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Povertà e condivisione fraterna: omelia di mons. Perego per le ordinazioni presbiterali

Basilica di San Francesco, Ferrara, 10 ottobre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, nel buio e nelle preoccupazioni, tra le paure e i disagi che vivono le nostre comunità, quasi una notte che aggrava l’autunno e lo spogliarsi delle piante, viene la luce di questo giorno con il dono dell’Ordinazione presbiterale di Alessandro e Thiago. E’ il segno che il Signore continua a chiamare al servizio, al ministero e che la Chiesa cammina anche nel peccato, come ricorda Papa Francesco: “Il nostro dolore e la nostra vergogna per i peccati di alcuni membri della Chiesa, e per i propri, non devono far dimenticare quanti cristiani danno la vita per amore” (E.G. 76). A questo proposito è pieno di significato quanto scriveva don Primo Mazzolari : “Il sacerdote è sempre sotto giudizio perché è costretto a ripetere parole più grandi di sé” (Il Samaritano, Bologna, EDB, 1977, p. 19).

E la luce di questo giorno, ci aiuta a leggere la Parola di Dio. Il profeta Isaia, facendoci sedere a tavola con il Signore, segno di una Eucaristia che è anche simbolo del banchetto finale, ci ricorda che il Signore ‘asciugherà le lacrime”, “eliminerà la morte per sempre”, darà gioia in chi spera in Lui. Carissimi Alessandro e Thiago, celebrando ogni giorno l’Eucaristia voi gusterete la gioia della presenza del Signore e ravviverete la speranza. L’Eucaristia è il sacramento della gioia di cui noi siamo i servitori. In un testo di papa Benedetto XVI, dal titolo ‘Servitori della vostra gioia’, il Papa emerito ricordava come il prete debba saper dire con la sua vita la gioia del Vangelo. Quella gioia che Papa Francesco ci ha ricordato nella sua esortazione apostolica programmatica, Evangelii Gaudium, in cui ci ricorda la necessità di un cammino, di una riforma della nostra vita personale ed ecclesiale se desideriamo trasmettere la gioia del Vangelo. Vincendo alcune tentazioni, che anche voi, cari Alessandro e Thiago, potrete trovare sul vostro cammino e che Papa Francesco ci ha ricordato: “un’accentuazione dell’individualismo, una crisi d’identità e un calo del fervore. Sono tre mali che si alimentano l’uno con l’altro” (E.G.78). Ci si rinchiude nella propria vita, anche ministeriale, dimenticando la fraternità presbiterale; si ha quasi un complesso d’inferiorità, per le critiche continue che vengono dai mass-media alla Chiesa o dagli stessi fedeli; si rischia di dare poco valore alla preghiera, alla relazione con Dio, affogati nelle cose da fare, ma anche quasi inconsciamente pensando lontano il Signore dalla nostra vita. Sono tre tentazioni che camminano insieme e rischiano di indebolire il cammino ministeriale. “Finiscono per soffocare la gioia della missione in una specie di ossessione per essere come tutti gli altri e per avere quello che gli altri possiedono. In questo modo il compito dell’evangelizzazione diventa forzato e si dedicano ad esso pochi sforzi e un tempo molto limitato” (E.G. 80).

La pagina di San Paolo che abbiamo ascoltato sottolinea un altro aspetto del nostro ministero. Possiamo trovarci nelle nostre comunità a vivere nella povertà o nell’abbondanza. In ogni situazione, comunque, non dobbiamo perdere lo sguardo verso Dio e i fratelli. In particolare, non dimenticate, accanto all’obbedienza e alla castità, la promessa di povertà che accompagna il nostro e il vostro ministero. La remunerazione che il sacerdote riceve, attraverso l’Istituto del sostentamento del clero, alimentato da offerte liberali dei fedeli e dai fondi dell’8 per mille attraverso sempre la scelta dei fedeli, non crea per il sacerdote un patrimonio proprio, ma crea un bene economico che serve al suo onesto sostentamento. Il presbitero diocesano, diversamente dai religiosi, non è tenuto a rinunciare al patrimonio che gli derivano da eredità o da altre fonti, però non può fare diventare ‘patrimonio’ quanto ha ricevuto durante il suo ministero. Il Concilio ce lo ricorda: “I sacerdoti sono invitati ad abbracciare la povertà volontaria, con cui possono conformarsi a Cristo in un modo più evidente ed essere in grado di svolgere con maggior prontezza il ministero” (P.O. 17) Cari novelli sacerdoti, il vostro sostentamento sia usato per un tenore di vita sobrio e un ambiente di vita decoroso; per curare la vostra formazione, la vita spirituale, come anche la vostra salute e il tempo del riposo. Non dimenticate di usare il sostentamento anche per una giusta retribuzione a chi fa servizio a voi non nella forma del volontariato. Così pure non trascurate la carità nei confronti di chi è più in difficoltà, delle opere a favore della tutela della vita dei più deboli (CIC, c. 282); il mutuo soccorso tra sacerdoti sia sempre tenuto in alta considerazione. A questo proposito, sappiate valorizzare anche l’indicazione sempre del Concilio a favorire una ‘cassa comune’ tra sacerdoti che vivono nella stessa parrocchia o unità pastorale: “un certo uso comune delle cose, cioè una comunione dei beni contribuisce in maniera significativa a testimoniare la scelta della carità pastorale” (cfr. P.O.17). In altre parole, ricordate che è dovere di giustizia ritornare alla Chiesa e ai poveri quanto ricevuto dal ministero della Chiesa e non utilizzato per l’onesto sostentamento. La pagina evangelica di Matteo ci fa riascoltare una parabola del Regno. Il re fa una festa, tutto è pronto, ma mancano gli invitati. E allora il re allarga l’invito a tutti, purchè si abbia un abito, uno stile di vita idoneo. Mi piace paragonare anche questo banchetto di nozze ancora all’Eucaristia, che da oggi siete chiamati a presiedere nelle nostre comunità. Cari Alessandro e Thiago, curate la celebrazione eucaristica, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (L. G. 11), come il luogo privilegiato d’incontro con il Signore e con i fratelli. Inizierete il vostro ministero celebrando con la terza edizione del Messale romano, strumento di una riforma liturgica che il Concilio Vaticano II ha promosso: approfondite la conoscenza del Messale come uno strumento che accompagna la vostra spiritualità e la spiritualità dei fedeli, chiamati ad una attiva partecipazione all’Eucaristia. Custodite e preparate bene la chiesa, come la vostra casa. Valorizzate e curate i ministeri del lettorato e dell’accolitato, sentite come un collaboratore fraterno il diacono; curate l’accoglienza dei fedeli – oggi seguendo anche le particolari norme sanitarie – e valorizzate il canto. La celebrazione eucaristica sia lo specchio di una comunità che sposa il principio di una ministerialità diffusa e supera ogni forma di clericalismo.Cari Alessandro e Thiago, da oggi siete parte di un presbiterio: non è una casta, ma è il luogo della fraternità sacerdotale per servire insieme il popolo di Dio. Maria, Madonna delle Grazie, patrona della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, come Serva del Signore vi accompagni nel vostro ministero presbiterale che è un dono, una grazia per voi e per tutta la nostra Chiesa. Così sia.

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