• Redazione

Pasqua di Pace: omelia del Vescovo all'Ospedale di Cona


Ospedale di Cona, 13 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica di Matteo ha il centro il tradimento di Giuda per denaro. Il denaro ieri e oggi segna le scelte di molte persone. Per alcuni l’accumulo del denaro genera ricchezza; per altri è il dono del denaro che genera ricchezza. Il passaggio dall’accumulo al dono, alla condivisione è uno degli aspetti che caratterizzano la ‘via’ cristiana, lo stile di vita cristiano. Chi tradisce, chi accumula e non condivide, sembra dire Gesù, non può partecipare alla Cena del Signore, come indicano i versetti successivi della pagina evangelica odierna. Una Cena pasquale che Gesù invita i discepoli a preparare. E mentre Gesù e i discepoli sono a Cena si svela il tradimento e il traditore. Sono parole dure quelle di Gesù, che nascondono l’amarezza di chi, vicino nel suo cammino, non ha compreso il valore della compagnia di Gesù. Ritorna il titolo di Figlio dell’uomo, nelle parole di Gesù, per rivelare come Gesù vivrà fino alla morte la sua umanità, ma al tempo stesso in Lui si realizza il disegno di salvezza del Padre. Nessun tradimento, nessuna incomprensione, nessun peccato può impedire la realizzazione della salvezza. Questo ci consola, ma al tempo stesso ci impegna a camminare con il Signore sulla sua via. Prepariamoci a questo cammino che, da domani, ci porta nel Triduo pasquale, dove Gesù completa il suo cammino di obbedienza al Padre. A noi tocca accogliere questo dono della vita del Figlio di Dio, un dono d’amore, liberandoci da tutto ciò che rischia di allontanarci da questo dono: la pigrizia, l’individualismo, l’egoismo. Il Giuda che è in noi rischia talora di farci allontanare dal Signore e di non renderci capaci di gustare il suo amore che a Pasqua raggiunge la sua massima espressione. Non sprechiamo l’amore del Figlio. Non sprechiamo l’Eucaristia che ci aiuta a costruire una relazione autentica con il Figlio dell’Uomo che chiede, ancora di fare la Pasqua con noi. La Pasqua di quest’anno, poi, non può che essere una Pasqua di pace. Attorno a noi, a noi vicina è la guerra con i suoi morti, le sue violenze, le distruzioni, le persone in fuga, soprattutto donne e bambini, che arrivano anche nella nostra città e nei nostri paesi, anche nei nostri Ospedali. E’ una guerra che chiede accoglienza per le persone e le famiglie, come ogni guerra che allontana e distrugge le case, che costringe a lasciare la propria terra. E’ una guerra che ci costringe a confidare nelle armi, anche se non è la strada ultima, ma penultima. La strada ultima, definitiva è la strada della pace. E’ la strada evangelica della nonviolenza, che è difficile per tutti noi, ma l’unica strada - come ha ricordato Papa Francesco in questi tempi di guerra vicina - che garantisce la vita e il futuro. E’ una Pasqua in cui il dono della pace di Gesù Risorto viene accolto e viene testimoniato, scambiato nella nostra vita. A Pasqua ritorna per tutti questo messaggio e augurio di pace. E’ un messaggio testimoniato con forza dal processo di Gesù, l’Innocente che si lascia condannare, il Condannato innocente e il Crocifisso sofferente che sceglie di amare e perdonare (cfr. Rom 8,31-34). E nella scelta di libertà fino alla morte nasce la vita, la vita eterna, la risurrezione che la Pasqua ogni anno ci annuncia e ci fa rivivere. Il Risorto è la vittoria della pace sulla violenza, dell’amore sull’odio, della vita sulla morte, in quel “prodigioso duello”, che si rinnova in ogni stagione della storia, raggiunge ogni luogo della nostra vita, anche questo Ospedale.

Buona Pasqua, Buona Pasqua di pace.

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