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Ordinazioni presbiterali don Luciano, don Alessio, don Fabio, don Giuliano, don German: omelia

Aggiornato il: 23 dic 2019

Concattedrale di Comacchio, 21 settembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, carissimi presbiteri, oggi è un giorno speciale per la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, per due motivi: da una parte iniziamo un anno di grazia, un anno mariano, sotto la materna protezione della Madonna dell’Aula Regia, della Madonna del popolo; dall’altra, questo inizio è baciato da un dono importante, quale è l’Ordinazione presbiterale di don Luciano, don Alessio, don German, don Fabio e don Giuliano, nella cornice di questa nostra Concattedrale dedicata a S. Cassiano. Per usare le parole di Papa Francesco nella sua recente lettera ai sacerdoti, in occasione del 160° anniversario della morte del Santo curato d’Ars, “è veramente significativo che, in una società e in una cultura che ha trasformato il 'gassoso' in valore ci siano delle persone che scommettano e cerchino di assumere impegni che esigono tutta la vita”.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci illumina in questo giorno di festa. Isaia, parla di un Dio che accompagna il suo popolo, tra tante difficoltà, regalando la gioia e la libertà, ma anche un figlio, suo figlio che darà al popolo pace e giustizia. E’ una profezia messianica. E come ogni profezia anche quella di Isaia ci ricorda come Dio non abbandona mai il suo popolo e i suoi ministri. E’ una prima indicazione che vi raggiunge, cari novelli presbiteri, lasciatevi accompagnare da Dio, lasciatevi prendere per mano da Lui, soprattutto nelle situazioni di difficoltà, ma anche nei giorni di festa, assumendo sempre la condizione di essere “servi del Signore e del suo popolo". E in questo cammino nuovo, da presbiteri, sentite il presbiterio come un luogo fraterno, costituito da persone con volti e storie diverse, ma ricco di umanità e spiritualità, rafforzatelo con “legami di fraternità e amicizia”; e sentite il Vescovo come un fratello maggiore e il padre che cammina e corre con voi, vi incoraggia in questi tempi difficili, vi stimola. Tutti siamo presi dal popolo e mandati al popolo di Dio. E nel popolo di Dio siamo chiamati a crescere in un ministero che sappia discernere i segni dei tempi, che sono i segni con cui Dio ci parla oggi, adesso. E riconoscendo anche il male nel sacramento della Riconciliazione, “senza rigorismi né lassismi”, siamo chiamati ad essere uomini di misericordia, essere “capaci di riscaldare il cuore delle persone – come ci ha ricordato Papa Francesco sempre nella lettera indirizzata ai sacerdoti - di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella notte, nel loro buio senza perdersi”, “facendovi carico delle persone e accompagnandole nel cammino della conversione verso la nuova vita che il Signore dona a tutti noi”: perché eterna è la sua misericordia.

San Paolo ricorda ai Corinzi il mistero della morte e risurrezione di Gesù, il mistero della Pasqua. La Pasqua è vita. E noi presbiteri siamo custodi non di un morto, ma di un uomo vivo, del Figlio di Dio. L’Eucaristia è il sacramento della vita e da oggi voi siete chiamati a metterla al centro della vostra vita. Ripetendo ogni giorno le parole della consacrazione ricordate sempre che quel pane, quella reale e concreta presenza di Dio tra noi è “per noi e per tutti”. Dalla celebrazione eucaristica nessuno è escluso: tutti si presentano davanti al pane di vita, si lasciano interrogare dal pane di vita, si lasciano giudicare dal pane di vita. Siamo chiamati a custodire la realtà della presenza del Signore morto e risorto nell’Eucaristia , ma anche a lasciarci informare, trasformare da questa presenza. L’Eucaristia è “forma" della nostra vita.

Maria, nell’Annunciazione – come ci ha ricordato l’evangelista Luca - si lascia informare e formare dalla Grazia, per poter accogliere Dio nella sua vita. Come su di Lei, oggi lo Spirito scenderà su di voi e farà cose grandi. La prima grande cosa, come è stato per Maria, con il dono dello Spirito il Signore vi prende per mano, accompagna la vostra vita, trasforma anche la vostra povertà in un dono. Anche voi, come Maria, cari novelli presbiteri, siete chiamati a dire il vostro “sì", il vostro “eccomi": siete chiamati a fidarvi del Signore. Anche voi, da oggi, diventate, come Maria, “servi del Signore". Parlare di sacerdozio ministeriale, di servizio presbiterale - come ci ha abituato a fare il Concilio Vaticano II - significa che il prete esiste per la comunità, è “chiamato a servire il popolo di Dio” (L. G. 28) e non viceversa, per una comunità, parrocchia e unità pastorale, che si ritrova attorno all’Eucaristia, ascolta la Parola, condivide nello stile di Gesù. Agire nel servizio e al servizio della Chiesa significa agire “in persona Christi". Il n. 24 della Lumen Gentium ce lo ricorda in maniera chiara: “l’ufficio che il Signore affidò ai pastori del suo popolo, è un vero servizio, che nel Nuovo Testamento è chiamato significativamente ‘diaconia’, cioè ministero”. Con il presbiterato il diaconato non viene dimenticato, ma viene assunto ancora di più come forma della vita, lasciando che il Signore “con il suo sguardo percorra la nostra vita, guarisca il nostro cuore ferito e lavi i nostri piedi impregnati dalla mondanità che ci si è attaccata lungo la strada” e ci rende difficile il cammino. Scegliere il servizio significa scegliere la libertà, svincolati da programmi, desideri, attese che ci costruiamo indipendentemente dalla realtà e dalla vita degli altri, dalle gioie e dalle speranze, dalle tristezze e dalle angosce della gente, soprattutto della povera gente.

Cari don Luciano, don Alessio, don Fabio, don Giuliano, don German concludo ripetendo il grazie che il Papa ha rivolto a tutti i presbiteri: “Grazie per la gioia con cui avete saputo donare la vostra vita, mostrando un cuore” che nel corso degli anni della formazione si è affinato per raccogliere le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della gente, soprattutto dei più poveri, dei più deboli, dei più sofferenti. Il Signore vi accompagni con la sua benedizione, S. Maria in Aula Regia vi accompagni, Lei donna del popolo e Madonna del popolo, quattrocento anni fa incoronata dal popolo di Comacchio come suo modello e guida. Seguiamo, cari ordinandi, cari presbiteri, cari fratelli e sorelle il consiglio di Papa Francesco: “Se qualche volta lo sguardo inizia a indurirsi, o sentiamo che la forza seducente dell’apatia o della desolazione vuole mettere radici e impadronirsi del cuore; se il gusto di sentirci parte viva e integra del popolo di Dio comincia a infastidirci e ci sentiamo spinti verso un atteggiamento elitario… non abbiamo paura di contemplare Maria e intonare il suo canto di lode”. Così sia.

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