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Natale all’Ospedale di Cona: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ospedale di Cona, 19 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo in questa Cappella dell’Ospedale per vivere insieme la preparazione al Natale ormai vicino. Natale è l’incarnazione di Dio in un Figlio, che genera a sua volta la nostra figliolanza e una fraternità, la Chiesa. Natale è vita. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi, nei due racconti di una nascita, di Sansone e di Giovanni Battista, ci ricorda come Dio è il Signore della vita. Entrambe le nascite vedono protagoniste due donne sterili, ma anche una famiglia, un padre e una madre. La sterilità delle donne può essere trasformata in vita grazie all’intervento di Dio. L’angelo, presente in entrambi i racconti, è il segno di questa presenza, di questa vicinanza di Dio. E la vita che nasce grazie all’intervento di Dio non è destinata solo alla madre, a una famiglia, ma alla salvezza del popolo: Sansone salverà il popolo di Israele dai Filistei; Giovanni il Battista preparerà il popolo all’incontro con Gesù, il Messia. Dio è fonte della vita, Dio è il Creatore. L’uomo e la donna sono chiamati a custodire la vita.

L’Ospedale è il luogo dove le persone sono accompagnate nella vita: che nasce, che soffre, che cade, che termina. La vita è sempre al centro dell’Ospedale, coniugata con la cura della salute. Proprio perché la vita è sempre al centro dell’Ospedale, il Natale è un giorno importante per chi vive, cura, lavora in Ospedale. In Ospedale si respira sempre, anche nella sofferenza e nel dolore, il desiderio di vita. In particolare, “vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato – come scrive Papa Francesco nella lettera sul Presepe – comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita”.

C’è un altro protagonista in queste due storie di nascita che abbiamo ascoltato: lo Spirito del Signore. La vita, la creazione sono frutto di un soffio di Dio, che accompagna sempre la vita dell’uomo e della donna. L’Incarnazione è una nuova creazione, che ancora una volta ha come protagonista lo Spirito di Dio. Lo Spirito di Dio trasforma la sterilità in vita, ma anche accoglie la preghiera di Elisabetta e Zaccaria. Se nel racconto della nascita di Sansone è la casa il luogo della presenza dello Spirito di Dio, nella nascita di Giovanni il Batista è il tempio il luogo della nuova nascita. La sottolineatura, poi, nel racconto della nascita di Giovanni il Battista non è solo della sterilità, ma anche della vita anziana dei due nuovi genitori. Gli anziani sono talora i portatori del messaggio di vita del Signore. In Ospedale, anche in questo Ospedale, incontriamo anche gli anziani. Da loro impariamo spesso la capacità di affrontare una stagione della vita non facile: non solo la salute si allontana, ma si allontanano anche gli affetti più cari. Eppure in queste persone anziane ritroviamo una fede che porta serenità, una fiducia nel Signore che ci fa sperimentare la sua paternità.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore la grazia in questo Natale di ricreare il nostro cuore e aprire la nostra vita al soffio dello Spirito, per seguire il Signore “sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme – ci ha ricordato ancora Papa Francesco nella sua bella lettera sul Presepe – conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi”.

E in questo Ospedale, luogo di vita – alla nascita, nella sofferenza, nei suoi ultimi attimi – ci ritroviamo a Betlemme talora e altre volte sul Calvario. Per questo, chiediamo al soffio dello Spirito, come nella casa di Manoach e di sua moglie e nella casa degli anziani Elisabetta e Zaccaria, di portare i doni della salute e della vita, come doni di questo Natale. Buon Natale. Auguri.