• Redazione

Ordinazioni Diaconali. Maria ci insegna ad essere ‘Servi di Dio’: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 7 dicembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo insieme per celebrare un momento importante della vita della nostra Chiesa: l’Ordinazione diaconale. Ogni sacramento è un segno e un luogo efficace della presenza del Signore che accompagna la vita della Chiesa. Il Sacramento dell’Ordine, nel grado del diaconato, rende presente il Cristo che passa in mezzo a noi facendo del bene, indicando nella carità una delle virtù teologali, ma anche una delle dimensioni ecclesiali. Senza la carità la fede rischia di essere una semplice idea, come la speranza rischia di diventare un’illusione. Senza la carità la Chiesa si forma alla Parola, prega, ma non sa fermarsi, diventare prossima, scegliere preferenzialmente gli ultimi. Sandro e Gianluca, che oggi saranno ordinati diaconi, sono un dono per la nostra Chiesa, perché cammini nella carità.

L’Ordinazione diaconale avviene nella Messa della vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Maria è la ‘Serva del Signore’, Colei che vive il suo servizio dando la disponibilità a diventare tempio dello Spirito Santo, Madre del Figlio di Dio. La Parola di Dio di oggi ci fa riascoltare il racconto dell’Annunciazione secondo l’evangelista Luca. I dati ambientali dell’Annunciazione dicono la verità di un evento divino: Nazareth e una promessa sposa, Maria. Sembra una città qualunque e una donna qualunque, mentre in realtà Dio visita ancora una volta il suo popolo, per una nuova, ultima tappa della storia della salvezza. In questa città, in questa casa, Dio ritorna a dialogare con l’uomo, per renderlo partecipe di un fatto nuovo: Dio entra nella storia non con un nuovo re, profeta, sacerdote, ma con suo Figlio. Maria è Immacolata perché diventa la serva di questo progetto di Dio. Il corpo segno del peccato – come abbiamo ascoltato dalla pagina della Genesi – diventa il segno della grazia. E Maria diventa la nuova Eva, la nuova Madre di tutti. Maria comprende come il suo servizio al Signore non è disgiunto dal servizio ai fratelli e così, dopo l’Annunciazione, il primo gesto è di carità, di servizio: visita e condivide uno spazio del suo tempo con la cugina Elisabetta, che sta per partorire. Anche voi, da oggi, cari Sandro e Gianluca, siete chiamati a fare più spazio nella vostra vita alla presenza del Signore, valorizzando anche in maniera nuova l’esperienza familiare, a dare più tempo al Signore, perché s’incarni nella nostra Chiesa e nella vita del mondo; a dare più spazio e tempo nella vostra vita ai fratelli e alle sorelle più povere, in difficoltà, diventando ‘la ‘carezza di Dio’, ‘gli occhi, le orecchie, la bocca, il naso del Vescovo’ – come scrive la Didascalia degli Apostoli del III secolo - per sentire, partecipare a Lui e con Lui le sofferenze dei fratelli e delle sorelle. “I poveri saranno sempre con voi’ ci ha ricordato il Signore. Voi non dovete farci dimenticare queste parole del Signore, ma soprattutto non farci dimenticare i gesti del Signore nei confronti dei più piccoli e dei più poveri di oggi. La pandemia che stiamo vivendo ci sta ricordando anche questa importanza della carità che si vive nella prossimità, nella gratuità, nella condivisione. La pandemia che stiamo vivendo ci sta ricordando una creaturalità e un limite che rischia di diventare peccato, chiusura, distanza se non si fa riempire dalle grazie del Signore, se non viene riempita da uomini e donne di carità. Per usare le parole di Paolo, cari Gianluca e Sandro, Cristo vi “ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”, per servire il suo “disegno d’amore”, non da schiavi, ma da figli. La vostra Ordinazione diaconale è al servizio di questo disegno d’amore di Dio, di questa ‘storia d’amore’ che è la Chiesa. Nonostante le tante ombre, anche in questo tempo di pandemia – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - “Dio infatti continua a seminare nell’umanità semi di bene. La recente pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose, hanno capito che nessuno si salva da solo” (F.T. 53).

La carità abbonda nelle nostre Chiese, nelle nostre città, ma ha bisogno di persone, che con il sacramento dell’Ordine rendano capace la comunità cristiana ad accorgersi, a fermarsi, a non andare oltre, a non dimenticare i più poveri, a strutturare e trasformare i servizi, ad educare alla carità le giovani generazioni, a vivere la consapevolezza di una fede legata alla vita e, in particolare alla vita dei più poveri. La storia della visita di Maria ad Elisabetta e la storia del Samaritano, icona della spiritualità del nostro tempo, vi guidino nel vostro cammino, cari Sandro e Gianluca, perché “Cerchiamo gli altri e ci facciamo carico della realtà che ci spetta, senza temere il dolore o l’impotenza, perché lì c’è tutto il bene che Dio ha seminato nel cuore dell’essere umano – scrive ancora nella Fratelli tutti Papa Francesco. Le difficoltà che sembrano enormi sono l’opportunità per crescere, e non la scusa per la tristezza inerte che favorisce la sottomissione. Però non facciamolo da soli, individualmente” (F.T. 78). E aiutate la Chiesa a camminare con voi, a non andare oltre, a non girare gli occhi da un’altra parte, a non vergognarsi di fermarsi e condividere, a essere “una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità […] per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione” (F.T. 276), come ripete Papa Francesco.

Cari fratelli e sorelle, anche noi con l’apostolo Paolo preghiamo “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, perché ha scelto tra noi questi figli per aiutarci a camminare nella carità e nella fraternità, di cui l’Avvento ci chiede un segno. E il Signore accompagni Gianluca e Sandro sulle strade della nostra Chiesa per insegnare la prossimità come il dono che trasforma il nostro mondo in una sola famiglia umana, di cui Maria, oggi invocata con il titolo di Immacolata, piena di grazie, è Madre. Così sia.




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