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Papa a Caritas: “le tre vie della carità: partire dagli ultimi, stile del Vangelo e creatività"

L'incontro in Vaticano sabato 26 giugno. Presente in prima fila anche il nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, Direttore Caritas di Cremona dal '97 al 2002, dal 2002 al 2009 Responsabile dell'Area Nazionale e poi Responsabile del Centro Studi e dell'Archivio Storico



Un momento dell'intervento del card. Bassetti

“Partire dagli ultimi, custodire lo stile del Vangelo, sviluppare la creatività”: queste le tre vie indicate da Papa Francesco ai membri della Caritas italiana, ricevuti la mattina del 26 giugno in Vaticano, in occasione del 50° anniversario di fondazione dell’organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana voluto da Paolo VI per promuovere la carità. I partecipanti sono arrivati dalle 218 Caritas diocesane di tutta Italia e da Caritas italiana.

“Siete parte viva della Chiesa, siete ‘la nostra Caritas’, come amava dire San Paolo VI”, ha esordito il Papa, confermando il loro compito e adeguandolo alle sfide attuali: “sono sempre di più i volti dei poveri e le situazioni complesse sul territorio”. Papa Francesco ha poi esplicitato “le tre strade su cui proseguire il percorso”. “La prima: la via degli ultimi. È da loro che si parte, dai più fragili e indifesi – ha detto -. La carità è la misericordia che va in cerca dei più deboli, che si spinge fino alle frontiere più difficili per liberare le persone dalle schiavitù che le opprimono e renderle protagoniste della propria vita”. A questo proposito ha ricordato “molte scelte significative, in questi cinque decenni”, tra le quali l’obiezione di coscienza, il sostegno al volontariato, la cooperazione con il Sud del pianeta, gli interventi in occasione di emergenze in Italia e nel mondo; “l’approccio globale al complesso fenomeno delle migrazioni, con proposte innovative come i corridoi umanitari” o gli “strumenti capaci di avvicinare la realtà, come i Centri di ascolto e gli Osservatori delle povertà e delle risorse”. La seconda via è quella del Vangelo, ossia “lo stile dell’amore umile, concreto ma non appariscente, che si propone ma non si impone. È lo stile dell’amore gratuito, che non cerca ricompense. È lo stile della disponibilità e del servizio, a imitazione di Gesù che si è fatto nostro servo”. La terza strada è invece quella della creatività: “Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà – ha detto -. Continuate a coltivare sogni di fraternità e ad essere segni di speranza. Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia”. “Abbiamo bisogno di una carità dedicata allo sviluppo integrale della persona: una carità spirituale, materiale, intellettuale", ha affermato ancora il Papa. “È lo stile integrale che avete sperimentato in grandi calamità, anche attraverso i gemellaggi, bella esperienza di alleanza a tutto campo nella carità tra le Chiese in Italia, in Europa e nel mondo. Ma questo – lo sapete bene – non deve sorgere solo in occasione delle calamità: abbiamo bisogno che le Caritas e le comunità cristiane siano sempre in ricerca per servire tutto l’uomo”. Perché “la via del Vangelo – ha proseguito – ci indica che Gesù è presente in ogni povero. Ci fa bene ricordarlo per liberarci dalla tentazione, sempre ricorrente, dell’autoreferenzialità ecclesiastica ed essere una Chiesa della tenerezza e della vicinanza, dove i poveri sono beati, dove la missione è al centro, dove la gioia nasce dal servizio”.

Papa Francesco ha anche invitato alla “parresia della denuncia” che non “è mai polemica contro qualcuno, ma profezia per tutti: è proclamare la dignità umana quando è calpestata, è far udire il grido soffocato dei poveri, è dare voce a chi non ne ha”. Il Papa ha concluso con un sentito “grazie a voi, agli operatori, ai sacerdoti e ai volontari”, soprattutto perché “in occasione della pandemia la rete Caritas ha intensificato la sua presenza e ha alleviato la solitudine, la sofferenza e i bisogni di molti”. “Sono decine di migliaia di volontari, tra cui tanti giovani, inclusi quelli impegnati nel servizio civile, che hanno offerto in questo tempo ascolto e risposte concrete a chi è nel disagio”, ha ricordato ancora il Papa: “Sono loro i protagonisti dell’avvenire. Non è mai sprecato il tempo che si dedica ad essi, per tessere insieme, con amicizia, entusiasmo e pazienza, relazioni che superino le culture dell’indifferenza e dell’apparenza”. “Non bastano i ‘like’ per vivere: c’è bisogno di fraternità e di gioia vera – ha sottolineato -. La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, per far loro assaporare il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri”. Così facendo, ha precisato, “la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro, come fanno i bambini”.

Il Papa ha concluso invitandoli a percorrere “con gioia” le tre vie indicate: “partire dagli ultimi, custodire lo stile del Vangelo, sviluppare la creatività” e a sentirsi “ogni giorno scelti per amore”: “Sperimentate la carezza misericordiosa del Signore che si posa su di voi e portatela agli altri. Io vi accompagno con la preghiera e vi benedico; e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!”



Il saluto del Vescovo a Papa Francesco

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Le parole del card. Bassetti

“Santità, non vogliamo essere una Chiesa ‘timida’ ma – per usare una sua espressione felice – vogliamo essere una Chiesa che ‘fa chiasso’ attraverso le opere di misericordia e di carità. Siamo qui per dirle questo”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, si è rivolto a Papa Francesco nel suo saluto iniziale durante l’udienza in Vaticano, in occasione dei 50 anni dalla nascita di Caritas italiana, istituita da San Paolo VI il 2 luglio 1971 “con lo scopo di essere testimonianza viva della carità in tutti i suoi molteplici aspetti”: “In una parola – ha precisato il cardinale Bassetti – si voleva sostituire l’assistenzialismo con la promozione umana, con una opzione preferenziale per i poveri, come aveva detto il Concilio”. “I nostri centri di ascolto – ha proseguito il presidente della Cei – forniscono dati sociali sul disagio sociale e sulla povertà che non sono basati solo sul rilevazioni numeriche. Non ci interessa questo. Ci interessano soprattutto i volti, le storie, le situazioni concrete delle persone e delle famiglie”.

Il cardinale Bassetti ha ricordato le parole “inequivocabili” del Papa che sottolineano “la centralità dell’accoglienza in questo passaggio di millennio”: “la Chiesa è madre, e la sua attenzione materna si manifesta con particolare tenerezza e vicinanza verso chi è costretto a fuggire dal proprio Paese e vive nello sradicamento e nella fragilità”. “Oggi – ha concluso – lei ci invita a portare la speranza negli occhi ma soprattutto nel cuore dei poveri, dei rifugiati, di chi ha perso le proprie radici. Grazie”.

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