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Messa in suffragio di Milva. Una grande passione per la musica e il teatro: omelia di mons. Perego

Goro, 28 maggio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, siamo riuniti stasera per ricordare e affidare al Signore la nostra sorella Maria Ilva, in arte Milva, cantante popolare e attrice di talento originaria di questa comunità di Goro, con cui ha sempre mantenuto contatti fraterni e riconoscenti, e con la quale molti l’hanno identificata. La nostra preghiera vuole anche essere un segno di vicinanza ai familiari e agli amici, con noi raccolti in preghiera. Alla preghiera uniamo un breve ricordo, che aiuta a rendere viva l’arte di Milva.

La Parola di Dio, nella pagina del Siracide, ci invita a fare l’elogio delle persone illustri. Milva certamente lo è stata per i mille palcoscenici e teatri che lo hanno vista protagonista con le sue canzoni e le sue interpretazioni in Italia e in diversi Paesi del mondo. Per questa sua grande capacità artistica, unanimemente riconosciuta, vogliamo oggi fare memoria. Nella fede, poi, riconosciamo in ogni creatura il volto di Dio e nella sua vita i doni che Dio distribuisce per la crescita di una comunità. In Milva questi doni sono stati numerosi soprattutto sul piano artistico. E l’arte aiuta a riconoscere che la bellezza è diffusa anche in un mondo segnato da odi, violenze, individualismi ed egoismi, da un perbenismo, come ha saputo interpretare bene Milva soprattutto interpretando alcune opere di Bertold Brecht, come ad esempio “L’opera da tre soldi”, a partire dal 1973. L’arte ci ricorda di andare oltre la ricerca del benessere per valorizzare tutto ciò che è segno della bellezza., che non si compra, ma che è un dono per tutti. Parlando agli artisti, lo scorso anno, Papa Francesco ha ricordato che “gli artisti ci fanno capire cosa è la bellezza e senza il bello il Vangelo non si può capire”. La bellezza delle canzoni e delle interpretazioni di Milva, che ci hanno accompagnato per quasi mezzo secolo, possiamo dire che hanno donato a più generazioni di persone serenità e gioia, necessarie per comprendere il Vangelo. La strada dell’arte e della bellezza, più di ogni altra, indica il percorso da seguire, perché ferma volti e storie, le interpreta, regalando alla vita nuove ragioni e prospettive. Gli artisti muoiono, ma l’arte non muore, anzi rigenera in continuazione la vita, risorge continuamente. Ed è proprio l’arte che ci indica che la morte non è la fine, ma apre alla vita eterna.

La pagina evangelica è ricca di molti insegnamenti. Un primo insegnamento riguarda la testimonianza dell’umanità di Gesù: che cerca una casa, si ferma a mangiare e dormire a Betania, tra gli amici, nonostante la folla lo acclama. Il legame di Milva con Goro è proprio di chi cerca un paese, una casa dove riportare e fermare i propri pensieri. Ognuno ha bisogno di una casa, di una terra che la identifichi; ognuno ha bisogno di radici, anche se si gira il mondo; ognuno ha bisogno di una terra: è la nostra umanità a richiederlo. Un secondo insegnamento che viene dalla pagina evangelica è quello del fico sterile. Non c’è vita senza una generazione, non solo in senso fisico, ma anche spirituale, culturale, artistico. Milva ha regalato una figlia, Martina, - a cui desideriamo far giungere la nostra vicinanza per la perdita della madre - oltre che una ricca produzione artistica, con oltre 173 album e numerose apparizioni teatrali, lavorando indefessamente, con grandi sacrifici, come questa terra gli ha insegnato, e anche con grande sofferenze. La sua duplice generazione fisica e artistica ha lasciato un tesoro di emozioni in chi l’ha amata, ma anche in chi l’ha ascoltata – e sono tanti avendo venduto oltre 80 milioni di dischi -, in coloro che hanno assistito alle sue interpretazioni teatrali, sempre ricche di umanità di gioia e di dolori, di fatiche e di speranze, attraversate da una melanconia. Un terzo insegnamento che viene dal Vangelo è il valore della preghiera e di una casa di preghiera, di questa come di ogni chiesa. La chiesa è il segno in ogni comunità e in ogni paese che ricorda a tutti il bisogno di Dio nella nostra vita. La chiesa è una casa tra le case dove ricordiamo e affidiamo al Signore ogni persona a noi cara. Oggi vogliamo affidare e ricordare al Signore la nostra sorella Milva riconoscendo nella sua storia, nel suo amore a questo paese, a questa chiesa anche le sue radici di fede. Il Battesimo che Milva ha ricevuto in questa chiesa da don Appiano Guidi - parroco di Goro dal 1937 al 1951 - è sempre stato un dono che l’ha accompagnata nella sua vita itinerante, ricordando a lei, come a tutti noi battezzati, che siamo figli e figlie di Dio. E ci ricorda anche che Dio Padre, “quando vi mettete a pregare” – abbiamo letto nella pagina evangelica di oggi – ci insegna il perdono e l’amore. E questo amore e perdono Dio Padre lo regala anche a Milva oggi, conoscendo la sua passione, i suoi sacrifici per l’arte della musica e del teatro, le sue sofferenze soprattutto negli ultimi dieci anni, il suo amore per la bellezza della vita. Così sia.

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