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Pentecoste: il dono dello Spirito rinnova le nostre relazioni: omelia di mons. Perego



Messa della vigilia di Pentecoste e Accolitato di Sandro Mastellari


Ferrara, Chiesa di S. Benedetto, 30 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, il dono dello Spirito, la Pentecoste ci raggiunge quest’anno in una situazione ancora di paura e di sconforto, simile a quella degli apostoli riuniti nel Cenacolo.

Un dono che aiuta a non confonderci, innanzitutto, in mezzo a un mondo di relazioni e di comunicazione che sembra simile a una ‘Babele’, per fare riferimento alla prima lettura che abbiamo ascoltato. La pagina della Genesi, infatti, ci ha ricordato come l’ordine della creazione, che ha Dio come artefice, e che rende il mondo una sola famiglia – “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole” -, viene dall’uomo sostituito da un disordine, creato dalla pretesa di potenza – “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome” -, che porta l’uomo a essere incapace di riconoscere, di capire gli altri, crea incomunicabilità. La tecnica, le nuove scoperte, la scienza porta l’uomo a trascurare Dio, pensando di poterne fare a meno, dimenticando la propria creaturalità, il proprio limite nell’intelligenza e nel corpo, il timore di Dio. È una storia che si ripete. È un racconto che dice una realtà che ieri come oggi rischia di abbandonare Dio non appena scopre le sue capacità, per poi riscoprirsi debole creatura di fronte a nuove esperienze, nuove situazioni, come la recente pandemia. Al progetto di Dio si sostituisce il progetto umano. Molto bella è l’immagine di Dio che scende “a vedere la città e la torre”: è un Dio che non guarda da lontano l’uomo, ma è vicino, arriva in città, tra le case, ieri come oggi. “Camminando verso la maturità umana – ha scritto il card. Martini commentando e attualizzando il racconto della torre di Babele -, avvertiamo che in noi e attorno a noi ci sono forme di distruzione sempre all'opera, sperimentiamo che l'egoismo prevale sull'altruismo, che l'orgoglio è avido di potere e di successo, che la smania di protagonismo corrode il cuore, che la fragilità umana è in se stessa insuperabile; allora intuiamo l'assoluta necessità di una salvezza dall'alto. Anche camminando sulle strade del Vangelo, avvertiamo il peso della nostra debolezza, l'inconsistenza dei nostri propositi, l'incapacità a programmare le nostre giornate come desidereremmo, percepiamo con forza la grandezza dell' amore di Dio che solo ci salva dalla nostra dispersione” (C.M. Martini, Ritrovare se stessi, Milano, Centro sociale ambrosiano-Piemme, 1996).

La Pentecoste riporta ordine nella creazione e rinnova le relazioni nella vita quotidiana: “ciascuno nella propria lingua “ (At 2,6) ascolta la Parola del Signore. Questa rinnovata relazione, questa reciproca comprensione è un segno che il Vangelo è stato annunciato e sta dando frutto. Al tempo stesso, molto bella è l’immagine evangelica di Giovanni dove lo Spirito più che fuoco è acqua che disseta, acqua che irrora la terra. Tutti conosciamo quanto sia importante l’acqua per la vita. Lo Spirito per la vita cristiana è come l’acqua che bagna, purifica, rinnova. L’acqua spinge ogni cosa che le è vicina: diventa anche il segno della missione. “A Pentecoste – scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium -, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio” (E.G. 259).

La pagina di S. Paolo ai Romani ricorda che lo Spirito rinnova il creato e le creature, ascolta le sofferenze della creazione e le debolezze delle creature, rinnova il valore del nostro corpo, “tempio dello spirito”. Lo Spirito Santo, scrive l’apostolo Paolo, è anche il dono che motiva la nostra speranza. Nello Spirito, infatti, ci riconosciamo figli e fratelli che guardano a Gesù Cristo come il Salvatore, la nostra speranza. La povertà e la debolezza della nostra fede, le nostre paure – come gli apostoli nel cenacolo – sono vinte dalla presenza dello Spirito che apre i nostri occhi e i nostri cuori, rendendoci capaci di scegliere e di discernere i segni dei tempi. Dalla Pentecoste gli Apostoli comprendono il senso dell’Eucaristia “per voi e per tutti”, di una Chiesa cattolica, universale. Caro Sandro, il dono dell’accolitato è al servizio di una Chiesa che dall’Eucaristia è chiamata non solo ad andare a tutti, ma ad aiutare tutti a sentirsi una sola famiglia umana; è il segno di una Chiesa carismatica, bagnata dall’acqua dello Spirito. La tua esperienza familiare con l’accolitato si allarga per scoprire la Chiesa come “il segno e sacramento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (L.G. 1) e per servire il bene comune. L’Eucaristia non chiude, ma apre. L’Eucarestia è per noi e per tutti. L’Eucaristia è il segno e il sacramento del cammino verso una sola famiglia umana, prefigurata a Pentecoste. A Pentecoste il Signore ci regala la pace, che in ogni Eucaristia diventa un dono e anche un impegno. In questo tempo non ci scambiamo il segno di pace, ma la invochiamo su ciascuno di noi: è il segno concreto della fraternità cristiana, ma anche l’impegno per riconoscere come il mondo sia una sola famiglia. E la pace e la fraternità chiede la capacità di perdonare: il dono dello Spirito è anche per perdonare. Il perdono è un segno e un sacramento della Chiesa che celebra l’Eucaristia e che si scopre come fraternità, “un solo corpo”.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, caro Sandro, il dono dello Spirito in questa Pentecoste sia vento che aiuta a radunarsi attorno all’Eucaristia e spinge ad andare, a camminare tra la gente: forza per saper portare la pace e acqua per regalare il perdono. Sono i segni, i sacramenti di una Chiesa della Pentecoste, illuminata e dissetata dallo Spirito e chiamata a rinnovare la faccia della terra.

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