• Redazione

“Non preoccupatevi”: riconoscere il valore e la fragilità del creato

Preghiera ecumenica per la custodia del creato


Ferrara, 1° ottobre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

“Non preoccupatevi”. È questo l’invito del Signore ai discepoli. Ogni nostra giornata come quella dei discepoli è segnata dalla preoccupazione del cibo, degli abiti, di ciò che è necessario per vivere. E questo, talora, occupa l’organizzazione della nostra giornata, del tempo, dell’uso del denaro. Non solo. Sembra che queste cose siano le più importanti. Ebbene il Signore ci invita a non preoccuparsi di mettere al primo posto le cose materiali, ma a preoccuparsi di non perdere la relazione filiale con il Signore, il Dio Creatore di tutte le cose, Padre nostro. Infatti, Dio, Creatore di tutte le cose – che vede crescere ogni cosa, veste l’erba del campo – Creatore dell’uomo e della donna, Padre, potrebbe abbandonare chi si affida a Lui, chi cerca di realizzare il suo Regno, il suo disegno di salvezza? E’ questa domanda che deve guidare la nostra fede e lo stile della nostra vita. “Il Creatore - scrive papa Francesco nell’enciclica Laudato si' - non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune” (L.S. 13). La costruzione del Regno di Dio, regno di giustizia e di pace, non può essere indipendente dall’impegno per salvaguardare il creato, la casa comune, “il giardino” in cui il Signore ha posto l’uomo, la donna e tutte le creature. Da qui la necessità di riconoscere e leggere “Il Vangelo della creazione”, come una narrazione che accompagni l’educazione e la vita cristiana. “I cristiani, in particolare, - scrisse nel 1990 San Giovanni Paolo II e ha ripetuto Papa Francesco - avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede” (L.S. 64). Come cristiani, però, segnati dal peccato abbiamo dimenticato di essere custodi e collaboratori della creazione, abbiamo contribuito a distruggere l’armonia del creato, con i nostri interessi e le nostre pretese. Il peccato ha segnato profondamente anche il dono del creato. Abbiamo dimenticato il nostro limite, il limite delle cose che può essere superato solo nella fedeltà a Dio.

“Se riconosciamo il valore e la fragilità della natura, e allo stesso tempo le capacità che il Creatore ci ha dato, questo ci permette oggi di porre fine al mito moderno del progresso materiale illimitato. Un mondo fragile, con un essere umano al quale Dio ne affida la cura, interpella la nostra intelligenza per riconoscere come dovremmo orientare, coltivare e limitare il nostro potere”, leggiamo sempre nell’enciclica Laudato si' (L.S. 78).

Nella pagina evangelica di Luca siamo anche chiamati a riscoprire “lo sguardo di Gesù” sul creato, che nei suoi dialoghi con i discepoli “li invitava a riconoscere la relazione paterna che Dio ha con tutte le creature, e ricordava loro con una commovente tenerezza come cia­scuna di esse è importante ai suoi occhi” (L.S. 96). Gesù parla con la natura, legge il Regno di Dio a partire dalla natura, guida la natura: è un contemplativo del creato, dono del Padre. Gesù fa parte del creato, entra nel mondo: l’Incarnazione comprende anche questa relazione con il creato e le creature, che sarà trasformata, purificata con la sua risurrezione. Distruggere il creato, non custodirlo significa non riconoscere il progetto della creazione di Dio Padre e non riconoscere “la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo”, il nostro futuro.

“Non preoccupatevi”. Forti di questa serenità interiore, affidiamoci al Signore, perchè ci accompagni nel cammino di riconoscimento di Dio Creatore e Signore della Storia, di suo Figlio Redentore mantenendo lo sguardo sulla nostra condizione di figli e fratelli, sui nostri limiti e sul nostro futuro. Così sia.

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