• Redazione

Nuovi stili di vita per ridare futuro al creato: omelia di mons. Perego

15a Giornata nazionale della salvaguardia del creato


Concattedrale di Comacchio, 6 settembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa

Cari fratelli e sorelle, la celebrazione eucaristica di questa Domenica incrocia l’attenzione della Chiesa Italiana, da 15 anni, alla salvaguardia del creato, per questo “mondo malato” che chiede, grida la responsabilità di tutti.

La Parola di Dio di oggi inizia con un invito del Signore al profeta Ezechiele ad essere una “sentinella” non solo per difendersi dal malvagio, ma anche perché il malvagio si converta. Il Signore ripete anche a noi questo invito. Essere “sentinella" oggi significa prendersi cura, custodire il creato, educare a una “conversione ecologica", che comporta un cambiamento profondo nello di stile della nostra vita, sposando - come ci ricorda, nell’enciclica Laudato sì’, Papa Francesco - “sobrietà, godere di poco, ritorno alla semplicità, umiltà, stile di vita equilibrato, solidarietà” (L.S. 197). Non si tratta semplicemente di vivere secondo un galateo ecologico, ma di operare una svolta radicale e integrale, che ha conseguenze sulle scelte politiche, socio-economiche, culturali e familiari, con uno sguardo locale e globale; perché nulla più della cura del creato chiede una interdipendenza tra le persone e i popoli.

“Tutto è connesso” (L. S. 138) - ci ha ricordato ancora il Papa nella Laudato si’, e nulla più dell’ambiente chiede di coniugare il comandamento della carità - ricordato dall’apostolo Paolo nella lettera ai Romani - con il superamento di un egoismo che si trasforma in capitalismo che uccide, in economia, e in una società consumistica che spreca e distrugge, senza guardare ai popoli più deboli e alle nuove generazioni, senza pensare al futuro. Questa cura del creato non chiede solo un’azione individuale, ma sempre più allargata, sul piano sociale ed ecclesiale; accompagnata da una preghiera al Padre, non solo personale ma comunitaria - come ci ricorda la pagina evangelica di Matteo. Questa cura chiede una comunità attenta, unita, aperta al cambiamento, capace di custodire il creato come un bene comune, attorno al quale favorire nuove relazioni, un capitale sociale formato da rinnovati stili di vita. La Chiesa, chiamata a far proprie le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del mondo, con un’attenzione preferenziale per i poveri (cfr. G.S. 1), non può trascurare il grido di una terra ferita, che chiede più attenzione, più condivisione da parte di tutti. La denuncia del male contro il prossimo ma anche contro il creato, è oggi un dovere per il cristiano. Don Primo Mazzolari ricordava che talora la “…denuncia, nei cuori profondi, anche se vivace e ardita, è sempre una pretesa d’amore e un documento di vita” (P. MAZZOLARI, La Parrocchia,, Vicenza, La Locusta, 1957, p. 47). Lo stesso vale per questa nostra cara terra del Delta, che i lavoratori contendono al fiume, e che costituisce “…il luogo dove - sempre per usare le parole di don Primo Mazzolari - l’uomo si incontra con Dio; l’altare che l’uomo alza a ricordo: e Dio lo riveste di erbe, di fiori, di spighe” (P. MAZZOLARI, Cara terra, Vicenza, La Locusta, 1968, pp. 20-21).

Cari fratelli e sorelle, salga oggi la nostra preghiera a Dio per questa terra, troppo tradita e consumata, sicuri di poter chiedere al “Padre che è nei cieli” ogni cosa. La nostra comunione, lo sguardo ecumenico e interreligioso e la partecipazione responsabile alla vita delle nostre città, ci aiutino a “vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà” (Tt 2,12), con scelte radicali e nuovi stili di vita per salvaguardare l’opera della creazione e così contribuire alla “storia della natura” (Teilhard de Chardin), con al centro il Risorto e con la forza della speranza. Ci accompagni Maria, invocata da secoli nella nostra città di Comacchio e in questa terra del Delta, come “Madonna del popolo”, nel Santuario di S. Maria in Aula Regia. Lo stile di vita di Maria - Serva di Javhè, Madre e Figlia - capace di silenzio e di ascolto della Parola, di soste e di un nuovo cammino, di preghiera e di carità - guidi il nostro impegno personale e comunitario, affinché si apra alla speranza e alla cura della “casa comune" del creato. Così sia.

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