia che è come “un fuoco ardente”. Al tempo stesso Geremia confessa amaramente che i suoi connazionali hanno rifiutato l’accoglienza della Parola del Signore, tanto da subire anche violenze e persecuzioni. E’ un messaggio anche per noi, spesso distratti da tante cose, che rischiamo di non accorgerci che il Signore vuole prenderci per mano e accompagnarci nella vita di grazia attraverso una parola e un incontro con Lui che ogni Domenica si ripete in questa nostra chiesa parrocchiale. Non sprechiamo la Parola e l’incontro con il Signore. Se noi ci fidiamo di Lui la nostra vita sarà trasformata. Come è stata trasformata la vita di S. Biagio, al punto da morire martire per non rinnegare la fede cristiana. S. Biagio si è fidato e affidato al Signore con coraggio e senza paura di perdere anche la sua vita. Entrando in questa chiesa, restaurata e riaperta, noi respiriamo aria di santità, perché la presenza del Signore è accompagnata dalla testimonianza di S. Biagio e di altri santi.

E alla testimonianza della fede siamo invitati anche dalla pagina di San Paolo ai Romani: non conformandoci allo stile di vita e alla mentalità di questo mondo, che invita al culto del corpo, della ricchezza, ma offrendo il nostro corpo e la nostra mente, la nostra vita come sacrificio d’amore a Dio e al prossimo. Il vero culto non nasce dal fumo delle troppe parole, ma da una vita che regala tempo e spazi all’amore a Dio e al prossimo.

Anche la pagina evangelica, con le parole di Gesù che anticipano la sua morte in croce, scandalizzando Pietro, ricordano che la fede chiede il dono della vita. Chiede di costruire e consacrare la nostra vita – familiare o religiosa – al Signore, liberandoci dalla preoccupazione di piacere al mondo.

Cari fratelli e sorelle, la chiesa parrocchiale che oggi è riaperta è il luogo a noi più familiare in cui ogni Domenica, insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nella fede, ascoltiamo la Parola del Signore, c’incontriamo con Lui nel pane e vino consacrato che diventa dono per noi, perché portiamo la pace, l’amore, il dialogo, la giustizia – lo stile delle Beatitudini - a tutte le persone che incontriamo. Come hanno fatto S. Biagio e tutti i Santi. Nell’esortazione Gaudete et exsultate, esortazione dedicata alla chiamata alla santità, papa Francesco ci ricorda: “Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita” (G.E. n.63). Vivere le beatitudini, come ha fatto il vostro santo Patrono, il Vescovo S. Biagio, non è facile perché la propria preghiera viene giudicata inutile, la carità buonismo, la formazione indottrinamento. “In una tale società alienata, intrappolata in una trama politica, mediatica, economica, culturale e persino religiosa - scrive ancora Papa Francesco - che ostacola l’autentico sviluppo umano e sociale, vivere le Beatitudini diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata” (G.E. 91).

Cari fratelli e sorelle amiamo e custodiamo la nostra chiesa, sentiamola un luogo familiare di arte, di fede e di cultura in cui impariamo l’amore a Dio e al prossimo e testimoniamo con coraggio ogni giorno la nostra fede: Non sarà inutile, ma avremo il centuplo quaggiù e l’eternità: come è stato per S. Biagio. Così sia.

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