• Redazione

Prima Domenica di Avvento. La giustizia di Dio: omelia di mons. Perego

Ferrara, 28 novembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, con questa Domenica del Tempo di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico, tempo di ascolto e di preghiera, di memoria e di testimonianza. Ogni Anno liturgico, alla luce delle “gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce della gente, soprattutto dei poveri e dei malati” – ci ricorda l’inizio della Gaudium et spes - chiede di ricominciare, di rinnovare: chiede una rinnovata conversione personale e comunitaria. E’ una conversione che nasce da una rinnovata alleanza, che nella storia della salvezza prende avvio sempre dall’ascolto della Parola di Dio. Oggi la Parola di Dio ci raggiunge anzitutto con alcune parole profetiche di Geremia. Geremia parla di un germoglio della casa di Israele, di una nascita, che regalerà al popolo un uomo di giudizio, che ama e cerca la giustizia in questa città, Gerusalemme, la città della giustizia. Il tema della giustizia nella Parola di Dio ha vari significati. Non significa soltanto dare a ciascuno ciò che gli appartiene, ma anzitutto significa la fedeltà di Dio all’alleanza. In questo senso, giustizia diventa amore, perdono, compassione con Gesù Cristo, che arriva a dare la sua vita per noi, come ricorda soprattutto l’apostolo Paolo. L’Avvento ricorda questo carattere della giustizia di Dio, che non dimentica mai l’uomo, ma dopo la creazione, lo raggiunge con il suo Figlio e il dono dello Spirito. La giustizia di Dio noi la incontriamo nella storia della salvezza in questi tre volti del Dio trinitario: il Padre Creatore, il Figlio Redentore e lo Spirito Consolatore. Ogni nostro incontro con un volto di Dio rende giustizia, ma diventa anche motivo di conversione, di rinnovamento per il rinnovato incontro con il Signore. Anche l’Avvento, che prepara all’Incarnazione del Figlio di Dio, è tempo di conversione e di rinnovamento. Se all’esterno, nascosta come non mai dietro luci e consumi, la paura e l’incertezza del domani è ancora presente, come comunità cristiana nel tempo d’Avvento impariamo la pazienza dell’attesa, nell’ascolto e nell’ impegno – come Maria – sapendo che il Signore viene non solo per farci ritrovare il senso della vita, ma anche per accompagnarci con speranza nella quotidianità affaticata e incerta, anche dentro le nostre comunità, che pure subiscono l’incertezza del momento. Nella pagina ai Tessalonicesi, che abbiamo ascoltato, alla giustizia si sostituisce l’amore, “che deve sovrabbondare nei nostri cuori” – ricorda l’apostolo Paolo. L’amore è la regola di vita che il Signore ha insegnato, non solo a parole, ma fino a dare la sua vita per noi. L’amore è anche dono dello Spirito a Pentecoste, che rende capaci di testimonianza. Dall’amore di Cristo, in parole e gesti, il cristiano impara ad amare, a fare scelte originali d’amore: nella vita sociale, non accettando gesti, parole e atteggiamenti di esclusione e di disprezzo, di violenza e di abbandono; nella vita familiare, aprendosi alla vita, alla fedeltà e alla scelta educativa; nel mondo del lavoro, con rettitudine e solidarietà; nella comunità cristiana, impegnandosi nella partecipazione attiva e nella condivisione. La pagina evangelica è una piccola Apocalisse di Luca. Luca con le parole che abbiamo ascoltato non vuole spaventare, ma piuttosto preparare la comunità alla venuta del Salvatore, il Figlio dell’Uomo, il Dio che s’incarna, si rende vicino all’uomo, anziché giudicarlo. Cambia così la prospettiva apocalittica dell’Antico Testamento. Il Figlio dell’Uomo non è il giudice escatologico, ma il Figlio dell’Uomo è il Dio con noi, il Dio che ci libera dal peccato e ci rende capaci di camminare insieme, di assumere uno stile sinodale, come ci è richiesto in questo tempo. Il ‘vigilare’ non ha il carattere ansioso dell’attesa, ma del camminare con il Signore, di vivere in compagnia con Lui, un nuovo discepolato. Un discepolato che si rinnova in ogni stagione della Chiesa in forza del dono dello Spirito, di una nuova Pentecoste che trasforma, consola, invia. Un discepolato che si rinnova anche in questo cammino sinodale che abbiamo iniziato e che chiede a ciascuno e alle nostre comunità di prendere sul serio il rinnovamento che è fondato sul dono che il Signore porta a Natale, con l’inizio del tempo del cammino del Signore in mezzo a noi. Cari fratelli e sorelle, il Signore che viene ci trovi attenti e pronti a seguirlo, forti della consolazione dello Spirito Santo che, come per Maria nell’Annunciazione, rinnova, talora sconvolge la nostra vita di discepoli, rendendoci capaci di comprendere e testimoniare la gioia del Vangelo. Infatti, “la gioia del Vangelo – ci ricorda papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium - riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (E.G. 1). Così sia.

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