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Riapertura della Chiesa di Vigarano Pieve: omelia di mons. Perego

15 febbraio 2020

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, oggi è un giorno di festa per la vostra comunità e unità pastorale, ma anche per tutta la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, perché dopo la paura, la sofferenza per il terremoto e la chiusura da quasi otto anni, questa nostra chiesa, testimonianza di una fede familiare e popolare millenaria, gioiello architettonico e artistico del nostro barocco, viene riaperta per la preghiera e le celebrazioni liturgiche dei fedeli. Ringrazio don Giacomo, parroco-moderatore dell’erigenda unità pastorale, don Rosario, Vicario zonale e, soprattutto, don Raffaele, da molti anni l’angelo custode di questa chiesa e comunità, che insieme agli altri sacerdoti - don Celestino, don Graziano e don Giuseppe - e a tutti i fedeli sono stati i protagonisti di questo dono di oggi, unitamente ai collaboratori dell’Ufficio Tecnico – Amministrativo dell’Arcidiocesi. Porgo un deferente saluto alle Autorità civili e militari presenti, la cui collaborazione è stata importante per arrivare a riaprire questa chiesa.

La Parola di Dio di oggi accompagna questa nostra festa con alcune parole importanti. La prima parola la incontriamo nella pagina del Siracide ed è la parola ‘custodire’. Il Signore ha “i suoi occhi su coloro che lo temono”, ci custodisce come un Padre: “se hai fiducia in lui, anche tu vivrai”. La chiesa, questa chiesa, è il luogo dove si costruisce, nel silenzio e nella preghiera personale e comunitaria, una relazione di fiducia con Dio. Custodire questa chiesa significa non solo conservarla, restaurarla, riaprirla, ma anche abitarla, renderla una casa tra le nostre case, la casa di Dio e la nostra casa. La seconda parola ce la consegna la pagina della lettera ai Corinzi di San Paolo ed è ‘conoscere’. Dio ci conosce da sempre a differenza dell’uomo che talora non ha riconosciuto il Signore dentro il suo cammino di vita, tanto da crocifiggere il Figlio di Dio. La conoscenza e la sapienza di Dio è anche amore, che ha seminato sulle strade del cammino del suo popolo e sulle nostre strade in parole e opere, come Padre, come Figlio e come Spirito Santo. Nella chiesa, nella casa di Dio noi sperimentiamo continuamente l’amore di Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, l’amore del nostro Dio che è Trinità. Il segno di croce che noi facciamo entrando in chiesa ricorda questo amore e questa nostra relazione con Dio Padre. Non dobbiamo stancarci di visitare questa casa, questa chiesa come un luogo in cui farci conoscere dal Signore, ma anche in cui, attraverso la Parola e i Sacramenti, conoscere il Signore e sperimentare continuamente il suo amore. La pagina evangelica di Matteo ci consegna due nuovi verbi, due nuove parole: “osservare e insegnare i comandamenti”. Gesù viene a dare compimento alla legge, riassunta nel duplice comandamento dell’amore a Dio e al prossimo.

La lunga pagina evangelica ci aiuta anche a declinare questa osservanza della legge con alcune nuove sottolineature. Il cristiano non solo obbedisce al comandamento di non uccidere, ma anche non deve offendere la persona. Troppe volte, anche chi è chiamato ad essere di esempio – genitori, educatori, insegnanti, politici – cade nella volgarità e nell’offesa gratuita a Dio e al prossimo: tutto questo non è moralmente accettabile. In questa casa, in questa chiesa, s’impara il rispetto di Dio e dell’uomo in parole e opere. Il cristiano è l’uomo del rispetto, della riconciliazione, del perdono. Non si può ritornare ad esaltare la vendetta, il ritorno alla legge del taglione, la pena di morte per chi compie un reato: in questa casa, in questa chiesa si riceve il perdono e si impara il perdono. Ancora: il cristiano è chiamato non solo a non commettere adulterio, a essere fedele alla propria moglie e al proprio marito, ma anche a non dare scandalo con i suoi desideri e comportamenti, a fare del suo corpo e del corpo altrui il tempio dello Spirito, il luogo del rispetto, dell’amore, contro ogni forma di violenza. In questa casa, in questa chiesa noi testimoniamo, nel sacramento del matrimonio, la fedeltà dell’amore, ma anche impariamo la comunione, il rispetto della vita, la pace, l’ospitalità come doni della nostra casa, della nostra famiglia, della nostra Chiesa. L’ultimo invito nella pagina evangelica è alla verità: “il tuo parlare sia “sì, sì”, “no, no”. Non è facile dire la verità. Tante volte la verità è nascosta per paura, altre volte, per interesse, altre ancora per quieto vivere, altre per disimpegno e indifferenza. In questa casa, in questa chiesa sentiremo sempre parole di verità e di vita che il Signore ci ricorda per accompagnare il nostro cammino di vita: parole anche scomode, anche difficili, ma che Dio nostro Padre e il suo Figlio ci regalano per la nostra vita.

Cari fratelli e sorelle, questa casa di Dio, del popolo di Dio che oggi ci viene riconsegnata dopo la ferita del terremoto sia la vostra casa dove in ogni età della vita il Signore vi raggiunge per prendervi per mano e accompagnarvi ogni giorno. Custodite questa chiesa, amate questa chiesa come la vostra casa. Questa chiesa non è semplicemente un monumento di valore artistico, è il luogo della vostra familiarità con Dio e della vostra comunione con i fratelli nella fede. Il cammino di unità pastorale che anche le vostre comunità di Vigarano Pieve, Vigarano Mainarda, Coronella, Madonna Boschi, Ravalle, Casaglia stanno realizzando insieme, sotto la responsabilità di don Giacomo e la collaborazione di una comunità di sacerdoti, trovi in questa, e nelle altre chiese, delle case aperte, ospitali con l’impegno e la responsabilità di tutti, per rendere gloria a Dio nostro Padre.

Maria Assunta in cielo e i Santi Pietro e Paolo, i patroni a cui è stata affidata questa chiesa dal mio predecessore, l’arcivescovo cardinal Alessandro Mattei nel 1777, proteggano la vostra comunità, i bambini e i giovani, gli adulti e gli anziani, tutte le famiglie, accompagnando il vostro nuovo cammino, in unità di fede, speranza e carità e in comunione con le altre parrocchie della nascente unità pastorale. Il Signore vi benedica e volga su di voi il suo volto. Così sia.

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