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ORDINAZIONE DIACONALE DON ALESSIO DI FRANCESCA: OMELIA

Cattedrale di Ferrara

13/10/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, siamo riuniti in festa oggi, per il dono dell’ ordinazione diaconale di don Alessio. E’ festa perché ogni Ordinazione è un regalo che il Signore, attraverso il suo Spirito, fa ala sua Chiesa. E’ festa anche perché il cammino di fede e di formazione umana, spirituale, culturale e pastorale in Seminario di Alessio giunge al termine e, nella libertà, Alessio decide di consacrarsi al Signore e alla sua Chiesa, oggi nel ministero diaconale in vista del ministero presbiterale. Il diaconato è servizio. Nel Nuovo Testamento il verbo ‘diaconeo’ e il sostantivo ‘diaconia’, mantengono il senso del servizio a tavola (Lc 17,8; Gv 2,5 –9), ma indicano anche il servizio che si esprime nelle varie forme di solidarietà per il prossimo (Lc 8,3; Mt 27,55) e si giunge alla dimensione del tutto nuova, del servizio ai fratelli nei quali si serve Cristo: ed è questa l’autentica testimonianza del discepolo di Cristo, sino al dono totale di sé, ad imitazione di Cristo (Lc 22,26; Mt 20,26-38; Mc 10,43-45). Servizio a tavola, solidarietà con il prossimo e vedere Cristo nei fratelli sono i tre gradi del tuo servizio diaconale, caro don Alessio, l’uno sempre più impegnativo dell’altro, l’uno unito all’altro. Un servizio che impariamo anche da Maria, in questo giorno a Lei dedicato. Maria è la serva del Signore, santa e immacolata nella carità, come ci ricorda l’apostolo Paolo nel brano della lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato. Il racconto delle nozze di Cana, che Giovanni, unico tra gli evangelisti, ricorda, è un esempio molto bello della premura e della carità di Maria verso il prossimo. La carità di Maria è fatta di poche parole (“non hanno più vino”), subisce anche un richiamo da parte di Gesù, ma arriva fino alla fine. E’ di questa carità, caro don Alessio, di cui ti devi rivestire, perché il diaconato di oggi non sia tanto un titolo, un grado, ma un’esperienza nuova di fede che ti apre ancora di più agli altri, per vedere in loro non solo un bisogno, ma vedere in loro Cristo, che ci rende fratelli. Da oggi lo Spirito Santo, che rinnova la sua presenza nella tua vita con l’imposizione delle mani, ti aiuterà ancora di più ad avere gli stessi sentimenti di Cristo. Il servizio diaconale, che è servizio agli altri, con la preferenza per i più poveri, vive e si informa con la celebrazione eucaristica e nell’ascolto della Parola. Parola e Sacramento sono le due gambe su cui corre il tuo servizio. Lo ricorda anche la preghiera di ordinazione dei Diaconi: “Agli inizi della tua Chiesa gli apostoli del tuo Figlio, guidati dallo Spirito Santo, scelsero sette uomini stimati dal popolo, come collaboratori del ministero. Con la preghiera e con l’imposizione delle mani, affidarono loro il servizio della carità, potersi dedicare pienamente alla preghiera e all’annunzio della Parola”. Gli incontri, le relazioni, i legami che oggi costruisci con gli altri, caro don Alessio, diventano il luogo, la fonte non solo per l’esercizio della carità, ma anche per vivere la comunione eucaristica e per dire oggi il Vangelo, con l’attenzione a chi è lontano dalla fede, ai nuovi catecumeni nelle nostre città. La carità rinnova e attualizza l’Eucaristia, rende contemporanea la Parola del Signore. Il tuo cammino diaconale, poi, caro don Alessio è anche una tappa nella chiamata alla santità che ci riguarda tutti. Lo stile della tua vita è ciò da cui ti riconosceranno. Per questo nell’antico testo della Didachè, del primo secolo, si legge: “Ogni domenica, giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane rendete grazie, dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro… Eleggetevi dunque vescovi e diaconi degni del Signore, uomini mansueti, non amanti del denaro, veritieri e provati; anch’essi, infatti, esercitano per voi il ministero dei profeti e dei dottori. Perciò non disprezzateli: essi, infatti, sono onorati tra voi insieme ai profeti e ai dottori”. Non possiamo dimenticare che la storia del diaconato è anche storia di santità: il diacono Stefano è il primo martire e tanti diaconi nel corso della storia della Chiesa hanno testimoniato l’amore al prossimo, la povertà, la pace, il rispetto, il perdono: da S. Lorenzo a S. Francesco, solo per ricordare due nomi cari alla religiosità della nostra gente. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate, inoltre, ci ricorda che la santità non è solo frutto di un esercizio personale, ma nasce nella comunità: “nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo” (G.E. 6). Cura, caro don Alessio, le relazioni con la gente, ama la comunità, Comacchio, dove sei chiamato oggi a esercitare il tuo ministero diaconale: solo con la gente e per la gente la tua vocazione ha un senso. Maria, Madonna delle grazie, ti accompagni nel tuo cammino diaconale e le sue parole ricordate nel Vangelo di oggi – “Fate quello che vi dirà” – ti aiuti a non perdere mai di vista le parole e i gesti del Signore.

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