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Riapertura chiesa Codrea, S. Paolo e l’impegno a essere una Chiesa in uscita: omelia di mons. Perego

Codrea, 25 gennaio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi, nella solennità della conversione di S. Paolo, vostro patrono, la festa del ritorno a casa, in questa chiesa, casa di Dio e casa del popolo di Dio.

Una casa, una chiesa nata da almeno 700 anni sull’argine dell’antico Po di Volano, quasi a indicare un luogo di approdo, di salvezza. Saluto e ringrazio don Vittorio, don Rodrigo e il diacono Alessandro, i confratelli del vicariato presenti, segno di una fraternità che nasce in casa e cresce nella casa di Dio. Un saluto deferente alle autorità civili e militari, agli imprenditori e restauratori che vivono con noi e sentono con noi il valore di una festa per una chiesa che è casa di tutti. Raccogliamo i due inviti della Parola di Dio di oggi: “Alzati, fatti battezzare e purificare, invocando il suo nome”, ci ricorda la pagina degli Atti degli apostoli. E’ l’invito di Anania a Saulo, per una conversione che è purificazione dei peccati. E’ l’invito che giunge anche a ciascuno di noi per purificare il nostro stile di vita e renderlo sempre più conforme, come ricorda nelle sue lettere l’apostolo Paolo, “ai sentimenti di Gesù”. La chiesa è il luogo della riconciliazione e del perdono dei peccati; è il luogo della comunione fraterna e della condivisione; è il luogo in cui ci sentiamo figli, nella casa del Padre.

E da questa chiesa, come in ogni chiesa, noi siamo chiamati a uscire: è il secondo invito della Parola di Dio di oggi: “Andate in tutto il mondo a proclamare il Vangelo a ogni creatura”. E’ l’invito che Gesù fa agli undici apostoli, dopo la risurrezione. E’ l’invito che oggi Gesù fa anche a noi, in questo tempo di cambiamenti, di mobilità, di distrazione anche che porta a guardare altrove. In questa chiesa che noi riapriamo, in questa casa noi ci prepariamo a camminare, ad andare, ad uscire. La Chiesa cammina con gli uomini.

Papa Francesco lo ha ricordato in una pagina molto bella della esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiun­gere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (E.G. 20). Andare, annunciare è un impegno di tutti i cristiani di tutti nella Chiesa. Non si può accettare la paura di testimoniare il Vangelo, la Parola di Dio. Le persone e le famiglie hanno bisogno di questa Parola di vita. Il nostro ritrovarci insieme in questa chiesa deve diventare una ragione in più, un motivo di incoraggiamento e di forza per andare, per avere il coraggio di testimoniare la gioia del Vangelo. “La Chiesa “in uscita” – continua Papa Francesco - è la comunità di di­scepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttifi­cano e festeggiano” (E.G. 24). Coinvolgersi, accompagnare, fruttificare, festeggiare sono i quattro verbi della nostra vita parrocchiale, di una chiesa tra le case, di una unità pastorale. Coinvolgerci: non dobbiamo lasciare agli altri l’impegno della liturgia, della catechesi e della carità, ma queste dimensioni della vita comunitaria devono trovarci attori e non spettatori, attivi e non passivi, partecipi con impegno. Accompagnare: dobbiamo saper prendere per mano le persone e le famiglie che vivono un momento di disagio, di lontananza dalla vita della comunità, perché ritrovino la via del casa del Padre, di questa chiesa. Dobbiamo impegnarci nell’educare i nostri ragazzi, con la pazienza di chi sa anche attendere, perdona, rassicura. Fruttificare: non possiamo lasciare che i nostri talenti vengano sepolti, ma dobbiamo portare frutto nella preghiera e nell’impegno quotidiano, nel servizio alla comunità, nei gesti di volontariato. E infine, festeggiare: una comunità vive la domenica, la festa come il giorno del Signore, insieme. Regaliamo la festa, non sprechiamola rimanendo chiusi in casa, a curare solo interessi personali o familiari. La festa è la ragione per cui i vostri padri hanno costruito questa casa di Dio, questa chiesa: è un dono che ci è stato lasciato per vivere la fraternità. Non esiste una vita cristiana individualista. Non ha senso.

Cari fratelli e sorelle, la riapertura di questa chiesa, di questa casa significhi la riapertura del nostro cuore alla passione per il Vangelo, che ha al centro l’amore a Dio e al prossimo. Una casa vuota è povera, come una chiesa vuota. Riempitela sempre con la vostra gioia e il vostro pianto, con il desiderio di incontro e di preghiera, con la Parola e con il canto. Questa chiesa sia anche la casa dei vostri sogni, dei vostri desideri, del vostro futuro, sapendo di trovare qui un Padre e un Figlio che vi accolgono, vi abbracciano, vi amano e uno Spirito che consola. “Alzati” : la parola di Paolo ad Anania ci svegli dal sonno e ci metta in cammino, perché anche la Parola cammini e la comunità cresca. Oggi come ai tempi di Paolo. Come per Paolo anche per noi. Così sia.

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