• Redazione

Padre Marcello, compagno di viaggio nel quotidiano: omelia di mons. Perego

Aggiornamento: 26 set 2021

Basilica di San Francesco, Ferrara, 25 settembre 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, la pagina dei Numeri che oggi abbiamo ascoltato parla dello Spirito del Signore che scese dalla nube su Mosè e i settanta uomini e che diventano profeti, portatori della Parola di Dio. In ogni tempo della storia della salvezza il Signore scende su uomini e donne per regalarci il dono della profezia, che aiuta a discernere, a scegliere e camminare. I Santi sono uomini e donne che portano il segno della profezia. Oggi la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio condivide con l’Ordine dei Frati Carmelitani scalzi la conclusione del processo diocesano di Padre Marcello dell’Immacolata, carmelitano che visse tra noi, servo di Dio. Non ho conosciuto Padre Marcello, come invece molti di voi. Dalla sua vita e dalle testimonianze abbiamo riconosciuto, insieme a una vita di consacrazione, la profezia del Regno. Infatti, padre Marcello ha camminato sulle strade di Parma e Bologna, ma soprattutto della nostra città, portando gioia, comprensione, dolcezza e delicatezza nei diversi luoghi del suo servizio: come insegnante di religione nella scuola superiore, come assistente scout, come formatore di giovani universitari e collegiali, nella preparazione e nell’accompagnamento delle coppie e delle famiglie. E in questo padre Marcello – parafrasando le parole del Papa al Capitolo dei Carmelitani, l’11 settembre scorso – ha camminato “in obsequio Iesu Christi e nella gioia”. Le sue relazioni e i suoi incontri erano sempre illuminati da una fede viva, alimentata dalla contemplazione, da un familiare colloquio con Dio, percepito come viva fiamma di Amore, come Bontà infinita, come Amico seguendo, da figlio del Carmelo, la spiritualità di S. Giovanni della Croce, di Santa Teresa d’Avila e di S. Teresa del Bambin Gesù. Possiamo serenamente pensare – usando un’immagine di Papa Francesco – che padre Marcello è stato un consacrato che ha cercato di vivere la santità nel quotidiano. A chi lo ha conosciuto ha lasciato impresso il suo sorriso, che incoraggiava, rasserenava di fronte ai problemi. Da Confessore di tanti Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli Padre Marcello non si è fermato a segnalare la gravità del peccato, della colpa, ma ricordava come del Signore “il giogo è soave, il suo carico leggero”: non è il peccato al centro della morale, ma la grazia che sostiene la nostra libertà. Il tratto in confessionale di Padre Marcello è stato quello della misericordia. Per questo il suo confessionale non era mai vuoto: anni e anni dedicati all’ascolto paziente delle colpe e delle sofferenze delle persone e a donare la misericordia di Dio. Padre Marcello, con la sua serenità e dolcezza dava la certezza che nessun peccato era così grave da non ‘meritare’ la misericordia di Dio.

La pagina dell’apostolo Giacomo e la pagina evangelica invitano alla condivisione e condannano la ricchezza che diventa accumulo, frutto dello sfruttamento dei lavoratori, strumento per i propri piaceri egoistici; oppure abbandono di chi è malato, pura curiosità o malignità, scandalo per i più piccoli. Padre Marcello ha fatto anche una lunga esperienza come cappellano nella divisione pediatrica dell’Ospedale S. Anna. Questa familiarità con i piccoli, molti dei quali talassemici, gli ha creato una sensibilità particolare, capace di pazienza, di accoglienza, di rispetto, di cura. Con i piccoli Padre Marcello ha imparato non solo ad essere padre, ma anche ad essere lui stesso ‘piccolo’, a fidarsi del Signore e a donarsi agli altri. Preghiera e amore camminano sempre insieme. Come ricorda Papa Francesco, nell’esortazione Gaudete et exultate, dedicata alla chiamata universale alla santità: “La preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si manifesti nella dedizione ai fratelli” (G.E.104).

L’ultimo tratto della vita di Padre Marcello è stato segnato dalla malattia, che gli procurò indicibili sofferenze. A seguito alle complicanze di un intervento neurochirurgico perse via via la possibilità di comunicare con il mondo esterno, di camminare nelle vie della sua città. All’immobilità seguirono le piaghe, la sordità. E’ la storia di tante persone nell’ultimo tratto della loro vita. Anche questo tratto di vita di Padre Marcello è stato esemplare, perché non fu abbandonato ma accompagnato da centinaia di persone in fila, in processione, per poterlo almeno vedere: un tratto che ci ricorda il valore della vita fino alla fine, in un tempo in cui rischiamo di ergerci a padroni della vita e della morte delle persone. Il suo cammino terreno si chiudeva il 13 luglio del 1984, dopo cinquantaquattro anni di professione religiosa e quarantasei di sacerdozio, e i funerali furono celebrati il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo. La Madre di Dio e Madre nostra veniva a prenderlo con cura e affetto per accompagnarlo nella casa del Padre, come un figlio.

Cari fratelli e sorelle, mentre concludiamo il processo diocesano nel percorso per riconoscere l’eroicità delle virtù di Padre Marcello, desideriamo ricordare la sua testimonianza di fede, il suo amore a Dio, alla Chiesa, ai fratelli e alle sorelle di questa nostra Chiesa in Ferrara-Comacchio, perché il suo cammino tra noi per tanti anni, faccia di lui ancora un compagno di viaggio nel cammino sinodale della nostra Chiesa, mentre ci ricorda ancora le parole del suo testamento: “Vado in Paradiso, vogliatevi bene”. Così sia.



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