• Redazione

Messa in Cena Domini. La cena di un amore senza fine: omelia di mons. Perego

Giovedì Santo, Basilica di San Francesco, Ferrara, 1 aprile 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, oggi inizia il Triduo pasquale. E inizia facendoci sedere a tavola con Gesù nella sua ultima cena. E’ la cena pasquale, ricordata nei suoi aspetti caratteristici dalla pagina dell’Esodo che abbiamo riascoltato. E’ la cena della notte in cui Gesù fu tradito, di cui fa memoria la pagina dell’apostolo Paolo, che ricorda anche per primo le parole di Gesù sul pane e sul calice. E’ la cena di un amore “sino alla fine”, come introduce l’apostolo Giovanni la pagina evangelica di oggi, perché prepara il dono della vita, la storia del Crocifisso. Ancora una volta ritorna nel racconto Giuda, il traditore, per sottolineare ancora di più il gesto di servizio e donazione che Gesù sta per compiere: la lavanda dei piedi. Simone e i discepoli non comprendono che questo gesto è messianico, perché ricorda la figura del Servo di Javhè cantato dal profeta Isaia. La lavanda dei piedi, oltre che un rito di purificazione, assume anzitutto un significato eucaristico: L’Eucarestia è dono, è servizio. Quest’anno non faremo questo gesto, per ragioni sanitarie, ma comunque sentiamo come questo gesto trasforma la cena pasquale in una realtà nuova e inaugura un nuovo stile di vita. Lo stile che Gesù inaugura nella cena pasquale è quello ministeriale: credere in Gesù significa accettare questo stile. Non è solo uno stile personale, ma ecclesiale. La Chiesa è serva: serva della Parola e serva del mistero. Parola e sacramenti sono i doni che il Signore lascia ai suoi discepoli e alla Chiesa per portare la salvezza a tutti. Parola e sacramenti ci ricordano che il primato nella storia della salvezza, nell’evangelizzazione è sempre di Dio. Ce lo ha ricordato anche Papa Francesco in un passaggio dell’esortazione Evangelii Gaudium: “In qualunque forma di evangelizzazione il primato è sempre di Dio, che ha voluto chiamarci a collaborare con Lui e stimolarci con la forza del suo Spirito. La vera novità è quella che Dio stesso misteriosamente vuole produrre, quella che Egli ispira, quella che Egli provoca, quella che Egli orienta e accompagna in mille modi. In tutta la vita della Chiesa si deve sempre manifestare che l’iniziativa è di Dio, che è lui che ha amato noi per primo” (E.G.12). La lavanda dei piedi inaugura, poi lo stile con cui portiamo, diffondiamo questi doni, che è quello dell’amore, della carità e non del potere, della prepotenza. La lavanda dei piedi inaugura una riforma nelle relazioni tra le persone, dove non valgono i titoli, il ruolo, ma la capacità di servire la Parola, i sacramenti, gli altri, di servire i luoghi della presenza reale di Gesù nella nostra vita personale ed ecclesiale. Ogni Giovedì santo il gesto della lavanda dei piedi richiama, in altre parole la nostra identità cristiana, chiamata continuamente a ripensarsi alla luce delle Beatitudini, la carta d’identità del cristiano. La lavanda dei piedi ci aiuta a farci piccoli, a vincere ogni nostra pretesa cristiana per accogliere l’attesa della povera gente. “La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore – ci ha ricordato papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate, dedicata alla chiamata universale alla santità - dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre” (G.E. 145). Cari fratelli e sorelle, lavanda dei piedi e parole dell’ultima cena annunciano che ogni volta che celebriamo l’Eucaristia annunciamo il Vangelo della vita e della morte di Gesù. Il dono dell’Eucaristia per noi, in questa città fortemente richiamato anche dal miracolo eucaristico di cui celebriamo il Giubileo dopo 850 anni, ricorda il legame che si è costruito nell’ultima Cena tra noi e Gesù, tra la Chiesa e Gesù. E questa sera noi celebriamo l’inizio di questa relazione tra Gesù e la sua Chiesa: un legame che si rinnova continuamente e continuamente conserva la sua attualità.

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