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Passato e futuro guidano sempre l’adesso, l’oggi della nostra fede: omelia di mons. Perego

Ostellato, 26 giugno 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e care sorelle, in questa Eucaristia, alla vigilia della festa patronale dei Ss. Pietro e Paolo, ci vede riuniti per ascoltare e meditare la Parola, che è Parola di vita che illumina i nostri passi e la vita delle nostre comunità, che ha un tesoro nel suo passato di fede e di cultura – custodito nei nostri archivi oggi recuperati e che riaffideremo a tutta la comunità, nelle testimonianze artistiche e storiche, in un patrimonio culturale ecclesiale -, ma ha anche un futuro di cui saranno protagoniste soprattutto le giovani generazioni. Passato e futuro guidano sempre il presente, l’adesso, con le sue attese e le sue speranze, con le fatiche che ogni tempo riserva – oggi la fatica di una pandemia e delle sue conseguenze – ma anche con uno sguardo di fede che confida nel Signore e di carità e prossimità che ci rende comunità vicini soprattutto a chi vive la sofferenza, la povertà e il disagio.

La pagina del libro della Sapienza, infatti, ci ricorda che Dio è il Creatore di ogni cosa, che sono fonti di vita per l’uomo, “immagine e somiglianza di Dio. “Dio non ha creato la morte” – ci ha ricordato la pagina della Sapienza, ma la morte, il peccato è il frutto della libertà dell’uomo che non si è fidato di Dio. Non solo il primo uomo è il colpevole con il suo peccato, ma ogni uomo, ognuno di noi che spesso non si fida di Dio, ma piuttosto delle sue capacità e si crede il padrone del mondo, scoprendosi poi – come in questa pandemia – debole e fragile, creatura. Ma Dio non ci ha abbandonato al peccato, alla disperazione, ma ha mandato suo figlio che “guarisce” il nostro peccato, insegna il comandamento dell’amore, che diventa la forza per un mondo rinnovato, fraterno. Il miracolo della guarigione della figlia di Giairo da parte di Gesù ci ricorda che Dio è vita. Ancora di più ce lo insegna il miracolo dell’emorroissa, la donna che perdeva sangue, dove solo la fede che se avesse toccato il mantello di Gesù sarebbe stata guarita gli dona la salute. Pietro, uno dei vostri patroni, è testimone insieme a Giacomo e Giovanni, di questi miracoli. E Pietro ricorda a voi oggi anzitutto l’importanza della fede, come il dono che può rinnovare la nostra vita. Forse alcuni di voi hanno potuto sperimentare concretamente come la fede cambia la vita. Forse anche alcuni di voi hanno ritrovato la forza e il coraggio di continuare a vivere dopo aver incontrato la sofferenza, la morte di una persona cara. Forse anche alcuni di voi hanno sperimentato come uomini di fede hanno vissuto nella giustizia e nella carità, nell’amore trasformando la vita familiare e sociale. L’apostolo Paolo, l’altro vostro patrono, nella pagina alla comunità di Corinto rivolge anche a noi, alla nostra comunità le parole rivolte un tempo alla Chiesa di Corinto, una città porto di mare dove arrivano e vivevano persone più diverse per cultura e religione. Paolo ci ricorda che la ricchezza che la fede ha regalato in termini di conoscenza e di amore deve renderci capaci di carità, come Gesù che “da ricco che era si è fatto povero”. Non si tratta – ci ricorda Paolo – di spogliarci di tutto, di non avere il necessario per vivere, ma di non pensare solo ad accumulare, vivere nell’abbondanza dimenticando chi è in difficoltà e povero. E oggi molti sono i poveri e le persone in difficoltà: anziani soli, bambini, famiglie, lavoratori precari e disoccupati. Persone vicine, arrivate da diversi Paesi alla fame e in guerra, e persone lontane rimaste a morire di fame, di sete, per le violenze. Il Papa, il successore di Pietro, vostro patrono, nella Giornata di oggi, Giornata della carità del Papa ci ricorda il valore di una fede che si fa vita, prossimità, condivisione delle sofferenze e delle fatiche dei più poveri. “L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica -. Ha scritto Papa Francesco nell’ esortazione Evangelii Gaudium - , provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri. Questo indissolubile legame tra l’accoglienza dell’annuncio salvifico e un effettivo amore fraterno è espressa in alcuni testi della Scrittura che è bene considerare e meditare attentamente per ricavarne tutte le conseguenze. Si tratta di un messaggio al quale frequentemente ci abituiamo, lo ripetiamo quasi meccanicamente, senza però assicurarci che abbia una reale incidenza nella nostra vita e nelle nostre comunità. Com’è pericolosa e dannosa questa assuefazione che ci porta a perdere la meraviglia, il fascino, l’entusiasmo di vivere il Vangelo della fraternità e della giustizia! La Parola di Dio insegna che nel fratello si trova il permanente prolungamento dell’Incarnazione per ognuno di noi: « Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me » (Mt 25,40)” (E.G. 180).

Cari fratelli e sorelle di Ostellato, in questa vigilia della festa patronale raccogliamo l’invito del Successore di Pietro a un gesto di carità e il monito dell’apostolo Paolo alla uguaglianza sociale. La carità è ‘il di più’ del cristiano che non si accontenta semplicemente di un dono, ma che cerca nel dono di costruire una società più giusta, che rispetti la dignità e l’uguaglianza di ogni persona e riconosca in ogni uomo suo fratello, come ci ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. IL Signore accompagni la vostra comunità nel cammino di fede, forti di un patrimonio di fede e di vita del passato che possa essere risorsa per un futuro di fede e di vita delle nuove generazioni. Così sia.

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