• Redazione

Pentecoste: costruire una sola famiglia umana: omelia di mons. Perego

Messa di Pentecoste e chiusura mese mariano


Santuario Aula Regia, Comacchio, 31 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, siamo arrivati al termine del mese di maggio, mese tradizionalmente dedicato a Maria, dopo un cammino tra chiusure e aperture, paura e gioia, determinate da una malattia che improvvisamente ha cambiato la nostra vita. L’anno mariano per ricordare l’Incoronazione della Madonna del popolo, a quattrocento anni di distanza, continua però fino al 31 dicembre, quando ringrazieremo insieme il Signore in questo nostro Santuario. E la chiusura del mese di maggio, quest’anno, incrocia la celebrazione della solennità di Pentecoste. Quest’anno, come gli apostoli, sentiamo particolarmente presente tra noi Maria, Vergine e Madre, e con Lei, in questo Santuario dell’Aula Regia, invochiamo il dono dello Spirito.

Dio a Pentecoste entra di nuovo nel mondo, nell’uomo e, per grazia, una grazia che si rinnova in ogni battezzato e cresimato, li fa rinascere a vita nuova. La pagina degli Atti racconta cosa avvenne a Pentecoste e soprattutto i tre segni della venuta dello Spirito: un vento, le lingue di fuoco, l’unità e la diversità delle lingue. Il vento e il fuoco sono i segni con cui Dio si presentava ai profeti nella storia del popolo ebraico. L’unità e la diversità delle lingue ricorda un episodio biblico, la torre di Babele: la famiglia umana prima della costruzione della torre di Babele era unita; dopo la torre di Babele, nata dall’egoismo e dalla superbia dell’uomo, si divide. Lo Spirito si fa sentire, chiama, raduna persone anche di diversa lingua e nazionalità, come abbiamo ascoltato dalla pagina degli Atti, per ricordare e annunciare le opere di Dio. Lo Spirito Santo – ricorda ancora la pagina evangelica di Giovanni – regala anche la pace e la capacità di perdonare: due doni importanti per le nostre famiglie e le nostre città che spesso Maria chiede ai fedeli nei messaggi delle sue numerose apparizioni nella storia e nella vita della Chiesa. “Dissetati dallo Spirito” ci sentiamo come un solo corpo di cui molte sono le membra – ricorda la pagina di San Paolo ai Corinzi. E “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune” – ricorda sempre S. Paolo. La Pentecoste ci ricorda la nostra vocazione umana: costruire una sola famiglia, costruire fraternità. Il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium definisce la Chiesa “quasi un sacramento, ossia segno e strumento di intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano” (L.G. 1). Il Magistero post-conciliare da San Paolo VI a Papa Francesco ha ricordato questo impegno della Chiesa ad uscire da una logica locale e nazionale nell’evangelizzazione, ma anche nell’impegno sociale e politico. Nell’enciclica Populorum progressio, oltre 50 anni fa, San Paolo VI ricordando come in questo tempo due sono gli ostacoli da superare, il nazionalismo e il razzismo, concludeva: “Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere” (P.P. 17). Il tema dell’unità della famiglia umana è stato richiamato in particolare da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si', perché l’impegno di un’ecologia integrale chiede di leggere il mondo come una sola casa e gli uomini come una sola famiglia. Egli scrive: “Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza” (L. S. 52). Il pianeta è di tutti e viverlo come casa comune è un dovere sempre più comune, per proteggerlo, ricercando insieme uno sviluppo sostenibile e integrale. Da qui l’appello del Papa a tutti: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato” (L.S. 13). La Pentecoste ci ricorda la verità della creazione e diventa la forza per rinnovarla, uscendo dall’egoismo e dall’individualismo e aprendoci alla solidarietà e alla fraternità. Dopo la Pentecoste gli Apostoli con Maria sentono questa missione di andare tra le genti e di superare – come avverrà al Concilio di Gerusalemme – il rischio di considerare il Vangelo solo per sé, per i vicini e non per i lontani, per i Giudei e non per i pagani. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, ringraziamo Maria, la Madonna del popolo, per averci accompagnati, quasi presi per mano in questo mese di maggio in cui ci siamo fermati ai suoi piedi nei diversi santuari diocesani. Chiediamo a Lei, Vergine e Madre, Madonna del popolo, incoronata Regina quattrocento anni fa, di continuare ad accompagnare i nostri passi e le nostre scelte rendendoci capaci di essere testimoni del Vangelo e costruttori di una sola famiglia umana.

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