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Quaresima, tempo di grazia: omelia di mons. Perego

Mercoledì delle Ceneri


Basilica di San Francesco, Ferrara, 17 febbraio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, iniziamo oggi il cammino quaresimale verso la Pasqua, centro della nostra fede. E questo cammino inizia nella consapevolezza della nostra fragilità e creaturalità – ricordati che sei polvere e polvere diventerai” – dentro la quale possiamo accogliere il Vangelo – “convertitevi” – e vivere nella grazia – “Credere al Vangelo”. Sono le parole che accompagnano il gesto semplice dell’imposizione delle ceneri, accompagnate da un gesto di libertà che la Chiesa ci propone nel digiuno e nell’astinenza o di un’altra opera di penitenza: segni ulteriori che accompagnano questa consapevolezza della nostra fragilità che ha bisogno di essere sostenuta dalla misericordia del Signore. La Quaresima è anche tempo di speranza, ci ricorda il Papa nel Messaggio di quest’anno: sperare nella pazienza di Dio e nel perdono di Dio, per essere noi stessi “testimoni del tempo nuovo”. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del profeta Gioele ci invita a fare della Quaresima, il tempo del ‘ritorno a Dio’ anche attraverso la richiesta del perdono di Dio. E’ bella, però, la sottolineatura del profeta che ricorda che questo tempo di ‘ritorno a Dio’ deve essere condiviso da tutta la comunità, da tutti: dagli anziani, ai fanciulli, dagli sposi e dalle spose, dai sacerdoti. Il cammino verso la Pasqua è un cammino insieme, di cui il Mercoledì delle Ceneri è una tappa comunitaria. Forse abbiamo bisogno di fare uscire dall’individualismo anche il cammino penitenziale per dire insieme, presbiteri e fedeli: “Perdona, Signore, al tuo popolo”. Come anche abbiamo bisogno di far uscire dalla superbia e dalla vanagloria, oltre che dalla mondanità il nostro stile di vita, come ci ricorda papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium: “Chi è caduto in questa mondanità guarda dall’alto e da lontano, rifiuta la profezia dei fratelli, squalifica chi gli pone domande, fa risaltare continuamente gli errori degli altri ed è ossessionato dall’apparenza. Ha ripiegato il riferimento del cuore all’orizzonte chiuso della sua immanenza e dei suoi interessi e, come conseguenza di ciò, non impara dai propri peccati né è autenticamente aperto al perdono” (E.G. 97) . Questo invito a “lasciarci riconciliare da Dio” viene anche dall’apostolo Paolo. Il primo passo per il nostro perdono, per rinnovare la nostra vita lo ha fatto Dio Padre in Cristo Gesù. Il secondo passo tocca a noi, per “non accogliere invano la grazia di Dio”. Oggi quando parliamo di ‘grazia’ non sempre si comprende il suo significato. Nella fede la grazia rimanda al dono: di Dio alle creature e, al tempo stesso, delle creature nella partecipazione alla vita del Creatore. La grazia indica questo incontro e questo dono reciproco, che ha al centro e a fondamento della ‘giustificazione’ il mistero pasquale a cui il cammino quaresimale ci prepara. La pagina evangelica sottolinea la risposta dell’uomo al dono della grazia da parte di Dio, attraverso i gesti della carità, del digiuno, della preghiera. Questi gesti, però, non devono essere esibiti e neppure calcolati, ma nascosti. Troppe volte chiediamo che i nostri gesti, invece, vengano riconosciuti. Non appena viene richiesta una rinuncia, un passo indietro, anche nei nostri compiti ecclesiali o ministeriali si crede di perdere qualcosa. Alcune volte occupiamo tutti gli spazi per non lasciare spazio ad altri. La nostra salvezza non passa da una maggiore o minore visibilità, ma da una maggiore o minore carità. E’ la carità, l’amore la misura del nostro cammino di fede e di santità cristiana. L’amore e la carità in famiglia, l’Amoris laetitia – che sarà approfondito nella catechesi quaresimali - l’amore e la carità nel ministero laicale o ordinato, animato dallo spirito di servizio, l’amore e la carità nella vita consacrata, la perfetta carità, come ci ricorda il Concilio Vaticano II. Sempre nell’esortazione Evangelii Gaudium Papa Francesco ci ricorda: “Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: « Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri » (Gv 13,35)” (E.G. 99). Nel Messaggio per la Quaresima, poi, Papa Francesco ricorda che “il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (Cfr Mt 6, 1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono d’incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa”.

Cari fratelli e sorelle, che il tempo quaresimale sia questo tempo dove gustiamo il perdono e l’amore di Dio - in particolare partecipando all’Eucaristia e accostandoci al sacramento della Riconciliazione - e impariamo il perdono e l’amore fraterno, segni di un cammino di fede e di comunione, di testimonianza e di missione che trovano il loro significato nel rinnovo delle promesse battesimali nella Veglia pasquale: testimoni della speranza cristiana.

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