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Riapertura chiesa Gaibanella. Servire il Signore con gioia e amore

Gaibanella, 8 maggio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, sono tanti i motivi che arricchiscono questa nostra celebrazione eucaristica, sacramento del sacrificio della Croce. E’ una domenica di festa, perché celebriamo la riapertura di una chiesa ferita dal terremoto del 2012: un dono per la nostra fede e la vita cristiana di questa comunità e unità pastorale. E’ anche una domenica in cui celebriamo la Giornata mondiale delle vocazioni, soprattutto delle vocazioni presbiterali e alla vita consacrata. Siamo tutti consapevoli di come le nostre comunità abbiano bisogno di presbiteri e religiosi che arricchiscano con le famiglie in cammino cristiano di una comunità. Il Risorto ci chiama da dentro le pagine di tante relazioni e situazioni, anche impegnative, interpellando la nostra capacità di amare e di servire la vita per collaborare con lui nel “fare la storia”, come indica il tema della Giornata di quest’anno, tratto da Papa Francesco al n. 116 dell’Enciclica Fratelli tutti. Saluto e ringrazio le autorità civili e militari presenti e le maestranze, che condividono con la comunità cristiana di Gaibanella e tutta la Chiesa di Ferrara-Comacchio la gioia di questa riapertura della chiesa, centro della vita cristiana. La chiesa che vive tra le nostre case, e questa chiesa di Gaibanella da almeno quattrocento anni, ci ricorda che il Signore ci è vicino e ci invita ad annunciarlo a tutti: Il Signore vive tra noi. E ad accorgersi della presenza del Signore non sono i superbi, i ricchi, i potenti, ma coloro che confidano in lui, si affidano a lui. Le nostre chiese non sono la casa dei ricchi, ma dei più poveri, degli anziani degli ammalati, dei piccoli, dei lavoratori che si inginocchiano davanti al Signore o pregano davanti alla statua di Maria o di un santo per chiedere aiuto, consiglio, per affidare chi è in difficoltà, per sentire il dono della presenza del Signore. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, parola di vita. La pagina evangelica ci ricorda l’importanza dell’ascolto del Signore – “le mie pecore ascoltano la mia voce” - e di seguire le sue parole – “mi seguono”. Questo ascolto e sequela del Signore regalano la vita eterna, il Paradiso. “Non andranno perdute”. Nulla e nessuno andrà perduto: l’amore e la misericordia di Dio salva e non spreca nulla delle relazioni, degli incontri, degli affetti. Padre e Figlio fanno a gara nel non perdere, nel salvaguardare ogni persona nella sua vita e nella vita eterna. E questa forza dell’amore di Dio deve avere coinvolto anche Paolo e Barnaba, discepoli della seconda ora, protagonisti della pagina degli Atti degli Apostoli. Al centro della pagina che abbiamo ascoltato c’è il richiamo che la Parola di Dio è destinata a tutti, ebrei e pagani, nessuno escluso. Siamo noi che talora ci sentiamo esclusi o ci teniamo lontani dall’amore di Dio, mentre Paolo ci ricorda che nulla – né morte, né malattia, né i poteri forti – ci possono tenere lontano dall’amore di Dio. Ognuno di noi è come una luce per gli altri, ci ricordano ancora le parole di Paolo e Barnaba, ognuno di noi può regalare una parola, un gesto d’amore che genera la vita, costruisce futuro. Dappertutto, “sino all’estremità della terra”. E la cattiveria, l’egoismo, l’individualismo non aiutano i Giudei a comprendere questo importante messaggio di amore che Paolo e Barnaba portano loro e iniziano a perseguitarli. La persecuzione da subito caratterizza la vita della Chiesa, si allargherà con le persecuzioni romane dove troverà la morte anche la vostra patrona S. Agnese, e caratterizza la vita della chiesa di ogni tempo fino ad oggi. E nonostante la sofferenza e la persecuzione, la pagina degli Atti ci ricorda come Paolo e Barnaba “erano pieni di gioia e di Spirito Santo”, pieni di gioia e di amore. Gioia e amore sono le strade dell’identità cristiana, come ci ricorda in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti, Papa Francesco: “Se la musica del Vangelo smette di vibrare nelle nostre viscere, avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacità della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati. Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna” (F.T. 277). La chiesa ci ricorda questa “musica del Vangelo”, ci ricorda che gioia e amore sono anche le strade per costruire la fraternità cristiana. “Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi”, scrive ancora Papa Francesco nella Fratelli tutti (F.T. 11). Neppure la sofferenza, la morte ferma la gioia e l’amore cristiano e il sogno di una fraternità descritto anche dall’Apocalisse di Giovanni. Cari fratelli e sorelle di Gaibanella, la gioia di questo giorno diventi forza per testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno. La gioia di riavere la vostra chiesa, la casa del Signore, alimenti, nell’ascolto della parola e nella comunione fraterna, la vita della vostra comunità e la testimonianza della vostra fede, sull’esempio di S. Agnese, la giovane martire vostra patrona. E chiudo con un passaggio molto bello del Messaggio di Papa Francesco per questa Giornata delle vocazioni: “Nella casa di Nazaret, dice un inno liturgico, c’era una limpida gioia. Era la gioia quotidiana e trasparente della semplicità, la gioia che prova chi custodisce ciò che conta: la vicinanza fedele a Dio e al prossimo. Come sarebbe bello se la stessa atmosfera semplice e radiosa, sobria e speranzosa, permeasse i nostri seminari, i nostri istituti religiosi, le nostre case parrocchiali!” È la gioia che - con Papa Francesco - auguro a voi, fratelli e sorelle, in questo giorno ricco di emozioni, ricordi, ma carico anche di speranza per il futuro.