• Redazione

Natale in Ospedale: omelia di mons. Perego

Arcispedale di Cona, 23 dicembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, il Natale raggiunge tutti i luoghi della nostra vita e in particolare predilige i luoghi di chi è povero, solo, malato. Il Dio che viene, si rende vicino soprattutto agli ultimi, ai deboli. Per questo il Natale si vive con particolare intensità in Ospedale, anche in questo Ospedale. Perché dove c’è sofferenza il Natale porta speranza, là dove c’è solitudine il Natale porta prossimità, là dove c’è povertà il Natale porta solidarietà. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. Al Natale – ci ricorda la pagina del profeta Malachia – ci si prepara con la conversione dei cuori, cambiando i nostri sentimenti. Chi è aperto e si lascia rinnovare, purificare dal Signore ritrova la serenità, la pace. Erode, ricco, solo, chiuso non scopre il Natale, perché non cambia il suo cuore. Scoprono il Natale, invece Maria e Giuseppe, i pastori, anche i magi, perché aprono il loro cuore al Signore, si mettono in cammino, in ricerca. Stiamo vivendo ancora un momento difficile per la salute di tante persone e l’Ospedale sente particolarmente la difficoltà del momento, di una pandemia che si rinnova continuamente, con nuovi volti, nuove sofferenze. Il Natale arriva anche in Ospedale per non far perdere la speranza, per alimentare la ricerca, per costruire nuove forme di solidarietà e prossimità ai malati e agli operatori sanitari. La speranza è un dono per tutti a Natale. La speranza ci incoraggia, la speranza ci fa guardare avanti, la speranza ci consola. Il Natale sovrabbonda di speranza e anche di prossimità. A Natale, infatti, si cercano le relazioni: con gli amici, con i familiari, con chi è solo o malato. Un Natale senza relazioni è una capanna vuota: una notte senza stelle, un giardino senza fiori. Regaliamoci alcuni incontri in questo Natale. Il Dio che ci viene incontro ci aiuti a costruire occasioni di incontro con gli altri, i nostri fratelli. Il Dio che viene e che ci regala la gioia, la salvezza è il Dio della vita: che nasce, che soffre, che muore e che in ogni momento è tutelata. Il racconto di una nascita, che abbiamo ascoltato dal brano evangelico di Luca, della maternità di Elisabetta, che partorisce Giovanni, che preparerà la via del Signore, sta a testimoniare l’attenzione di Dio per la vita. Maria e Zaccaria sono una coppia di credenti che si fidano di Dio, del suo amore e hanno in premio che il loro amore, anche avanti negli anni, si trasforma in vita. Zaccaria, dopo aver accettato la nascita di Giovanni, ritorna a parlare. Molto bello questa trasformazione per dono di Dio di Zaccaria, che rileva come l’incontro del Signore trasforma la nostra vita, la nostra umanità. Il Natale è anche avvolto dal mistero ed è la dimostrazione di ciò che è impossibile agli uomini che diventa possibile per Dio. L’Ospedale è il luogo dove si sperimenta continuamente l’incontro con la vita che nasce, che soffre e che muore; è il luogo dove si sperimenta spesso questa vicinanza di Dio agli uomini e alle donne, anche grazie all’intelligenza, alla passione, alla dedizione di medici e operatori sanitari che sanno talora dire: “Davvero la mano del Signore era con lui”, come l’evangelista Luca conclude la pagina evangelica di oggi. L’Ospedale è uno dei luoghi che meglio di altri aiuta a capire il mistero dell’incarnazione, che è il mistero del Figlio di Dio che nasce in una famiglia umana, ma anche che aiuta a capire e sperimentare concretamente la vicinanza di Dio all’uomo. Il Natale regali salute e speranza, grazie a questa vicinanza di Dio. Buon Natale a ciascuno di voi, alle famiglie di tutti i malati e degli operatori sanitari e amministrativi di questo Ospedale. Auguri. Buon Natale.

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